Fabio Ferrari a Filorosso ironizza sul ‘Je suis maranza’: polemiche sui social per l’ironia dell’attore
Maranza rischia di diventare la parola dell'anno. I fatti messi in fila delle ultime settimane, ma anche prima e prima ancora, lo dimostrano. E lo dimostra anche il monologo che ieri Fabio Ferrari ha portato nel consueto spazio di Filorosso. Nel programma di Antonino Monteleone, l'attore romano – Chicco Lazzaretti per una generazione intera – ha dedicato ancora una volta il suo spazio al tema che da due settimane rimbalza ovunque. I disordini del 17 e 18 ottobre e le proteste e le cariche dell'ultimo weekend. Il risultato è un monologo che per molti, a guardare le reazioni sui social, è risultato irritante.
“In Italia diventi un maranza, e ci fanno un convegno”
Ferrari parte dall’estero per arrivare a casa nostra: “In Italia non puoi essere un teppista serio. Se vai in America, arriva l’Ice e ti sparano. In Francia, diventi un casseur e hanno tutti paura di te. In Italia diventi un maranza, e ci fanno un convegno. Poveri maranza, ce l’hanno messa tutta. Devastano, rubano e mettono tutto su Vinted. Finalmente saranno cattivi. Ma il giorno dopo aprono i giornali per godersi i titoli: ‘ragazzi fragili, ascoltiamo il loro disagio. Ma come disagio?’”.
Ferrari se la prende con la lettura sociologica che a sinistra si fa del fenomeno tirando apertamente in ballo anche la deputata del Partito Democratico Ouidad Bakkali, che nei giorni scorsi si era definita “l’unica maranza nella stanza” riferendosi al Parlamento. Una presa di posizione arrivata in parallelo a quella del consigliere comunale dem di Genova Simohamed Kaabour, fotografato con un cartello che recitava “Je suis maranza”. L’intento dichiarato dei due esponenti Pd era sottrarre la parola alla sua accezione denigratoria e smettere di trattare un’intera generazione di figli di immigrati come un problema di ordine pubblico.
Dal centrodestra la replica era stata immediata, con Fratelli d’Italia che aveva bollato l’iniziativa come una campagna che sdogana i facinorosi. Ferrari si inserisce in questa scia.
“E poi scoprono che un ricercatore aveva organizzato tutto”
Il colpo finale riguarda Youssef Siher. Trent’anni, origini marocchine, ricercatore e giornalista freelance, Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata: gli inquirenti lo ritengono l’amministratore della pagina Instagram Movimento 17 ottobre, nata dopo gli scontri di Milano. Il suo ruolo effettivo nell’organizzazione delle mobilitazioni e gli eventuali collegamenti con gli autori materiali delle violenze restano ancora da chiarire.
Chicco al centro di Filorosso, e delle polemiche
Da settimane Ferrari è la copertina di Filorosso, anche se il suo spazio è collocato a metà puntata più che in apertura. Il format è sempre quello: un monologo in studio, tono da comizio ironico, bersagli ben riconoscibili. Pochi giorni fa era toccato al “dirittismo”, con la citazione di Sergio Marchionne sul rischio di “morire di diritti” e un affondo sulla casa e sul lavoro che aveva fatto il giro dei siti di area conservatrice. L’attore, del resto, non ha mai nascosto le sue simpatie di centrodestra: lo ha detto in più interviste, rivendicando di essere uno che ha votato e voterebbe Giorgia Meloni.
Sui social, ma anche sui giornali, adducono alla trasmissione di trasformare uno spazio del servizio pubblico in una tribuna di parte. Una polemica che si somma a quella sugli ascolti di Filorosso, fermi sotto il 3% di share e finiti nel mirino del sindacato dei giornalisti Rai. Questo monologo aggiungerà altro sale sulle ferite, ma conferma anche il fatto che Ferrari, a 67 anni, ha trovato con questa copertina, nel bene e nel male, il palco più inatteso per la sua seconda vita artistica.