Jack Vanore attacca le “donne in perizoma su internet”: l’ipocrisia di chi ha fatto della fisicità un mestiere
C’è un fenomeno bizzarro che colpisce ciclicamente certi protagonisti della televisione: la conversione alla morale "d'altri tempi" una volta spenti i riflettori. L'ultimo a farsi portavoce di questa tendenza è Jack Vanore. L’ex tronista ed ex opinionista di Uomini e Donne si è reso protagonista nelle ultime ore di una critica rivolta alle donne che mostrano il corpo sui social. "Immagina: tu e tua moglie che spiegate a tuo figlio che mamma è nuda su Internet e postava foto in perizoma perché era una donna indipendente. Alza i tuoi standard", ha recitato il testo del suo ultimo reel, accompagnato da altre dichiarazioni sul suo essere un uomo "troppo all'antica" che ama "la dignità, il rispetto e i valori". Peccato che la lezioncina di decoro si scontri con la natura stessa della carriera di chi la pronuncia.
Se il pulpito ha costruito la sua fortuna sull'estetica
Ciò che rende le esternazioni contraddittorie non è tanto il rimando indiretto a OnlyFans – tema complesso e aperto – ma le origini professionali di chi le pronuncia. Per anni Jack Vanore ha fatto dell'esibizione della sua fisicità, della cura estetica e della spettacolarizzazione dei sentimenti il fulcro della sua attività professionale. Tra eventi con i bicipiti in bella mostra ai tempi in cui i tronisti venivano considerati veri Vip, foto in posa sui social, ospitate remunerate in Tv, l'ex opinionista ha monetizzato per anni con la sua immagine. Pretendere oggi di tracciare una linea di demarcazione morale con chi "posta in perizoma" per guadagnare in autonomia è un esercizio di doppio standard fin troppo evidente. In entrambi i casi si tratta di capitalismo dell'immagine: cambia la piattaforma, ma il principio di fondo resta lo stesso.
Una pezza peggiore del buco
Travolto dalle inevitabili critiche, Vanore ha provato a metterci una pezza tramite le stories su Instagram. Ma il tentativo di spiegazione ha finito per peggiorare la situazione. "A volte nella vita ci sono situazioni che si è quasi costretti ad affrontare. Il mio reel non è un attacco a chi vive determinate realtà, ma una riflessione rivolta a chi ha la possibilità di scegliere e decide comunque una strada piuttosto che un’altra", ha precisato. Una distinzione che attribuisce contorni quasi classisti alla questione, arrorogandosi il diritto di giudicare chi sia giustificato a mostrare il corpo per bisogno e chi invece stia tradendo i sani principi per superficialità.
La parabola è sintomatica di una deriva social molto diffusa: quella del "pudore tardivo". Dopo aver goduto dei frutti della sovraesposizione mediatica nella giovinezza, arrivati a un’altra fase della vita ci si rifugia nella retorica dei "valori di una volta" per riposizionarsi agli occhi del pubblico. Attaccare l'esibizionismo femminile o il lavoro digitale è diventata una scorciatoia facile per incassare il favore dei nostalgici del decoro. Ma quando a pronunciare la filippica è chi ha costruito il suo successo proprio grazie a quel mercato dell'immagine, la morale perde ogni credibilità.