La foto di Halloween di Jessica Alba è un caso: ricorda una delle vicende americane più controverse di sempre

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Dopo le polemiche, Jessica Alba elimina le foto in cui appariva travestita da Nancy Kerrigan. Il costume rievocava l’aggressione del 1994 alla pattinatrice e il caso Tonya Harding, raccontato anche nel film con Margot Robbie.

Una fasciatura insanguinata sul ginocchio e una mazza da baseball: tanto è bastato perché il costume di Halloween scelto da Jessica Alba diventasse motivo di discussione sui social, tanto da portare l'attrice a rimuovere dal proprio profilo Instagram le foto pubblicate il 1° novembre. Una rappresentazione che ha riportato alla memoria una delle vicende più controverse dello sport americano e che non tutti hanno trovato divertente.

Jessica Alba elimina le foto dopo le polemiche

L'attrice ha partecipato alla festa di Halloween organizzata a Los Angeles da Vas J Morgan e Michael Braun, chiamata "Hockey Horror", presentandosi nei panni della pattinatrice Nancy Kerrigan dopo l'aggressione subita nel 1994. Accanto a lei, un'amica impersonava la sua storica rivale Tonya Harding, con una mazza da baseball in mano. A completare il costume, una fasciatura con macchie di sangue finto intorno al ginocchio. Le fotografie hanno attirato reazioni contrastanti: c'è chi ha giudicato la scelta di cattivo gusto ("Immatura. Ci aspettavamo di meglio, Jessica") e chi si è chiesto perché l'attrice volesse riportare alla memoria "un momento traumatico" che ha avuto serie conseguenze sulle carriere delle atlete coinvolte. Non sono mancati, però, anche messaggi di apprezzamento per la creatività del travestimento. Le foto sono poi scomparse, ma Alba non ha fornito spiegazioni pubbliche sulla rimozione.

Cosa successe davvero a Nancy Kerrigan: l'aggressione organizzata dall'ex marito di Tonya Harding

Nel 1994 Nancy Kerrigan era una delle pattinatrici più promettenti degli Stati Uniti e stava preparando i campionati nazionali di Detroit, una competizione decisiva per la selezione della squadra che avrebbe partecipato alle Olimpiadi invernali di Lillehammer. Il 6 gennaio, mentre lasciava la pista dopo un allenamento, un uomo la colpì violentemente alla gamba destra, all'altezza del ginocchio, utilizzando un manganello. L'aggressore era Shane Stant, che fuggì subito dopo l'attacco con l'aiuto di Derrick Smith, alla guida dell'auto utilizzata per la fuga. Dietro c'era un piano organizzato da Jeff Gillooly, ex marito di Tonya Harding, insieme a Shawn Eckardt, all'epoca suo collaboratore e guardia del corpo. Fu proprio Eckardt a coinvolgere Smith e Stant, che accettarono di partecipare all'operazione, con l'obiettivo di mettere fuori gioco Kerrigan, una delle principali rivali di Harding per un posto nella squadra olimpica americana. La pattinatrice fu costretta a ritirarsi dai campionati nazionali, mentre Harding conquistò il titolo e ottenne la qualificazione ai Giochi. Kerrigan riuscì comunque a recuperare dall'infortunio e venne convocata per le Olimpiadi, dove conquistò la medaglia d'argento.

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Nancy Kerrigan e Tonya Harding

Il coinvolgimento di Harding è rimasto uno degli aspetti più discussi dell'intera vicenda. La pattinatrice negò di aver partecipato all'organizzazione dell'aggressione e non fu condannata penalmente per averla pianificata, ma nel marzo del 1994 si dichiarò colpevole di aver ostacolato le indagini, ammettendo di aver saputo che alcune persone a lei vicine erano coinvolte, ma di non averlo riferito immediatamente alle autorità. Gillooly, invece, patteggiò dichiarandosi colpevole di racket in relazione al piano contro Kerrigan. Nel giugno 1994 arrivò anche la decisione della federazione statunitense di pattinaggio. Al termine di un procedimento disciplinare, una commissione stabilì che Harding fosse a conoscenza del piano contro Kerrigan prima dell'aggressione e che fosse quindi coinvolta nella vicenda. La U.S. Figure Skating Association le revocò così il titolo nazionale conquistato a Detroit e la bandì a vita dalla propria organizzazione.

Tonya, il film con Margot Robbie che provò a raccontare Harding oltre lo scandalo

Quasi ventiquattro anni dopo quell'episodio violento, Hollywood riportò quella storia al centro dell'attenzione con Tonya, il film del 2017 diretto da Craig Gillespie e interpretato da Margot Robbie. La pellicola scelse di non raccontare l'intero caso attraverso gli occhi della vittima, ma di ricostruire la vita di Harding, la pattinatrice che era finita al centro dello scandalo, soffermandosi sulle esperienze che avevano preceduto l'aggressione a Kerrigan. Il ritratto di Harding è molto diverso da quello con cui l'opinione pubblica l'aveva identificata per anni. Il film mostra un'infanzia segnata dalla violenza della madre LaVona, interpretata da Allison Janney, e una relazione con Jeff Gillooly, interpretato da Sebastian Stan, caratterizzata da soprusi e maltrattamenti. Accanto alla vicenda sportiva, emerge così il racconto di una donna cresciuta in un ambiente violento, che aveva trovato nel pattinaggio una possibilità di riscatto e si era scontrata con un mondo che non la considerava conforme all'immagine elegante e rassicurante richiesta a una campionessa.

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Tonya Harding e Margot Robbie

La sceneggiatura firmata da Steven Rogers nacque anche dalle interviste realizzate separatamente con Harding e Gillooly, che fornivano versioni molto diverse della loro storia e dei fatti legati all'aggressione. Non a caso, Gillespie scelse una struttura narrativa che alterna ricostruzioni, finte interviste e testimonianze contraddittorie, lasciando volutamente emergere le diverse versioni dei protagonisti. Il film non offre una risposta definitiva sul grado di consapevolezza di Harding rispetto al piano contro Kerrigan, ma mette in discussione la rappresentazione pubblica della pattinatrice, invitando lo spettatore a considerare anche il contesto in cui è vissuta e le violenze che ha subito.  Proprio questa scelta, però, alimentò un dibattito sulla cosiddetta "redenzione" di Tonya Harding. La protagonista diventava una figura molto più complessa rispetto alla caricatura della rivale spietata, mentre l'attenzione si spostava progressivamente dalla vittima dell'aggressione alla donna che, in qualche modo, ne aveva beneficiato. Una prospettiva che non tutti accolsero positivamente. Anche il tono del film contribuì alle discussioni: Gillespie alterna infatti momenti drammatici a sequenze grottesche e ironiche, arrivando a utilizzare il registro della commedia nera persino nel racconto delle violenze domestiche. Una scelta che alcuni critici considerarono problematica, perché rischiava di trasformare esperienze dolorose in materiale da spettacolo.

Nancy Kerrigan non ha visto il film: "Io sono stata la vittima"

Mentre Hollywood riportava Harding sotto i riflettori, con tanto di partecipazione dell'ex pattinatrice alla stagione dei premi che accompagnò il film, Nancy Kerrigan scelse di non prendere parte a quella nuova narrazione della vicenda. Nel gennaio 2018, quando il Boston Globe le chiese un commento su Tonya, la campionessa spiegò di non aver visto il film e di non avere intenzione di occuparsene. Non voleva nemmeno entrare nel merito della rinnovata attenzione mediatica nei confronti della sua ex rivale. "Io sono stata la vittima.  È questo il mio ruolo in tutta questa storia". Kerrigan aggiunse che la vicenda continuava a sembrarle bizzarra, soprattutto per il modo in cui fosse diventata una storia da raccontare e rielaborare pubblicamente.

Il caso Kerrigan-Harding è diventato negli anni un riferimento riconoscibile della cultura pop, tra film, documentari e ricostruzioni televisive. Ma dietro l'immagine di due pattinatrici contrapposte c'è una donna che è stata aggredita durante un allenamento, un piano organizzato da più persone e una vicenda giudiziaria mai del tutto separabile dalle sue zone d'ombra. Trasformare quell'episodio in una gag visiva, come fatto da Jessica Alba, significa riportare in circolazione una storia senza restituirle il peso che ha avuto per chi l'ha vissuta.

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