Caso Baby Reindeer: Netflix perde il ricorso, si avvicina il processo contro Fiona Harvey

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Fiona Harvey, la vera “Martha” di Baby Reindeer, vince il ricorso: la Corte d’Appello USA respinge le istanze di Netflix. La piattaforma rischia il processo per diffamazione e 170 milioni di danni.

Fiona Harvey, la donna a cui fa riferimento Richard Gadd nella serie Baby Reindeer, ha ottenuto un importante riconoscimento nella causa per diffamazione avanzata contro Netflix. La piattaforma ha infatti presentato un ricorso perché si era deciso di non archiviare il caso. Anche questa istanza, però, è stata respinta. La donna ha chiesto un risarcimento di 170 milioni di dollari, perché ritiene che la serie del 2024 e diventata un enorme successo, le ha "reso la vita un inferno".

L'accusa di diffamazione contro Netflix

Baby Reindeer racconta quanto è accaduto all'autore nonché protagonista della serie, Richard Gadd, vittima di stalking, ovviamente modificando alcuni particolari delle vicende reali ad eventuali esigenze narrative, sebbene in apertura del primo episodio si legga "Questa è una storia vera". Ed è questo il punto su cui si battono gli avvocati di Fiona Harvey che ha dichiarato di essere stata diffamata dalla piattaforma. Il personaggio di Martha, interpretato da Jessica Gunning, in chiusura della miniserie ammette di aver perseguitato il comico Donny (Richard Gadd ndr) ed è stata condannata a quattro anni e mezzo di carcere. I legali di Harvey sostengono che la loro assistita non sia mai stata condannata per alcun reato e non ha mai scontato una pena detentiva. Inoltre, aggiungono, che la donna era traumatizzata dalle conseguenze scoppiate dopo la messa in onda della serie e per questa ragione ha avuto difficoltà ad uscire di casa.

Netflix tenta di evitare il processo

A settembre 2024, il giudice Gary Klaus aveva dichiarato che Baby Reindeer non fosse una storia vera. Si era quindi constatato che Netflix non aveva lavorato affinché i fatti riportati corrispondessero al vero e, per questa ragione, da parte della piattaforma non c'erano state le dovute accortezze per tutelare l'identità di Fiona Harvey. Il caso doveva arrivare a processo a maggio 2025, ma tramite il ricorso presentato da Netflix ha bloccato il procedimento presso il Tribunale distrettuale centrale della California.

Ora, la Corte d'Appello degli Stati Uniti ha dichiarato di non avere giurisdizione sul ricorso. La sentenza è stata emessa per motivi tecnici piuttosto che nel merito delle argomentazioni di Netflix. Secondo quanto emanato dalla corte d'appello, la piattaforma dovrebbe "presentare una mozione per il ritiro volontario di questo ricorso oppure presentare una dichiarazione che spieghi perché non dovrebbe essere ritirato". Nulla è stato ancora fatto e secondo l'avvocato di Harvey: "Netflix sta facendo di tutto per evitare un processo. Nonostante i suoi sforzi, ci sarà un processo in cui le sue malefatte saranno al centro dell'attenzione davanti a una giuria". 

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