Quando Giorgia Meloni si era seduta ai microfoni di Pulp Podcast nell'intervista condotta da Fedez e Mr. Marra, le reazioni dell'opinione pubblica non si erano fatte attendere: allora si gridò allo "spot politico mascherato", alla mancanza di vero contraddittorio, alla cessione della forma-intervista in favore della propaganda elettorale pura. Una questione che poi è finita anche in risata, se si considera l'ironia a RIP di Rapone e Angioni nei confronti di Fedez e il suo presunto essere schierato con Meloni.
A distanza di qualche mese, la puntata di Falsissimo in cui Fabrizio Corona ospita e "sponsorizza" il generale Roberto Vannacci ci mette davanti a uno specchio quasi identico, dove però il cortocircuito pare ancora più profondo. Viene da chiedersi: se quello per qualcuno era un comizio mascherato, l'operazione di Corona come dobbiamo definirla?
La recita dell'anti-sistema e la finzione della "verità"
Corona si presenta al suo pubblico nelle vesti di chi ricerca la verità "scomoda", esordendo nei confronti di Vannacci con la più retorica e innocua delle domande: "Questa è verità o propaganda?". Sbandiera il desiderio di voler sostenere il movimento del generale in nome di una comune lotta al sistema, salvo poi ammettere con lui in privato ciò che smaschera del tutto l'operazione: il suo unico, reale obiettivo è proprio quello di entrare dentro a quel sistema. E poi aggiungere, con fare da piacione, che quelle dette sono stupidaggini per riuscire a parlare con Vannacci.
Non c'è traccia di onestà intellettuale, ma la messa in scena di un'operazione d'immagine e di posizionamento opportunistico. Nel tempo della post-verità, del resto, i fatti oggettivi contano meno della carica emotiva e del tasso di intrattenimento: persino il nome del movimento o il richiamo alla "verità" perdono ogni consistenza etica, diventando meri brand di marketing spendibili, in un tempo nel quale conta catturare l'attenzione, più che il contenuto con cui l'hai fatto.
Il regolamento di conti personale sotto la maschera politica
Se l'intervista di Fedez e Marra poteva essere accusata di leggerezza o di fascinazione per il potere, nel caso di Corona e Vannacci c'è un elemento ulteriore che rende l'operazione ancora più opaca: un palese conflitto d'interessi personale.
L'intera puntata ha come costante sottotesto una svalutazione e un attacco sistematico verso Forza Italia, il partito della famiglia Berlusconi con cui Corona è in aperto contenzioso legale (per la vicenda Signorini). La "spinta" politica a Vannacci non nasce dunque da una reale convergenza di ideali, o certamente non solo da quello, ma funziona come clava mediatica contro i propri avversari personali, coperta dalla comoda maschera del "giustiziere del popolo".
Oltre lo snobismo: i nuovi luoghi in cui si sposta il consenso
Sarebbe un errore cadere nella tentazione di demonizzare a priori podcast o format digitali come Falsissimo bollandoli semplicemente come la "sede di ogni male". La critica snob verso i nuovi linguaggi rischia di farci perdere di vista la realtà. Questi spazi informali sono i nuovi campi di battaglia in cui il consenso reale si sposta e si consolida. Una fetta sempre più ampia di cittadinanza e di elettorato giovane, o sfiduciato, o entrambe le cose, non consuma più i dibattiti dei talk show o l'analisi dei quotidiani, ma cerca risposte in questi contenitori disintermediati. La politica, da Meloni a Vannacci, l'ha capito benissimo e va a caccia di visibilità dove il pubblico c'è davvero.
Proprio per questo, non si può nemmeno prendere per buona qualsiasi cosa e l'operazione di Corona, che rischia di passare come banale provocazione anti-establishment, mentre si tratta di una convergenza in cui la propaganda elettorale, i format e le faide personali si fondono, trasformando la ricerca della verità in una merce da vendere al miglior offerente.