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Querela Mediaset contro Corona: negli atti l’ipotesi di un agguato per distruggere il gruppo

Negli atti della querela di Mediaset contro Fabrizio Corona si ipotizza un agguato mediatico capace di danneggiare anche il valore economico del gruppo.
A cura di Stefania Rocco
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Non solo gogna mediatica. Negli atti della querela civile intentata da Mediaset contro Fabrizio Corona emerge l’ipotesi che gli attacchi dell’ex re dei paparazzi non siano stati finalizzati esclusivamente a mettere in piazza il privato di personaggi pubblici, ma abbiano avuto anche l’obiettivo di incidere sul valore economico del gruppo. È quanto si legge nella causa da 160 milioni di euro promossa da Marina e Pier Silvio Berlusconi che, nei documenti depositati, parlano apertamente di un “agguato mediatico” e di un vero e proprio “ecosistema persecutorio” messo in piedi da Corona attraverso il format Falsissimo.

Secondo i legali del gruppo, Corona avrebbe “aggredito i due azionisti di controllo del gruppo, con le rispettive famiglie, oltre all’autrice e conduttrice più importante delle reti Mediaset e altri volti noti”, dando vita a una narrazione basata su insinuazioni prive di fondamento.

Perché Corona intenderebbe minare la solidità di Mediaset

Il passaggio più rilevante degli atti è quello in cui si sottolinea come questa narrazione avrebbe “una reale capacità distruttiva di valore” per un gruppo come Mediaset. Tanto che, nella denuncia presentata in Procura, i legali segnalano a carico di Corona anche profili “tipici di un aggiotaggio finanziario rilevante”. L’ipotesi è che l’attacco ai vertici aziendali e ai volti simbolo delle reti del gruppo possa minare la credibilità dell’impresa agli occhi degli inserzionisti pubblicitari, dei clienti, dei fornitori e degli investitori.

Negli atti si parla di uno “spregiudicato e freddo calcolo economico”: monetizzare l’odio, la violenza verbale, gli insulti, il body shaming e persino le allusioni agli orientamenti sessuali delle persone. Corona, sostengono i legali, “crea il torbido e poi ci pesca dentro”, trasformando la distruzione dell’immagine altrui nel prodotto da vendere. Un meccanismo che, secondo Mediaset, funziona perché l’agguato mediatico viene percepito da chi lo segue come un atto eroico.

Perché Mediaset chiede un risarcimento di 160 milioni

Gli atti citano inoltre le apparizioni dal vivo, in particolare nelle discoteche – invitate da Mediaset a vigilare sull’operato di Corona attraverso una comunicazione pubblicata in anteprima da Gennaro Marco Duello su Fanpage.it – dove il racconto viene rilanciato senza controlli legali e senza alcuna mediazione professionale. È in questo contesto che la narrazione che dipinge i vertici Mediaset come soggetti “ricattabili” o coinvolti in “sistemi opachi”, così come le insinuazioni sui criteri di selezione dei programmi di punta, assume un peso che va oltre il gossip e rischia di minare il valore di mercato del gruppo.

Da qui il calcolo dei danni riportato nel dettaglio negli atti e, sul fronte penale, l’indicazione non solo di ipotesi di diffamazione aggravata, stalking digitale, molestia e minaccia, ma anche di aggiotaggio finanziario. Perché, secondo Mediaset, Corona “mira proprio a danneggiare anche economicamente l’azienda”.

Di fronte a una ricostruzione di questo tipo, resta una domanda di fondo: perché colpire il valore di Mediaset? Sullo sfondo circolano voci – mai ufficializzate – su interessi di gruppi americani, vicini al mondo MAGA, pronti a guardare all’acquisizione del Biscione magari a prezzi fortemente ribassati. Ma, per il momento, si tratta di suggestioni. Saranno i tribunali a stabilire se l’ipotesi formulata dai difensori del gruppo Mediaset abbia un fondamento giuridico.

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