C’è posta per te e l’ossessione per il napoletano traditore: Manuel conferma lo schema fisso di Maria De Filippi

Terza storia della serata, copione già visto. Manuel e Assia, napoletani, otto anni di relazione, lui che tradisce con la vicina di casa, lei che scopre tutto e lo lascia. Finale? Busta riaperta, perdono concesso, promesse di futuro insieme. Era già tutto previsto, la canta Riccardo Cocciante.
Perché a C'è posta per te, quando si parla di tradimenti, la geografia emotiva segue sempre la stessa mappa: Napoli come epicentro della fedeltà violata, con lui nella parte del fedifrago e lei in quella della vittima che, inevitabilmente, perdona.
La storia di Manuel e Assia: tradimento, ricatti e rimorsi
I fatti sono banali quanto scontati. Manuel aveva sedici anni quando iniziò la relazione con Assia. Anni dopo, si ritrova oggetto delle attenzioni della vicina di casa. Cede al corteggiamento, tradisce, poi si pente e allontana l'altra donna. Ma i sensi di colpa lo divorano, così decide di lasciare Assia. Passato un mese, ci ripensa e torna con la compagna. A quel punto arriva la minaccia: la vicina lo ricatta, minaccia di raccontare tutto ad Assia se non comincia una storia con lei. Manuel cede di nuovo, quattro mesi di relazione clandestina. Assia scopre tutto e lo lascia definitivamente.
In studio, davanti alle telecamere e a milioni di telespettatori, Manuel prova il grande recupero. "Mi scuso, ti ho fatto l'unica cosa che non meritavi. Ero confuso". Otto anni di relazione contro qualche mese di confusione adolescenziale. Assia ascolta, piange, vacilla. "Non sarà un perdono istantaneo", precisa. Ma la busta si riapre, come sempre. Tra un mesetto andranno a vivere insieme, come se niente fosse successo.
Il cliché napoletano che C'è posta per te non abbandona mai
Ecco il punto. Non è la singola storia a disturbare, ma lo schema che si ripete con precisione industriale. Quando a C'è posta per te si racconta un tradimento, le coordinate geografiche sono quasi sempre le stesse. Napoletani. Lui che tradisce, lei che soffre, piange, si dispera. E alla fine, immancabilmente, perdona.
Non è un caso isolato, è un format dentro il format. La rappresentazione della donna napoletana diventa quella della vittima sentimentale per antonomasia: tradita, delusa, umiliata pubblicamente in prima serata, ma disposta a tornare al capezzale dell'uomo che l'ha ferita. E l'uomo napoletano? Il traditore seriale, quello che cede alle tentazioni, che si confonde, che poi chiede scusa con gli occhi lucidi e promette che "non succederà mai più".
Questo schema ripetuto trasmissione dopo trasmissione costruisce una narrazione stereotipata che ha poco a che vedere con la complessità delle relazioni umane e molto con la ricerca del facile consenso emotivo. Il pubblico sa già come andrà a finire. Conosce i tempi, le pause, le lacrime, il perdono finale. È una liturgia televisiva che si autoalimenta, sfruttando caratterizzazioni geografiche e culturali che rasentano il folklore.
La macchina del perdono e la responsabilità della rappresentazione
Il problema non è raccontare storie di tradimenti e perdono. Il problema è raccontarle sempre allo stesso modo, con gli stessi protagonisti, nella stessa cornice geografica, costruendo una rappresentazione che finisce per diventare prescrittiva. Assia che riapre la busta non è solo la scelta di una donna, diventa il modello di comportamento che il programma propone: perdona, torna insieme, dimentica.
