Caso Bova, un anno dopo parla Annamaria Bernardini De Pace: “Corona ha usato l’IA per manipolare la mia voce”

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A un anno dagli audio di Raoul Bova diffusi da Fabrizio Corona, l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace torna sul caso: “L’ho denunciato perché ha usato l’IA per manipolare i miei audio”.

Dodici mesi dopo l'estate che ha travolto Raoul Bova, Annamaria Bernardini de Pace torna sul punto che la riguarda in prima persona. Lo fa in un'intervista al Messaggero dedicata ai ricordi estivi dei protagonisti della cultura e dello spettacolo, dove l'avvocato del foro di Milano – "per carità, non scriva avvocata", precisa – riassume così l'estate 2025: rovinata, almeno in parte, dagli audio dell'ex genero finiti in rete e dal file che secondo lei sarebbe stato costruito a tavolino sul suo conto.

L'accusa: "Un audio manipolato con l'intelligenza artificiale"

Il passaggio più netto arriva quando le si chiede conto del rapporto con Fabrizio Corona: "L'ho denunciato perché ha usato l'IA per manipolare i miei audio. Certo, con la lentezza della magistratura…". È la prima volta che l'avvocato attribuisce in modo esplicito all'intelligenza artificiale la paternità del file contestato.

Nella querela per diffamazione depositata all'inizio dell'agosto 2025, la contestazione era formulata in termini diversi: il file, si legge nell'atto, non risulterebbe integro ma artefatto, con diversi tagli nella riproduzione. Al centro c'era un audio diffuso da Corona sui propri canali, in cui una voce femminile discuteva della vicenda Bova-Ceretti, accompagnato dalla fotografia della legale. Bernardini de Pace ha sempre negato che quella conversazione sia mai avvenuta. Ora la stessa contestazione viene riformulata con il lessico della manipolazione sintetica, che nel frattempo è diventato terreno di scontro giudiziario in mezza Europa.

Resta un'accusa di parte, sulla quale non esiste alcun accertamento definitivo: il procedimento è aperto e Corona, che ha sempre respinto le ricostruzioni della legale, è tutelato dalla presunzione di innocenza.

"Raoul è stato bravissimo a non cedere alla trappola"

Sul comportamento dell'ex genero, invece, il giudizio è senza riserve: "Raoul è stato bravissimo a non cedere alla trappola". Il riferimento è alla sequenza che ha innescato tutto. Tra l'11 e il 12 luglio 2025 l'attore avrebbe ricevuto su WhatsApp, da una sim spagnola, una serie di messaggi che lo avvertivano dell'esistenza di materiale compromettente. Bova non ha risposto e si è rivolto alla polizia postale: da lì è partita l'indagine della Procura di Roma per tentata estorsione, poi affidata alle verifiche sui telefoni dei protagonisti della catena di diffusione.

Nella lettura dell'avvocato, la scelta di denunciare invece di trattare è ciò che ha spostato l'equilibrio della vicenda. Una linea che la legale ha ripetuto anche a gennaio, quando ha indicato nel provvedimento del giudice Roberto Pertile – l'inibitoria civile ottenuta a Milano dai legali di Alfonso Signorini – il modello da seguire.

La difesa della frase diventata tormentone

C'è poi il capitolo degli sfottò. Il vocale con la formula sugli occhi spaccanti è diventato meme, remix, materiale da tormentone per settimane. Bernardini de Pace la smonta con una difesa che ribalta il piano morale: "Lo prendevano in giro per quella frase (‘I tuoi occhi spaccanti') detta alla ragazza con cui era stato. Bova fa il sentimentale? Che c'è di male, ci sono tanti che dopo una notte di sesso scappano via e se ne fregano".

Proprio quella formula, nell'agosto 2025, è finita al centro di una contromossa legale poco ortodossa: lo studio della legale ha depositato all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi le parole "Occhi spaccanti" e l'intera frase da cui erano estratte, per bloccare lo sfruttamento commerciale del contenuto.

Perché il caso Bova è diventato un precedente

A distanza di un anno, la vicenda pesa meno per il gossip che l'ha generata e più per gli strumenti che ha messo alla prova. L'oscuramento disposto dal Garante per la privacy con la collaborazione di Google, il deposito difensivo di un marchio per neutralizzare un tormentone, l'inibitoria civile come argine preventivo: tre leve diverse, tutte usate per arginare la diffusione di materiale privato quando la via penale si muove sui tempi che l'avvocato definisce lenti. È il motivo per cui questa estate il caso torna nelle interviste invece di sparire negli archivi.

Il fronte, del resto, non è chiuso. Alla querela della legale si è aggiunta quella depositata da Bova con l'avvocato David Leggi per diffamazione e illecita diffusione di dati personali, mentre l'inchiesta romana sulla presunta estorsione prosegue. Le prossime udienze restano l'appuntamento a cui guardano entrambe le parti.

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