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Licia Colò denuncia gli insulti ricevuti: “Mi dicono ‘sei vecchia, vai in pensione’. L’età usata come offesa”

Licia Colò contro i commenti ricevuti dagli haters per la promozione di un evento. Un caso che riapre il dibattito sul “gender ageism”: quando per le donne dello spettacolo il tempo che passa diventa una colpa.
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Licia Colò ha risposto pubblicamente all'ondata di insulti ricevuta sui social a margine della promozione di un evento in Sardegna. "Vergognati, sei vecchia. Ti fai dare i soldi dallo Stato, guardati, sei messa malissimo. Vai in pensione, ritirati": sono solo alcune delle frasi che la conduttrice, che ha compito 64 anni lo scorso luglio, ha riportato nel video pubblicato sul suo profilo per denunciare l'accaduto.

"Com'è possibile che le persone si sentano autorizzate a dare dei giudizi sul lavoro di chiunque? E poi in quale società viviamo se viene utilizzata l'età anagrafica come un'offesa? Io sono felice, ho 64 anni, sono felice di apparire acqua e sapone anche sui social, perché non me ne frega niente. Ho fatto questo video perché ho deciso di rispondere", ha spiegato Colò, aggiungendo poi una battuta finale:

Da una parte me ne frega, dall'altra però comunque ferisce. Ma queste parole così gratuite non meritano l'attenzione di nessuno.

Il grande tema del "Gender Ageism"

Al di là del singolo fatto di cronaca e della solidarietà ricevuta da colleghi e utenti, l'episodio riapre un tema ricorrente, che riguarda la presenza delle donne nello spazio pubblico e televisivo. I sociologi lo definiscono "gender ageism": quell'intersezione sistemica tra pregiudizio sull'età e discriminazione di genere che colpisce in modo particolare le donne rispetto agli uomini. Se per un conduttore o un divulgatore i capelli grigi, le rughe e i decenni di carriera sono considerati sinonimo di autorevolezza, prestigio e maturità professionale, per le colleghe il processo di invecchiamento viene troppo spesso letto dagli hater come un "decadimento" o una colpa. La piazza virtuale sembra pretendere dalle professioniste un'eterna giovinezza o, in alternativa, una progressiva e silenziosa uscita di scena.

Il precedente di Mara Venier

La presa di posizione di Licia Colò richiama alla mente un episodio molto simile capitato a Mara Venier. La conduttrice, vista anche la sua presenza costante in Tv da anni a Domenica In, viene travolta ciclicamente da commenti ostili concentrati solo sul suo aspetto fisico e sulla sua età. Anche nel suo caso, la risposta fu netta e mirata a smascherare quello che venne definito un vero e proprio "atto di bullismo", spesso perpetrato, come notò la stessa Venier, anche da altre donne, a riprova di quanto il mito dell'inviolabilità estetica femminile sia radicato a tutti i livelli sociali.

La forza della denuncia di Licia Colò risiede proprio nell'aver rivendicato il suo modo di essere, la scelta di mostrarsi al naturale e il valore della sua storia professionale senza doversi giustificare. Trasformare l'età anagrafica in un'arma per screditare il lavoro di una professionista è l'ennesimo sintomo di un cortocircuito della rete. E se l'esperienza e la credibilità di una donna continuano a essere misurate sulla base dei dati riportati sulla carta d'identità, il problema non riguarda chi sta davanti alla telecamera, ma chi continua a giudicare da dietro uno schermo.

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