Belen Rodriguez come Alena Seredova, il commento sul suo “eccessivo dimagrimento” e la replica

Nel giro di meno di 24 ore due donne del mondo dello spettacolo hanno dovuto rispondere a commenti riguardanti la propria forma fisica. Alena Seredova è stata "promossa" per il suo aspetto "formoso", giudicato da un utente assolutamente più gradevole rispetto a quello che aveva "da giovane". Belen Rodriguez, invece, colpevole di essere "troppo magra", si è vista criticata da una delle sue follower. Due episodi così ravvicinati che più che una coincidenza fanno pensare a un segnale di una situazione ormai nota: i corpi sono – e saranno sempre – sotto la lente d'ingrandimento.
Belen Rodriguez accusata di essere "troppo magra"
"Ad essere sincera ho preso quattro chili. E li adoro". Così Belen Rodriguez ha replicato a chi l'ha accusata di essere dimagrita troppo. Una risposta che la showgirl ha deciso di affidare ai social: nessun allarme da lanciare, solo qualche chilo in più e con soddisfazione. La domanda nasce spontanea: perché una donna deve giustificare continuamente e pubblicamente il proprio aspetto fisico?

"Mi dovrei offendere?"Alena Seredova risponde al commento sul suo fisico
A poche ore di distanza, la showgirl si è ritrovata nella stessa posizione in cui era finita Alena Seredova il giorno prima, quando è stata costretta a ribattere a un utente che le aveva scritto: "Sei più bella adesso che sei più formosa che quando eri giovane". L'ex modella, apparentemente per niente turbata, aveva obbiettato: "Una perde sedici chili e tu mi ci ficchi la parola "adesso che sei più formosa". Mi dovrei offendere? No". Sarà che forse a commenti del genere ci ha fatto il callo, considerato che più volte ha raccontato di essere stata bersaglio di body shaming.
E se le due situazioni sono diverse nei contenuti, sono identiche nella dinamica. Ogni variazione – reale o percepita – diventa pretesto per giudizi, supposizioni, o insinuazioni sulla salute di una persona (o personaggio pubblico, come in questi casi). Ma parte del tema, che si apre a considerazioni più approfondite, è sicuramente esposto molto meglio nel film The Substance di Coralie Fargeat.