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Fabrizio Corona patteggia per la bancarotta di Fenice, 10 mesi convertiti in una pena pecuniaria

Fabrizio Corona patteggia per il crack di Fenice Srl, una delle sue società. Accolta la proposta dell’avvocato difensore che aveva chiesto che la condanna a 10 mesi di reclusione fosse convertita in una pena pecuniaria.
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Fabrizio Corona ha patteggiato una pena di 10 mesi, convertita in una pena pecuniaria, nell’ambito del procedimento per bancarotta fraudolenta relativo al crac della società Fenice Srl. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano hanno accolto l'accordo raggiunto tra la difesa dell'ex re dei paparazzi e la Procura. Fenice era la società costituita nel 2007 perché vi fossero trasferite le attività e i beni della precedente società facente capo a Corona, la Corona's. Il fallimento fu dichiarato nel 2014.

Al centro del procedimento c'era la vicenda della vecchia abitazione di Corona in via De Cristoforis, a Milano, a pochi passi da Corso Como. Secondo l'accusa, coordinata dal pubblico ministero Luigi Luzi, l'immobile sarebbe stato intestato in maniera fittizia a un collaboratore dell'ex re dei paparazzi per fare in modo che non risultasse facente parte del patrimonio della società Fenice. Un escamotage teso a preservare l'appartamento in maniera tale che non fosse investito dalle operazioni relative al fallimento.

L'accordo di patteggiamento, proposto dall’avvocato difensore Ivano Chiesa, prevedeva una pena di 10 mesi, poi convertita in una sanzione pecuniaria. Corona, che aveva già risarcito l'Agenzia delle Entrate con un versamento di circa 40mila euro, ha concordato la pena in continuazione con una precedente condanna definitiva legata al fallimento di un'altra delle sue società.

Nello stesso procedimento è imputata anche la madre di Corona, Gabriella Privitera, difesa dall'avvocata Cristina Morrone. Per la donna, che è stata giudicata con rito abbreviato, il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione ritenendo che fosse inconsapevole di ricoprire il ruolo di amministratrice della società del figlio. La sentenza nei suoi confronti è attesa per il prossimo 15 settembre.

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