Sgarbi, la figlia Evelina deposita un esposto contro Sabrina Colle: “Circonvenzione di incapace e ritardo nei soccorsi”
Il ricovero d'urgenza in terapia intensiva al Policlinico Gemelli, avvenuto lo scorso 30 settembre per una crisi respiratoria, si trasforma in un vero e proprio caso giudiziario. A distanza di giorni dalle prime polemiche sulle tempistiche del ricovero e sulle condizioni di salute del critico d'arte, la situazione compie un salto formale decisivo: la figlia Evelina Sgarbi, assistita dal legale di fiducia Lorenzo Iacobbi, ha formalmente depositato un esposto in Procura. Nel mirino ci sono Sabrina Colle e "i soggetti che gravitano intorno al professore", accusati di aver sottovalutato le sue condizioni e di aver continuato a sottoporlo a "un calendario esasperante di eventi pubblici". La famiglia in una nota: "Una giudice tutelare della Repubblica si è già espressa positivamente sulla piena capacità cognitiva di Vittorio".
L'esposto di Evelina Sgarbi e la nota di Sabrina Colle
L'atto depositato da Evelina Sgarbi "punta a sottoporre al vaglio dell'Autorità Giudiziaria profili di rilevanza penale particolarmente gravi, tra cui l'ipotesi di circonvenzione di persona incapace e di abbandono di persona bisognosa di cure", riferisce l'avvocato Iacobbi. Nel documento, lo stesso legale entra nel dettaglio della situazione clinica del critico d'arte:
Alla luce della documentazione clinica pregressa, che attesta quadri di assoluta fragilità, tra cui demenza senile, encefalopatia vascolare e gravi episodi di malnutrizione, l'esposto contesta la decisione di sottoporre il Prof. Sgarbi a un calendario esasperato e logorante di trasferte ed eventi pubblici su tutto il territorio nazionale fino alla vigilia del collasso respiratorio, nonché il ritardo ingiustificato nell'attivazione dei soccorsi domiciliari d'urgenza.
In un comunicato diffuso nelle scorse ore, Elisabetta Sgarbi e Sabrina Colle ricordavano – dal canto loro – che un provvedimento giudiziario si fosse già espresso in passato sull'autonomia del critico d'arte: "Ricordiamo che una giudice tutelare della Repubblica si è già espressa positivamente sulla piena capacità cognitiva di Vittorio Sgarbi rispetto alla gestione ordinaria e alla cura di sé stesso". Le due precisavano anche:
Nessun dubbio può sussistere in merito alla capacità del beneficiando di gestirsi in tutto ciò che concerne gli atti quotidiani e di ordinaria gestione della propria salute e del proprio patrimonio, con ciò escludendosi, senza dubbio alcuno, la necessità della apertura di una amministrazione di sostegno per ciò che concerne la cura della salute e la gestione ordinaria del proprio patrimonio.
Uno scontro familiare che prosegue a oltranza
L'esposto riaccende lo scontro familiare già divampato nei giorni scorsi. Già all'indomani del ricovero, fonti vicine a Evelina Sgarbi avevano avanzato a Fanpage.it il sospetto che le condizioni critiche del professore fossero state sottovalutate per settimane, puntando il dito contro chi continuava a "sfruttare la sua immagine" incurante del quadro clinico gravemente provato. A stretto giro era arrivata la replica di Eugenio Lio, compagno di Elisabetta Sgarbi, che aveva cercato di ricostruire la cronologia esatta dei fatti per difendere la gestione dell'emergenza: "La febbre è iniziata il 29 e il ricovero è avvenuto la mattina del 30, l'assistenza medica è stata tempestiva" aveva dichiarato al nostro giornale, spiegando di aver chiamato tempestivamente il servizio medico privato a domicilio. Una diatriba che oggi, con il deposito dell'esposto, si sposta ufficialmente nelle aule giudiziarie.