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Il caso di Giovanna Pedretti

Selvaggia Lucarelli difende Lorenzo Biagiarelli sul caso Pedretti: “La sua colpa è essere il mio fidanzato

Selvaggia Lucarelli rompe il silenzio sulla dolorosa vicenda del suicidio della donna. Lo fa con un post su X in cui contesta politica e colleghi a cui sta poco simpatica la strumentalizzazione della vicenda trasformata in un motivo per attaccarla: “Della morte di una signora non importa a nessuno, ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola”.
A cura di Andrea Parrella
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Selvaggia Lucarelli rompe il silenzio sulla vicenda della morte di Giovanna Pedretti, la ristoratrice il cui corpo è stato trovato senza vita domenica sera. Una morte che ha acceso un enorme dibattito relativo ai social network e le responsabilità di figure particolarmente influenti su queste piattaforme. Pedretti, infatti, era diventata celebre per una recensione negativa alla sua pizzeria in cui si contestava la presenza di persone omosessuali e disabili, alla quale lei stessa aveva risposto consigliando al cliente di non recarsi più nel suo locale. Nelle ore successive, tuttavia, Pedretti era stata accusa sui social di aver inventato tutto per farsi pubblicità. Sui social si erano quindi diffusi dubbi sulla veridicità della recensione ed era stato in particolare Lorenzo Biagiarelli, esperto di ristorazione e compagno di Lucarelli, a mettere in dubbio l'autenticità dell'operazione. La stessa influencer aveva dato risonanza alle sue storie, poi anche il Tg3 aveva cercato la donna per chiederle conto dei dubbi sulla recensione. Attualmente la Procura di Lodi sta indagando per istigazione al suicidio della donna, ipotizzando che Pedretti sia stata spinta al gesto per effetto del danno di reputazione.

Le parole di Selvaggia Lucarelli sulla morte di Giovanna Pedretti

Nel suo lungo post su X (ex Twitter) Lucarelli, preannunciando un temporaneo allontanamento dalla piattaforma, fa una riflessione sulla vicenda nella quale è indubbiamente coinvolta, viste le offese che afferma di aver ricevuto nelle scorse ore: "Nessuno ha il coraggio di fare una riflessione sul ruolo della stampa in questa vicenda e domandarsi perché una notizia irrilevante e pure falsa – scrive Lucarelli riferendosi alla notizia della risposta alla recensione di Pedretti – era in home ovunque. Si preferisce scaricare le colpe più genericamente sui social brutti e cattivi, social che alla fine sono il perfetto capro espiatorio del giornalismo. Seconda riflessione. Da giorni i giornali soprattutto di destra parlano di METODO ricorrente, di cattiveria costante bla bla". Lucarelli quindi si riferisce a Lorenzo Biagiarelli e alle accuse secondo cui i suoi post siano correlati al suicidio della donna:

Si dimenticano che il debunking è stato opera di una persona che si occupa di cibo e ristorazione, che non ha mai criticato nessuno, che non manganella, è sensibile e pacifica e non “brinda con me chiedendosi chi sarà il prossimo da sputtanare” (cit. Repubblica). Quello che non si può dire, è che ha avuto due sfortune: che la povera signora si sia suicidata (spero si capisca il senso) e che è il mio fidanzato. Se ogni volta che una persona finisce sulle cronache criticata per qualche motivo si suicidasse, i giornali dovrebbero chiudere. Però può succedere sempre, lo sappiamo, e succede più spesso di quanto le cronache raccontino. E non succede perché la shitstorm è troppo grossa. Questa è una semplificazione da bar. La bidella pendolare o la professoressa che aveva la relazione con lo studente si sarebbero dovute uccidere, allora. Il suicidio si inserisce in un quadro più complesso, purtroppo- salvo casi evidenti o eclatanti- non sempre immaginabile. Le critiche possono essere una concausa, il che non vuol dire che si può offendere o denigrare.

Lucarelli difende il suo compagno

Nel lungo post, di cui qui riportiamo alcuni stralci, Lucarelli affronta l'aspetto relativo a chi sarebbe deputato a smontare una presunta notizia falsa: "Si è poi detto che il debunking non lo deve fare chi non è giornalista. Qui però il non giornalista è forse l’unico ad aver scritto una cosa vera, con parole misurate e chiamando la signora per verificare . E poi, se i social sono roba diversa dal giornalismo, come mai il giornalismo attinge tutti i giorni dai social e a mani basse?". Quindi Selvaggia Lucarelli ci tiene ad evidenziare come, a suo modo di vedere, questa vicenda susciti un tale interesse soprattutto perché è lei ad essere coinvolta:

Di questa signora morta non importa nulla a nessuno. Ognuno la sta usando per banchettare alla sua tavola. La politica (che mi usa per dire “la sinistraaaaa”. Ma sinistra a chi? Quale sinistra?). I colleghi a cui stavo poco simpatica (si sono presentati tutti all’appello, nessuno che abbia almeno finto di non godere per la morte della signora). I giornali stessi, che possono continuare con la narrazione rassicurante “non siamo mica noi! È la solita cattivona di Selvaggia!”. Da cui ovviamente si prendono notizie o distanza a seconda della comodità del momento. E le tv, ci mancherebbe. Chiudo dicendo che essere associati a suicidi con questa facilità SUI GIORNALI e questa goduria generale potrebbe uccidere molto più che una critica per aver raccontato una bugia, ma alla fine se mai si ammazzasse qualcuno si potrebbe sempre dare la colpa ai social. Gli unici, in questo caso, che avevano raccontato la verità. E se l’avevano raccontata con ferocia (invito a leggere il post di Lorenzo) la domanda con cui vi lascio è: come mai, prima del tragico gesto, nessuno se ne era lamentato?

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