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Signorini dimentica Brindani nell’addio a Chi, lui: “Dovrei esserne orgoglioso, ti ho preso quando eri a spasso”

Umberto Brindani risponde all’editoriale d’addio di Signorini con tanto veleno: “Mi ha dimenticato di nuovo, ma per me è una medaglia”. Il direttore di Gente racconta tutta la storia dell’ascesa (e caduta) di Alfonso.
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C'è stata un'assenza, nell'editoriale di addio di Alfonso Signorini. Un nome che non compare tra i ringraziamenti, ma che è stato molto importante per la sua formazione a "Chi". Una figura cancellata dalla memoria pubblica di un uomo che, in questo momento, sta raccogliendo i cocci di una carriera travolta da Fabrizio Corona e dal suo Falsissimo. Quell'assenza si chiama Umberto Brindani, e non è passata inosservata.

Brindani, attuale direttore di Gente, ha scelto Facebook per restituire alla storia quello che la storia — secondo lui — si è vista sottrarre. Nel lungo post pubblicato dopo aver letto l'editoriale di Signorini sul numero di Chi del 4 marzo 2026, l'ex direttore ricostruisce con chirurgica precisione i vent'anni di rapporti professionali tra i due: chi era dove, chi ha fatto cosa, chi deve cosa a chi. Non è uno sfogo. È quasi un atto notarile, scritto con la penna intinta nel risentimento di chi è stato cancellato due volte dalla stessa memoria.

L'ironia tagliente e poi la stoccata di Brindani a Signorini

"Tralasciamo quella virgola tra ‘direttori' e ‘che'", scrive Brindani con ironia tagliente, prima di entrare nel merito: Signorini ha ringraziato Silvana Giacobini, Carlo Rossella e Pietro Calabrese come i "tre direttori che sono stati un faro" per la sua crescita professionale. Brindani, che con lui ha condiviso un anno e mezzo alla guida di Chi — lui alla direzione, Signorini alla vicedirezione — non è citato. "Si chiama damnatio memoriae", scrive. "E, alla luce degli ultimi avvenimenti, quella dimenticanza dovrei considerarla quasi una medaglia".

Come Signorini arrivò a Chi: la versione di Brindani

Quando Brindani assunse la direzione di Chi nel 2005, dopo le dimissioni della fondatrice Silvana Giacobini, si trovò davanti a un problema concreto: non sapeva nulla di gossip. Aveva bisogno di qualcuno che conoscesse quel mondo dall'interno, che avesse i numeri di telefono giusti e sapesse a chi telefonare per una paparazzata sensibile.

Un giovane Alfonso Signorini ai Telegatti del 2007 (all’epoca ancora vicedirettore di Chi)
Un giovane Alfonso Signorini ai Telegatti del 2007 (all’epoca ancora vicedirettore di Chi)

La soluzione fu Signorini, che in quel momento era "a spasso" — come scrive Brindani senza giri di parole — e che già da anni collaborava come freelance a Panorama, portando la sua "già allora enorme rete di contatti con il mondo del gossip". Viene fuori che per Signorini era stato stabilito il ruolo di condirettore dall'azienda Mondadori, ma Brindani lo ridimensionò a vicedirettore e la trattativa si chiuse con una stretta di mano. "Gli dissi anche che, a causa del suo nuovo ruolo super partes, avrebbe dovuto sfilarsi dal cast di personaggi seguiti da Lele Mora", racconta Brindani. E lui lo fece.

Un anno e mezzo di successi, poi il tradimento

Il tandem funzionò. Brindani racconta che "Chi non solo non risentì dell'addio di Giacobini", ma aumentò le copie vendute, raggiungendo record "mai più toccati in seguito". Era una macchina editoriale ben oliata: Brindani faceva il giornale, Signorini gestiva le relazioni, intercettava le storie, verificava le paparazzate più delicate con telefonate dirette ai protagonisti. Poi, a fine 2006, si liberò la direzione di Tv Sorrisi e Canzoni. I vertici Mondadori — con Marina Berlusconi in testa — spinsero Brindani a prendere quella guida. Lui accettò ma lasciò a Signorini una "cintura di sicurezza": la photo editor Paola Bergna, figura chiave nella macchina operativa del giornale. Chi reggeva benissimo, con oltre un milione di copie diffuse.

Due anni dopo, Brindani fu licenziato "di botto". Il giorno prima, racconta, incontrò Signorini nel bagno della redazione. "Lavandoci le mani, mi sussurrò: ‘Stai attento, stanno succedendo delle cose'. Quali? ‘Non posso dirtelo'." Lo scoprì ventiquattr'ore dopo: lui fuori, Signorini nominato anche direttore di Sorrisi, che nei tre mesi successivi perse trecentomila copie, rivela sempre Brindani. "Da allora", scrive l'attuale direttore di Gente con understatement inglese, "il rapporto tra noi si incrinò leggermente."

Il post di Brindani è un saggio su come funziona il potere nell'editoria italiana

Il post di Brindani non è, in fondo, solo una questione di orgoglio ferito. È uno spaccato preciso di come funziona il potere nell'editoria italiana: chi ti porta in un posto, chi ti promuove, chi ti fa fuori, e come la memoria ufficiale di una carriera venga costruita — o demolita — attraverso le ricostruzioni pubbliche dei protagonisti. Signorini ha costruito la propria narrazione d'uscita su ringraziamenti selettivi. Brindani ha scelto di intervenire per correggere il racconto, rivendicando il ruolo che quella narrativa esclude. Non è la prima volta: nell'editoriale, lo stesso Brindani ricorda di essere già stato omesso nella "recente celebrazione dei 30 anni del settimanale".

C'è una certa ironia nel fatto che questa disputa sulla memoria esploda proprio nel momento in cui Signorini è alle prese con ben altri problemi di reputazione. Mentre l'ex direttore di Chi combatte la battaglia più importante della sua vita professionale e personale, Brindani gli ricorda — con la calma dei giusti — che le storie, prima o poi, vengono sempre a chiedere il conto.

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