
“Vogliono spegnerci”. È bastata questa frase, pronunciata poche ore fa da Zeudi Di Palma in una live organizzata poco dopo l’uscita dell’ultimo articolo di Fanpage.it sui numeri del suo canale Twitch, per attivare il solito meccanismo di difesa: l’attacco ai giornalisti piazzato con la carta del vittimismo. “Abbiamo già fatto arrabbiare un po’ troppo queste persone che stanno facendo il possibile per spegnerci”, ha detto Zeudi prima di chiudere la diretta. Giornalisti arrabbiati (?). Che vogliono spegnerla (?). Non persone che analizzano dati, numeri e trend. E che provano a mettere in fila una serie di evidenze.
Un’evidenza a caso, giusto per restare nel merito. Durante la live seguita alla pubblicazione dell’ultimo pezzo di analisi sul canale Twitch di Zeudi, quello legato alle identità virtuali dei Top donators, è accaduto un fatto curioso che non era ancora mai accaduto in precedenza: sono partite decine di donazioni da 5 o 10 sub, piccoli doni inviati da account diversi. Una serie di piccoli omaggi abbastanza coordinati che, la stessa Zeudi lo ha evidenziato, avevano un obiettivo preciso: simulare un supporto più diffuso rispetto ai soliti 10/15 account da cui in genere partono le sub bomb, per tentare di smentire i dati della nostra ricostruzione.
“Voi più fate così e più il supporto è questo”, ha dichiarato Di Palma in camera. Segnalando però una dinamica inusuale, diversa dallo schema precedente e che di fatto conferma l’analisi già pubblicata. Se per mesi il canale è cresciuto grazie a poche persone che sganciavano migliaia di euro, e poi – guarda caso – a pochi giorni dalla nostra inchiesta il fandom si sveglia tutto insieme con tante donazioni da pochi euro, c'è qualcosa che non torna. Sembra più tentativo di far apparire come normale e fisiologico un tipo di supporto che i log storici, fino a quel momento, raccontavano diversamente. Con meccanismi consentiti da Twitch, sia chiaro. Ma che alterano la percezione della realtà. Che è quella di fan che “si sono sfogati come se non ci fosse un domani” – per prendere in prestito le parole dell’ex Miss Italia – nel tentativo di simulare un sostegno di massa che le statistiche fino a oggi non avevano registrato.
Al vittimismo si aggiunge poi il tentativo di spostare il discorso su questioni etiche e perfino di sicurezza dei donatori che esulano completamente dall'oggetto dell'inchiesta. Abbiamo assistito ai commenti di streamer come Amber, che all'estero sta provando a raccontare questa vicenda come un attacco alla sessualità di Zeudi Di Palma. Un’interpretazione che mistifica completamente (e pure molto comodamente) quanto è realmente accaduto: in nessun articolo o analisi viene messa in discussione la sfera privata dell’ex gieffina. Cosa c'entra l'orientamento sessuale con i flussi di denaro che sostengono il canale? Niente.

L’utilizzo della causa LGBTQIA+ o il richiamo al temibile rischio per le donatrici residenti in paesi omofobi – come sostenuto dalla creator Barbie Xanax – sembra più il solito tentativo di strumentalizzare, svilendoli, certi temi e usarli come scudo per evitare di rispondere nel merito. I giornalisti documentano i fatti e l’utilizzo di screenshot con nomi (perfino quelli dei profili) e foto pixelate risponde proprio alla necessità di tutelare la privacy dei soggetti coinvolti.

Il punto non è mai stato chi siano queste persone nella loro vita privata, ma la natura del loro supporto economico al canale. Se un'ex Miss Italia si ritrova a registrare numeri imponenti con un bacino di utenza che è una frazione di quello dei top creator mondiali, il dovere di cronaca impone di porsi qualche domanda. Ed è quello che abbiamo fatto, e che continueremo a fare perché è compito di chi fa questo mestiere. Shitstorm social o no.