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Opinioni

Care Silvia Toffanin e Mara Venier, basta chiedere alle vostre ospiti se hanno trovato l’amore

L’amore è uno degli argomenti preferiti delle interviste in TV, ma ipotizzare che si possa essere stati sfortunati nel trovare la persona giusta è una narrazione che, nel 2026, dovrebbe cambiare. Perché innamorarsi è bello, ma l’ansia sociale di essere per forza in coppia, anche no.
A cura di Ilaria Costabile
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Verissimo, il programma di interviste più visto della tv, soprattutto nel weekend, ma anche la trasmissione in cui, spesso, si assiste ad interazioni tra conduttrice e ospite che, a dire il vero, lasciano non poco a desiderare.

Ebbene, nell’appuntamento di domenica 8 febbraio, durante l’intervista ad Anna Safroncik, un’attrice piuttosto amata dal pubblico televisivo, protagonista di tante fiction di successo, la nostra Silvia Toffanin affronta, come di consueto, il tema dell’amore. L’amore è importante, è il sale della vita (come si diceva dell’ottimismo in una famosa pubblicità di qualche decennio fa), è quel qualcosa che aggiunge e non toglie, è un balsamo per le ferite che non sappiamo far guarire, ma è anche impegno, dedizione, cura, reciprocità, tanto ancora si potrebbe aggiungere e d’altra parte chi scrive non è qui per stilare le nuove regole dell’amor cortese o tratteggiare la fenomenologia degli amori moderni, ma per porre lo sguardo su un aspetto di cui, soprattutto in questi anni, non si può non tener conto. È bello condividere con qualcuno un percorso, una scelta di vita, ma non sempre accade, non sempre ci si riesce e nel 2026 c’è ancora quella sottile credenza che le parole con cui la conduttrice di Canale 5 si rivolge alla sua ospite sintetizzano al meglio: “Ma non è che sei stata sfortunata?”.

Silvia, ma in che senso?

Ora, tralasciando la buona fede che può esserci dietro la domanda, anche retorica e dolcemente gossippara, perché sarebbe particolarmente strano se qualcuno in diretta televisiva, durante un’intervista dicesse “beh, in effetti, ho la sfortuna attaccata alle scarpe, non me ne va una bene”. Insomma, tralasciando la bonarietà dell’affermazione, la risposta di Anna Safroncik è stata squisitamente candida: “Magari, ma non mi pesa oggi questa cosa. Sono grata ad ogni persona che è stata nella mia vita, ma oggi è un altro giorno e io sono un’altra persona”.

La semplicità con cui si riconosce che oggi, in un momento storico in cui le paure superano la voglia di costruire, di conoscere, di soffermarsi, in cui all’amore si preferiscono relazioni usa e getta, è necessaria per sradicare quella convinzione per cui in coppia si è più felici che da soli, si è più completi che da soli, si è qualcosa di più senza soffermarsi nemmeno su cosa sia davvero quel qualcosa.

C’è da dire, però, che non è solo Silvia Toffanin a scivolare sulla questione. La sua competitor per eccellenza, Mara Venier, lo chiede spesso ai personaggi che intervista, non ultima Rocìo Munoz Morales. Insomma, ma perché? Qui non si vuol dire che l’amore o la condivisione non siano importanti, anzi, l’esatto contrario, ma se devono rispondere solo a un’ansia sociale per cui in coppia si ha l’impressione di essere più risolti agli occhi del mondo, allora è il momento in cui anche le domande inizino a cambiare direzione. È il momento in cui si dia spazio al racconto della persona, di come ci si ricostruisce, ci si alza, perché spesso uno dei motivi per cui l’amore non c’è è perché, come racconta la stessa Rocìo, reduce da una tempesta difficile da attraversare, è che si ha paura di soffrire. Lo ripete, con altre parole, anche Anna Safroncik:

Ho avuto storie importanti, mi hanno insegnato molto. Perché sono finite? Perché dovevano finire. Non mi hanno sempre dato, hanno sempre preso, un po’ con l’inganno, un po’ per vanità, un po’ per gelosia, un po’ per competizione. Sai, una donna forte, indipendente, in teoria piace, poi crea sempre qualche insicurezza, spaventa.

Ordunque, non può essere solo la sfortuna a determinare la presenza di qualcuno nelle nostre vite. Capire chi si é e cosa si vuole è altrettanto importante che desiderare qualcuno al nostro fianco. Porsi le domande giuste, a volte aprire gli occhi per guardare quelle occasioni che nella vita potrebbero non ricapitare può favorire l’incontro con qualcuno in grado di guardarti dentro e farti sentire accolto, ma se tutto ciò non avviene, perché anche in televisione bisogna farsene un cruccio? Ma soprattutto, perché non lanciare il messaggio, sano, per cui è meglio amarsi abbastanza dal non incappare in relazioni claudicanti, piuttosto che amare a metà per il solo gusto di avere una persona accanto.

Cara Silvia, cara Mara, cugina e zia della nostra TV, non chiedete più alle vostre ospiti come va l’amore, (sebbene anche la domanda agli uomini non manchi, ma pare essere più scanzonata e meno apprensiva che nei confronti delle donne), che a metterci la pressione di non aver trovato ancora quello giusto ci pensano già le cene di famiglia.

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Nata nel 1992, giornalista dal 2016. Ho sempre scritto di cultura e spettacolo spaziando dal teatro al cinema, alla televisione. Lavoro nell’area Spettacolo di Fanpage.it dal 2019.
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