Annalisa Chirico dopo la lite con Caporale: “Non può dare del fascista a un vicepresidente della Camera”

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Annalisa Chirico, direttrice di Fortune Italia, racconta a Fanpage.it lo scontro in diretta con Antonello Caporale a L’aria che tira: “È un cattivo maestro che dovrebbe andarsi a nascondere”. Sulla politica: “Mi sento una donna di destra, una conservatrice antifascista ed essere di destra non è sinonimo di fascismo”.

"Quand'è che dichiararsi di destra finirà di essere uno scandalo?"  Il giorno dopo lo scontro a L’aria che tira, Annalisa Chirico non abbassa i toni. Anzi, li alza. La direttrice di Fortune Italia ricostruisce a Fanpage.it cosa è successo durante la pausa pubblicitaria e che si è poi protratto anche una volta rientrati in onda.

Durante la pausa pubblicitaria, come lui stesso ha poi rivendicato in diretta, Antonello Caporale del Fatto Quotidiano ha dato del fascista a Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, mentre si parlava del fermo di Youssef Siher. Chirico allarga poi il bersaglio a tutto il giornale diretto da Marco Travaglio, alla sinistra che “giustifica” le piazze e a chi usa la parola “fascista” con leggerezza. E rivendica la sua identità politica: “Mi sento orgogliosamente una donna di destra, sono una conservatrice antifascista”.

Direttrice, la conosciamo per essere di solito molto pacata. D'altronde conduce "Ping Pong" che gioca sull'equilibrio tra due campi opposti. Cos'è che l'ha fatta arrabbiare così tanto?

Le mie idee si possono condividere o meno, ma sono notoriamente una persona educata. Nella vita professionale come in quella privata non mi piace alzare i toni, ma ieri a L'Aria che Tira mi sono veramente girate le scatole. Credo che in un momento come quello che stiamo attraversando, di mobilitazione sociale, di tensione sociale, con le piazze che si animano ogni weekend, con gli studenti e i lavoratori che protestano, con i saccheggi e le razzie di Milano, ieri veramente si sia superato il segno. È stato molto grave l’atteggiamento di Antonello Caporale così come è grave l'atteggiamento del Fatto Quotidiano.

Perché se la prende anche col Fatto?

Perché si dovrebbero andare a nascondere. Abbiamo scoperto che tenevano a busta paga un islamista radicale come Youssef Siher. Hanno incassato una serie di fallimenti, a partire da tutte le panzane su Nicole Minetti. Vedevano ovunque cose che non c’erano, la magistratura gli ha dato torto e Minetti ha ottenuto la grazia. Ormai prendono un buco nell’acqua dietro l’altro. E poi dobbiamo sentirci uno come Caporale arrivare nello studio e pontificare per dieci minuti.

Racconti, cosa è successo?

Noi eravamo in silenzio da dieci minuti, durante un intervento fiume di Caporale, che ci mancherebbe ha tutto il diritto di dire le sue cose.

Cosa diceva?

Sostanzialmente giustificava le piazze, dicendo che non dovevamo parlare dei violenti, di Youssef, ma di quelli che protestano pacificamente. Lo abbiamo ascoltato con grande rispetto. Poi c’è stata la pausa pubblicitaria. Rampelli non stava dicendo niente, stava proprio tranquillo, anzi era quasi taciturno, non so perché, magari era stanco. Secondo me voleva evitare lo scontro. Ha detto semplicemente: "Noi non vogliamo ignorare i manifestanti pacifici, ma vogliamo parlare in questo momento di Youssef, che ci sembra un caso di qualche rilevanza”. E all’improvviso Caporale gli ha dato del fascista, davanti a tutti: "Sei un fascista!", proprio così. E in quel momento David ha ripreso la diretta.

A quel punto, lei è esplosa come si vede nel video. 

Non mi sono tenuta. Fuori onda sono andata giù anche più duro. Perché non puoi dare del fascista a un vicepresidente della Camera pensando che tutti quanti qua stiamo zitti e pensando che ci va bene che tu offendi le istituzioni.

E lui le ha dato della portavoce.

Sì, anche della questora, mi pare. Magari.

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David Parenzo cerca di mantenere la calma in studio.

Secondo lei dietro questo scontro c’è qualcosa di più di una parola sbagliata?

Qualcuno sta sottovalutando quello che sta accadendo nel Paese. Capisco bene che dalle parti del Fatto Quotidiano sia molto comodo parlare dei manifestanti pacifici. Così sperano che dimentichiamo non soltanto le panzane che hanno raccontato su Minetti, ma anche che questo islamista radicale era pagato da loro, da Marco Travaglio. Ci sono le inchieste che da Roma a Genova a Milano stanno mettendo insieme i tasselli di una rete internazionale, di cui l’Italia sarebbe solo una pedina. Chissà quanti Youssef ci sono, di cui ancora non conosciamo nome e cognome, che vogliono soffiare sul fuoco delle proteste sociali per portare avanti gli obiettivi dell’Islam politico. E loro cosa fanno? Vengono in televisione e offendono le istituzioni italiane. Lanciano epiteti offensivi a un vicepresidente della Camera e mirano a mortificare le istituzioni, perché si fanno portatori di questa subcultura antisistema che disprezza le istituzioni.

In un clima così polarizzato, che messaggio passa?

Che Caporale è un cattivo maestro. Questo è sicuro. Alla sua veneranda età mi aspetterei da Caporale continenza e buon esempio, anziché riempirsi la bocca di disagio giovanile e poi sputare contro le istituzioni. Non si rende conto che ci sono anche giovani che ci ascoltano in televisione o che ci guardano poi nei reel di Instagram. Noi operatori della comunicazione, in senso ampio, abbiamo anche il dovere di dare l’esempio. E usare quel linguaggio così gratuitamente offensivo contro le istituzioni significa alimentare questa subcultura antisistema. Neanche i giornalisti più ostili a Donald Trump si permettono in America di usare epiteti così offensivi verso il presidente degli Stati Uniti. Poi si possono condividere o meno le idee di Rampelli, che tra l’altro, ripeto, si stava confrontando in modo molto pacifico e cordiale. Ma insultarlo in quel modo così grave è una cosa che fa schifo.

Al Fatto Quotidiano rimproverate di vedere fascisti ovunque.

Sono ossessionati dai fascisti. Se ci fossero dei fascisti a Palazzo Chigi, io sarei la prima a scendere in piazza contro il regime. Il problema è che questi qui non hanno capito che al governo c’è semplicemente la destra. E voglio spiegare a Caporale, che forse alla sua grande età non l’ha ancora compreso, che la destra non è sinonimo di fascismo. Piuttosto sono loro i fascisti, perché ancora non si sono capacitati e non accettano il fatto che al governo ci siano rappresentanti di una destra assolutamente costituzionale. In Italia è illegale fondare il Partito fascista. Quindi, se ci fossero i fascisti, saremmo in un regime di illegalità costituzionale. Non ci sono i fascisti, c’è la destra.

Quando smetterà di essere scandaloso essere di destra?

Questa è una bella domanda, perché il tema è proprio questo. Io sono una voce di centrodestra, abbraccio pienamente i valori del centrodestra e mi sento una donna di destra. Lo voglio dire così: io mi sento una donna di destra. Le mie idee sono idee di una donna di destra, io sono una conservatrice. L’aggettivo che più mi si attaglia è conservatrice, che non vuol dire reazionaria. Non mi si può dire che sono una donna reazionaria o antimoderna. Anzi, penso di incarnare i valori della contemporaneità. Sono una donna moderna, sono una donna liberale, sono favorevole alla libertà sessuale per chiunque, sono favorevole ai diritti civili. Io voto a destra, come i miei colleghi di sinistra votano a sinistra. Non capisco perché loro debbano ancora usare l’epiteto “fascista” per inchiodare degli esponenti politici, che si possono condividere o meno, a responsabilità storiche che neanche hanno. Giorgia Meloni non è mai stata iscritta al Partito fascista, anche solo per una questione anagrafica, mettiamola così. E chi oggi dice che Fratelli d’Italia, di cui Rampelli è un dirigente di primo piano, è un partito fascista vive su Marte. Il fascismo è stato un regime autoritario, un regime che si è macchiato di una cosa gravissima come le leggi razziali contro gli ebrei. È un regime che ha compresso le libertà civili e politiche in Italia. Quindi usare con disinvoltura e con leggerezza la parola “fascista” vuol dire non sapere che cosa significhi vivere in un regime fascista. Sai perché non lo sanno dalle parti del Fatto Quotidiano? Perché loro sono su "posizioni filoputiniane". Ma dire che in Italia c’è un regime fascista significa non avere rispetto di tanti dissidenti cinesi, dei dissidenti russi, di gente che vive davvero sotto un regime. In Italia tutti i weekend si scende in piazza. Dov’è il fascismo? Viviamo in un Paese dove paghiamo i militari, i militari della Folgore, i paracadutisti, per controllare che i maranza non rubino nei negozi della Nike. È assurdo. Questo sarebbe il Paese fascista? Per me c’è pure troppa libertà.

Finita la puntata vi siete parlati?

Io ho salutato e sono andata via, anche perché avevo un appuntamento. Non c’è stato altro dietro le quinte.

Visto che ne abbiamo parlato, chiudiamo proprio sul Fatto Quotidiano. Cosa ne pensa della possibile acquisizione da parte di Leonardo Maria Del Vecchio?

Penso che il Fatto Quotidiano non si farà comprare, fra virgolette, da Leonardo Maria Del Vecchio. Penso anche che chi come Leonardo Maria Del Vecchio ha oggi un ruolo importante nel panorama economico e finanziario italiano debba fare pace con il fatto che ci saranno sempre giornali che parleranno male di lui, e che la soluzione non è comprarli tutti.

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