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Alberto Tarallo assolto dall’accusa di avere falsificato il testamento di Losito perché “il fatto non sussiste”

Si conclude la vicenda giudiziaria che aveva visto imputato il produttore Alberto Tarallo. Per i giudici che hanno esaminato il caso, l’accusa di avere falsificato il testamento dell’ex compagno Teodosio Losito “non sussiste”.
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Si è concluso con un’assoluzione il procedimento a carico di Alberto Tarallo, ex produttore a capo della Ares Film, società che fino a qualche anno fa ha realizzato numerose fiction andate in onda sulle reti Mediaset, da Il Peccato e La Vergogna a L’onore e il rispetto. Tarallo era stato accusato dalla Procura di Roma di avere falsificato il testamento dell’ex compagno Teodosio Losito, suicidatosi l’8 gennaio 2019 nella villa di Zagarolo in cui i due vivevano.

Nell’ambito dell’inchiesta, la Procura era riuscita a ottenere anche il sequestro di 5 milioni di euro previsti dal testamento in favore di Tarallo. Il provvedimento era stato però successivamente annullato dalla Corte di Cassazione, alla quale il produttore, difeso tra gli altri dall’avvocato Franco Coppi, aveva presentato ricorso.

Oggi il Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi sull’autenticità della firma apposta sul testamento di Losito, ha stabilito che "non è stato provato che sia stato Tarallo, indicato nel documento come erede universale, a modificare o redigere il testamento". Dunque il produttore 72enne è stato assolto "perché il fatto non sussiste".

Di diverso avviso erano gli avvocati della famiglia Losito, che avevano chiesto la condanna di Tarallo, la dichiarazione di nullità del testamento e un risarcimento pari a 6 milioni di euro. Secondo quanto stabilito dal Tribunale, tuttavia, o non vi sono elementi sufficienti per affermare che la firma apposta sul testamento sia stata falsificata, come avevano sostenuto due consulenti, oppure non è possibile stabilire che sia stato Tarallo stesso a modificarla.

La vicenda era esplosa nello stesso periodo in cui, sulla scia delle rivelazioni di due ex concorrenti del Grande Fratello Vip, era nato il caso ribattezzato "Ares Gate", il presunto sistema che avrebbe esercitato un controllo totale sulle vite degli attori appartenenti alla scuderia Ares. Per quei fatti, però, non è mai stata presentata alcuna denuncia e la vicenda non è mai approdata in tribunale.

Resta invece in piedi l’accusa di bancarotta fraudolenta, per la quale Tarallo è stato rinviato a giudizio nel 2024. Secondo la Procura, Tarallo e Losito avrebbero "manipolato i bilanci della società e sottratto denaro, contribuendo così al dissesto dell’azienda".

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