22 Aprile 2022
13:47

“I ragazzotti gay de L’Espresso”, la storia degli insulti omofobi del prete al giornalista

La storia del giornalista de L’Espresso, che ha querelato per insulti omofobi il parroco Ariel S. Levi di Gualdo, che però da cinque anni non si rende reperibile. La prescrizione è dietro l’angolo.

Questa è una storia raccontata da L'Espresso e che riguarda il settimanale e un suo collaboratore, Simone Alliva. Il giornalista fu il primo a documentare le frasi scioccanti del frate Giovanni Cavalcoli a Radio Maria, a margine del terremoto di Amatrice: "Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino". Tutto questo ha prodotto, in primo luogo, l'imbarazzo di Chiesa e opinione pubblica, tant'è che il frate è stato sospeso per un periodo. Al suo reintegro, però, un blog "L'Isola di Potamos" ha attaccato il giornalista e il settimanale.

L'attacco al giornalista

In un articolo sul blog, il parroco Ariel S. Levi di Gualdo ha attaccato il giornalista definendolo "un “religioso” della suprema “neo-chiesa del gender” che scrive forse i propri articoli aggressivi vagando da un localino gay all’altro della Capitale, facendo al tempo stesso il master post-laurea in giornalismo". E ancora, in un secondo articolo, viene attaccato così: "Beneficia anche di una borsa di studio. E detto questo dobbiamo dedurre che non solo questa università cattolica si mette in casa un ideologo della cultura del gender e dell’omosessualismo più radicale, ma al proprio interno lo agevola pure per le spese di studio". In un terzo articolo, l'attacco a Tommaso Cerno, allora direttore del settimanale:

Tommaso Cerno è un altro militante gay che su questo settimanale approva e passa gli articoli e i servizi che parlano delle più “immani sporcizie” della Chiesa Cattolica, inclusi intrallazzi, sistemazioni di amici degli amici e spirito clientelare che tanto scandalizza l’agire “irreprensibile” di questi Moralisti Gay, ormai da tempo al di sopra del bene e del male». E continua: «Se Silvio Berlusconi favoriva donne-vamp e belle ragazze nelle sue aziende private o per la candidatura nelle liste di Forza Italia, per tutta risposta le numerose prefiche gay sul libro paga de L’Espresso si stracciavano le vesti al grido di meretricio berlusconiano! Se però Tommaso Cerno sistema poco più che adolescente uno dei suoi ragazzotti gay a L’Espresso, questo non è meretricio gay, è cosa veramente buona e giusta.

La querela

Il collega Simone Alliva decide di querelare per diffamazione presso il Tribunale di Roma. Ma è una storia che fa avanti per cinque anni perché per le offese e gli insulti omofobi del parroco, non c'è stata ancora giustizia. Il processo non è mai andato oltre la prima udienza perché l'imputato per anni non è mai stato reperito al suo indirizzo di residenza. Il processo, formalmente non è mai partito, nonostante la sua partecipazione a programmi televisivi. In altre convocazioni, il prete avrebbe addotto motivi di salute che L'Espresso giudica "discutibili": congiuntivite, rimpolpamento degli zigomi dopo un'aggressione. Gli anni passano, la prescrizione è dietro l'angolo.

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