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“Naike Rivelli ha diffamato Barbara d’Urso”, confermata la condanna: cosa è successo e le motivazioni

Confermata la condanna per diffamazione nei confronti di Naike Rivelli. A portarla in tribunale era stata Barbara D’Urso, in seguito ad alcuni video pubblicati su Instagram dalla figlia di Ornella Muti e ritenuti lesivi della sua reputazione.
A cura di Elisabetta Murina
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Confermata la condanna per diffamazione nei confronti di Naike Rivelli. Nel 2024 Barbara D'Urso aveva querelato la figlia di Ornella Muti per aver pubblicato alcuni video su Instagram ritenuti lesivi dell'onore e della reputazione della conduttrice. La prima sentenza era stata emessa già nel 2024 durante la prima fase del processo ad Alessandria.

La conferma della condanna per Naike Rivelli

La corte d'Appello di Torino, nella giornata del 6 marzo, ha ribadito la responsabilità penale di Naike Rivelli nei confronti di D'Urso e la condanna per diffamazione, oltre all'obbligo di pagare le spese processuali d'Appello. La decisione era già stata presa nel marzo 2024, quando ad Alessandria si era tenuta la prima udienza del processo. Due anni fa, alla figlia di Ornella Muti era stata riconosciuta la diffamazione per uno dei due episodi contestati dalla conduttrice.

Perché D'Urso ha querelato Naike Rivelli: i video e le motivazioni

Ma di quali contenuti si tratta? I video in questione, oggetto della querela della conduttrice, risalgono al 2019 e sono stati pubblicati da Rivelli sul suo profilo Instagram. L'opinionista e arrivista aveva condiviso una breve clip in cui commentava alcune interviste di D'Urso nei suoi programmi, con espressioni che alludevano a favoritismi personali nascosti dietro un successo professionale.

"Rivelli aveva pubblicamente sostenuto che Barbara d'Urso avesse "un amante in Mediaset", utilizzando espressioni sessiste e locuzioni di irripetibile volgarità", avevano fatto sapere i legali della conduttrice, sottolineando che gli intenti fossero tutt'altro che ironici. L'avvocato dell'epoca di Rivelli, Antonio Pelle, aveva invece posto l'attenzione sul contesto nel quale quelle dichiarazioni erano state rilasciate, sottolineandone ancora una volta l'ironia e il saracasmo.

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