video suggerito
video suggerito

Madalina Ghenea dopo la condanna della sua stalker: “Vivevo terrorizzata, ricevevo minacce di morte e sessuali”

Madalina Ghenea ha parlato per la prima volta della donna che per anni l’ha stalkerata e che lo scorso 4 febbraio è stata condannata a 1 anno e 6 mesi. L’attrice ha ricordato il dolore e la paura vissute per tutto il tempo, in cui era arrivata a dubitare di tutti.
A cura di Elisabetta Murina
59 CONDIVISIONI
Immagine

Madalina Ghenea ha rotto il silenzio dopo la condanna della sua stalker. Lo scorso 4 febbraio il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi la 45enne accusata di stalking nei confronti della modella e attrice. La donna si è sempre dichiarata innocente.

"Nulla di questa storia è facile da raccontare", ha spiegato la modella e attrice nel corso di un'intervista a Vanity Fair. La vicenda ha avuto inizio circa 10 anni fa, proprio in uno dei periodi più felici della sua vita privata e professionale: "Sono cominciati ad arrivarmi messaggi contenenti minacce di morte, nei quali mi veniva scritto che sarei scomparsa e che le mie ossa non sarebbero mai state trovate. Veniva citato anche il nome di mia figlia, spesso accompagnato da minacce sessuali profondamente disturbanti". 

Sui social, ha raccontato, erano stati creati profili falsi utilizzando il suo nome e dai quali "venivano invitai messaggi a inviti a guardarmi", come se dietro quegli account ci fosse davvero lei. "Era come se ogni spazio della mia vita venisse progressivamente invaso", ha raccontato con dolore. All'epoca a starle accanto il fidanzato Leonardo Maria Del Vecchio. 

Con il passare degli anni la situazione è iniziata a diventare sempre più invadente nella vita di Ghenea, soprattutto da. un punto di vista psicologico e fisico: "Ho attraversato anni di ansia, attacchi di panico, terapia e periodi in cui restavo chiusa in casa con le tapparelle abbassate. Anche fisico: a un certo punto qualcuno è entrato nella mia casa". Per l'attrice non si tratta oggi di un "ricordo" ma di una vera e propria "ferita che brucia ancora", riguardo alla quale non è mai riuscita a darsi una spiegazione: "Credevo che certi comportamenti fossero il lato oscuro della notorietà". Poi ha trovato il coraggio di denunciare, anche se avrebbe voluto che tutto si risolvesse senza questo passato.

La lettura della sentenza, lo scorso 4 febbraio, le ha lasciato una sensazione di "stanchezza" e non di vittoria: "Porto con me il peso di anni di spese legali, di esposizione pubblica e di una storia che continua a essere riscritta ogni volta che entro in un’aula di tribunale. Non è una riflessione dettata dalla rabbia, ma da una constatazione lucida". 

59 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views