Barbara D’Urso e Ornella Muti, altro che gelosia per La Rocca: c’è la condanna di Naike Rivelli per diffamazione

Immagine
A Ballando si scherza da una settimana sulla presunta gelosia tra Barbara D’Urso e Ornella Muti, ma gli attriti sono più profondi: ad aprile la conferma in appello della condanna di Naike Rivelli per diffamazione aggravata.

Da una settimana la storia tra Barbara D'Urso e Ornella Muti viene raccontata come una commedia. Simona Ventura chiede alla giurata se sia "gelosetta" di Pasquale La Rocca. Il ballerino dice che la reazione era "molto prevedibile". Ornella Muti ci ha messo il carico: "Capisco che se all'improvviso vedi la stessa cosa con un'altra donna… deve essere… ‘me l'han portato via’".

Adesso il presunto triangolo ha anche la benedizione della padrona di casa. Giovedì, in collegamento con La Volta Buona, Milly Carlucci ha sorriso della querelle tra Barbara D'Urso, Ornella Muti e Pasquale La Rocca: “La gelosia”, ha spiegato, “è l'altra faccia dell’amore", e come andrà a finire lo si scoprirà puntata dopo puntata.

Si ride, e a Ballando con le stelle va bene così. Ma tra la giurata e la concorrente c'è ben altro che una gelosia da copione per un ballerino di un programma televisivo. Parliamo di un processo penale durato due anni, chiuso in appello con la condanna per diffamazione aggravata di Naike Rivelli, figlia di Muti. La parte civile è Barbara D'Urso. L'ultima sentenza è di sei mesi fa. Fanpage.it l'ha letta.

La sentenza di Torino che nessuno ha nominato

È della Terza Sezione Penale della Corte d'Appello di Torino, presieduta da Flavia Panzano. Decisa il 16 febbraio 2026 sugli atti, senza udienza, è stata depositata il 14 aprile. Conferma per intero la condanna per diffamazione aggravata che il Tribunale di Alessandria aveva inflitto a Naike Rivelli il 19 settembre 2024. L'aggravante è il mezzo usato: Instagram, che la legge considera uno strumento di pubblicità.

Al centro ci sono due dirette Instagram del 2019, in cui Rivelli commentava Pomeriggio Cinque. La condanna riguarda un passaggio preciso, quello sulle "voci di corridoio" a proposito di un amante di D'Urso a Mediaset, con l'invito ai follower a fare il nome. Per i giudici è un'accusa "infamante e denigratoria", lanciata "in maniera del tutto gratuita”. Secondo la Corte, il senso era chiaro a chiunque ascoltasse: far credere che la conduttrice dovesse la carriera a una relazione con "un dirigente di Mediaset sposato".

Cosa c'entra Ornella Muti con il processo

Muti non è imputata e non è stata condannata a nulla. Ma in questa storia non è mai stata una spettatrice. Nel 2019, quando arrivò la denuncia, accompagnò la figlia dai carabinieri e comparve nel video che Naike pubblicò sui social: "I figli non si toccano. E siccome Barbara ti sta toccando, io vengo a proteggerti. Vero Barbara, tu lo sai che cosa vuol dire: i figli non si toccano".

Fin qui, una madre. Nello stesso video, però, dalla difesa passava all'attacco: "Con tutto quello che fa lei si mette a denunciare". E lo faceva dal profilo della figlia, lo stesso da cui erano partite le dirette poi finite a processo. E in uno di questi video parlava di Barbara D’Urso come “regina del trash, è lei stessa a dirlo, un target molto diverso dal mio”. 

C'è poi quello che scrivono i giudici. Il tribunale, ricorda la Corte, non ha creduto all'intento educativo rivendicato da Rivelli. Ha visto piuttosto la "ricerca di una maggiore visibilità pubblica", confermata dai continui riferimenti a Barbara D’Urso usati persino per promuovere un ritiro spirituale. Quel ritiro lo organizzavano in due, madre e figlia.

Immagine
Uno dei video nei quali Ornella Muti si riferiva a Barbara D'Urso nella vicenda legale con la figlia Naike Rivelli.

Prima della querela, una diffida

La querela non è stata la prima mossa. Prima, si legge in sentenza, il legale di D'Urso aveva inviato a Rivelli una diffida. In aula l'imputata ha negato di averla letta: l'indirizzo e-mail, ha sostenuto, non era riconducibile a lei. Il tribunale non le ha creduto, per due ragioni. Del contenuto di quella lettera Rivelli aveva parlato in un'intervista a Vanity Fair. E nel video finito a processo ne mostrava una con il logo dello studio legale.

D’Urso ha riferito ai giudici di non aver mai ricevuto scuse e di essere stata derisa anche dopo la diffida. Rivelli, ha raccontato, era stata ospite dei suoi programmi, poi aveva smesso di andarci e aveva cominciato un dileggio "molto, molto pesante e ossessivo, per mesi, mesi, mesi, mesi". La Corte fa sua questa ricostruzione: la conduttrice ha denunciato perché "esasperata dall'ossessivo dileggio di cui era da tempo vittima".

Il conto da pagare

Della causa si è sempre detto che valesse una multa da 800 euro. È vero, quella è la pena. Ma la sentenza in appello mette in fila anche il resto: 5.000 euro di provvisionale a D'Urso, oltre interessi; 3.500 euro di spese legali per il primo grado e 1.500 per l'appello, oltre accessori; le spese processuali dei due gradi.

Con gli accessori di legge, provvisionale e spese legali superano i 12mila euro. E la provvisionale è solo un anticipo: il risarcimento definitivo dovrà stabilirlo un giudice civile. C'è poi una clausola di cui non si è mai parlato. La pena è sospesa a condizione che Rivelli versi la provvisionale entro un anno dal passaggio in giudicato della sentenza.

I giudici di Torino scrivono che l'imputata "non manifestava alcun segno di resipiscenza, né avanzava alcuna proposta conciliativa". Per questo niente attenuanti. E niente tenuità del fatto, perché quelle frasi arrivavano a oltre 300mila follower: il suo profilo, si legge, funzionava da "cassa di risonanza del gossip".

Le frasi finite a processo

I video contestati sono due. Il capo d'imputazione riporta le frasi parola per parola, e i giudici le hanno divise in due gruppi. Naike Rivelli è stata condannata per questa, pronunciata a fine gennaio 2019 commentando l'intervista a Vittorio Sgarbi: "Voci di corridoio dicono che lei ha un amante a Mediaset, voci di corridoio lo dicono. Ma chi sarà, è vero?? Ce l'hai un amante a Mediaset?? Chi sa chi è l'amante di Barbara D'Urso alzi la mano".

Il triangolo D’Urso-Muti-La Rocca e quello che non si dice

Milly Carlucci fa il suo mestiere. Un triangolo della gelosia è il lancio migliore per una seconda puntata, e la gelosia è un racconto che il pubblico del sabato sera capisce subito.

Nulla autorizza a dire che i giudizi di Barbara D'Urso nei confronti di Ornella Muti abbiano a che fare con la causa. La giurata ha motivato il voto in diretta (il “non mi è arrivata la passione” di cui stiamo parlando tutti da una settimana) e ha aggiunto che avrebbe giudicato allo stesso modo con qualunque altro maestro. Ma chi eventualmente riduce il loro rapporto a una gara tra primedonne si ferma alla superficie.

C'è infine un silenzio che fa parte di questa storia. Delle due sentenze Barbara D'Urso non risulta aver mai parlato in pubblico: a commentarle sono stati soltanto i suoi legali. Non l'ha fatto nemmeno sabato, quando Simona Ventura l'ha punzecchiata in diretta e l'occasione era servita: "Non sono venuta qui a fare le battutine e le cosine e a parlare dei retroscena".

Sotto, quindi, ci sono sette anni di ruggini, due di carte processuali, una condanna confermata ad aprile e un risarcimento ancora da quantificare. Ci sono due donne che sabato torneranno a pochi metri l'una dall’altra, con questo pregresso decisamente più importante di un triangolo con un ballerino.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views