Sigfrido Ranucci non querelerà più Clementina Forleo: “Ha citato notizie del Foglio e di Salvo Sottile, ha tracciato i mandanti”
Sigfrido Ranucci ha fatto sapere che non procederà contro Clementina Forleo, magistrata della Corte d'appello di Roma, autrice del post comparso su Facebook domenica 16 agosto nel quale notava che "in un Paese normale", il giornalista di Report sarebbe "già stato indagato per estorsione". Ranucci ha confermato di non procedere ai cronisti presenti a un suo evento a Fiera di Primiero, in Trentino, poche ore dopo che il suo avvocato aveva parlato di dichiarazioni gravemente calunniose.
Cosa ha detto Ranucci sulla rinuncia
Il passaggio è breve e cambia il quadro: la querela a Forleo "non gliela faccio perché ha detto correttamente che ha ripreso notizie fatte dal Foglio e da Sottile, quindi ha tracciato i mandanti, diciamo così". Poi l'annuncio del cambio di obiettivo: "E quindi adesso sposteremo l'attenzione. Loro per scrivere quelle cose sicuramente hanno le prove".
La giornata iniziata con l'annuncio dei legali
La mattina del 19 agosto la notizia era andata nella direzione opposta. L'ANSA aveva ottenuto la conferma dell'incarico agli avvocati nell'entourage del conduttore, e Roberto De Vita aveva messo per iscritto la posizione del suo assistito: la magistrata avrebbe fatto "affermazioni prive di fondamento e gravemente calunniose", con "parole ben oltre la perdita di sobrietà, con gravi conseguenze legali".
Il difensore aveva anche allargato il campo alla Rai, sostenendo che qualsiasi provvedimento aziendale adottato in questa fase risulterebbe "inevitabilmente inquinata dalle falsità" alimentate dalle polemiche. Nel giro di una giornata, l'unica iniziativa concreta annunciata contro un soggetto individuato è stata accantonata.
Il riepilogo della serata a In Onda
Ranucci è stato anche una sorta di ospite fantasma della serata su La7. Il conduttore di Report è entrato due volte nel dibattito senza mai comparire né farsi sentire, ma inviando messaggi a Luca Telese e a Emiliano Fittipaldi, presenti in studio. A leggere il primo messaggio è stato Luca Telese: "Non ho mai detto alla procura di cercare dei terzi. Non ho mai detto che Lavitola è un caso psichiatrico". Il riferimento è a virgolettati usciti in un colloquio con Repubblica.
A dare la misura del passaggio è stato Emiliano Fittipaldi, ospite in studio: "Questo è importante perché nel colloquio che Repubblica presentava virgolettandolo, c'era esattamente questo. Sembrava di aver messo una distanza con Lavitola, invece ritira la distanza che ha messo".
Prima della chiusura è arrivata una seconda precisazione, sempre per via telematica e stavolta indirizzata proprio a Fittipaldi, che l'ha riportata allo studio: "Mi scrive Ranucci e mi chiede di precisare che non solo non ha mai detto alla procura di cercare terzi, ma soprattutto che non ha detto che Lavitola è un caso psichiatrico e che i virgolettati che gli sono stati attribuiti non sono i suoi, ma sono dei suoi fan".
Nel corso della stessa puntata Marianna Aprile aveva letto il lancio d'agenzia da Primiero con il vincolo comunicato dall'azienda al giornalista, quello che gli impone di chiedere il via libera prima di ogni dichiarazione. Da qui la battuta con cui la conduttrice ha commentato la sequenza di messaggi: "L'unica trasmissione interattiva del palinsesto italiano".
Chi è Valter Lavitola e qual è il suo ruolo nel caso Ranucci
Il nome che ricorre nelle due smentite appartiene a una figura che attraversa trent'anni di cronaca politica e giudiziaria italiana. Salernitano, sessant'anni, Valter Lavitola è un imprenditore con un passato da editore: negli anni Duemila ha guidato il quotidiano L'Avanti!, dopo essersi formato nell'area socialista craxiana e avere poi coltivato rapporti nel centrodestra berlusconiano. Nel 2015 una condanna definita in tre anni e otto mesi lo ha travolto per l'uso illecito di contributi pubblici. Oggi gestisce un ristorante a Monteverde, a Roma, l'ormai noto Cefalù.
Il suo nome entra nell'inchiesta sull'ordigno esploso il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Ranucci, alle porte di Roma. Dopo l'arresto di quattro presunti esecutori materiali a fine giugno, gli investigatori sono arrivati a lui attraverso un intermediario, e il 10 agosto scorso è stato portato in carcere: per gli inquirenti sarebbe l'uomo che ha commissionato l'attentato. Nell'ordinanza il gip individua il movente nel rapporto personale con il conduttore e ipotizza un obiettivo paradossale, quello di accrescerne la popolarità e di proteggerlo. Nella stessa ordinanza il conduttore resta inquadrato come vittima, senza alcun coinvolgimento.
È da qui che nasce la parte politica della vicenda. I messaggi recuperati sul telefono dell'imprenditore restituiscono una frequentazione con il conduttore, e già nel 2023 era circolata una fotografia che li ritraeva insieme nel locale di Lavitola. Su quella prossimità si concentrano le verifiche interne della Rai e le richieste di chiarimento arrivate dalla politica. Ed è per questo che ogni virgolettato in cui Ranucci prende o toglie le distanze dall'ex editore diventa materiale sensibile.