Stefano Meloccaro: “In Italia si teme un odio per Sinner che non c’è. Nel tennis il tifo non è tutto”

Wimbledon sta per tornare e ai blocchi di partenza c'è, come da tradizione, Stefano Meloccaro. Segue il torneo di tennis più noto al mondo da così tanto tempo che sembra sempre. Dopo aver lavorato con Bertolucci e Panatta agli speciali di "Tennis Heroes" per raccontare i grandi di questo sport su Sky, Meloccaro parla a Fanpage poche ore prima della partenza per Londra, per un bilancio della situazione attuale. Dalla rivalità tra Sinner e Alcaraz cui potrebbe aggiungersi un nuovo capitolo: "Jannik ha già dimenticato la finale del Roland Garros, un campiona sa voltare pagina". Alle prospettive di Jasmine Paolini sull'erba inglese, passando per le speranze di Lorenzo Musetti e l'evoluzione "generalista" del tennis, che ci stia educando a un modo diverso di guardare questo sport.
Sei un veterano di Wimbledon. A quante edizioni siamo?
Stiamo avvicinandoci al quarto di secolo. Pian piano, ma sta accadendo.
Che cosa si mette in valigia per questa trasferta?
I primi anni mettevo soprattutto abiti invernali, come Totò e Peppino. Per me Londra era come Milano. Poi ho capito che in realtà ci si deve vestire leggeri perché fa sempre più caldo e alla fine poi si scappa da una parte all'altra, è meglio stare leggeri.
Per te ormai seguire questo evento sia un po' come respirare. Che che previsioni hai per quest'anno?
Sarei molto sorpreso se ci fossero grandissime sorprese. Adesso sto per dire una serie di cose abbastanza scontate, ma ogni tanto vanno ribadite: ad esempio che gli slam sono molto sinceri e che i grandi campioni si vedono soprattutto in questi tornei. Il tennis tre su cinque, parlo di uomini, è il tennis che più garantisce a quelli forti di venir fuori anche da situazioni difficili. Bublik può anche battere Sinner due su tre, perché gioca 50 minuti a livello eccezionale. Ma per battere Sinner tre su cinque devi giocare tre ore incredibili e questo francamente sul lungo periodo è meno possibile. A livello femminile è diverso, forse più complesso fare pronostici, ma il tennis femminile ci ha abituati a non abituarci. In generale ho la sensazione che sarà un un torneo di grandi conferme, però poi magari scopriamo che alla fine vince Cobolli e quindi abbiamo scherzato.
Parliamo di Sinner. Dove incaselli l'amarissima sconfitta di Parigi? Pensi che sia una di quelle che non si scorda più oppure è una batosta dalla quale lui può uscire rafforzato?
La principale caratteristica di un campione è quella di saper voltare pagina e Sinner è un campione. Roger Federer negli anni ha preso delle enormi batoste da Nadal e ogni volta sembrava che dovesse smettere di giocare a tennis. Alla fine ha giocato fino a 39 anni e non avrebbe smesso mai. Anche Nadal ha preso delle belle razzolate sia da Federer che da Djokovic. Sconfitte tipo quella con i match point di Parigi lasciano molto più un segno su di noi, filtriamo questa roba tramite la nostra esperienza. Chiaro che al campione non faccia piacere, è chiaro che per due notti non ci dorme, ma poi volta pagina.
Quindi pensi che l'abbia già dimenticata?
Sì, ma questo non vuol dire che se gli ricapita Alcaraz davanti non si ponga una serie di problemi chiedendosi come possa batterlo. È un essere umano e io mi ricordo quando Ivan Ljubičić ci raccontò che Roger Federer, prima della semifinale di Wimbledon 2019 contro Nadal, andò da lui dicendogli: "Adesso tu mi devi convincere che io quello lì posso batterlo". Stiamo parlando di Federer, che aveva vinto otto Wimbledon. Sono uomini, quella finale di Parigi avrà tolto a Sinner qualche certezza ed è ovvio che se Alcaraz dovesse accidentalmente uscire al primo turno a Jannik non dispiacerebbe.
Però in tal caso resterebbe una sorta di tabù.
Non è un tabù perché Sinner ha già battuto Alcaraz e proprio sull'erba, tra l'altro. Certo, Alcaraz sta dimostrando di essere uno da grandi competizioni, cioè se giocano un torneo secondario può darsi pure che perda, ma quando si giocano i tornei veri comunque dà sempre il meglio di sé.

La sensazione di una finale già scritta c'è, ma tu mi insegni che Wimbledon è storia a sé, favorisce tipologie di tennisti magari più esperti.
Non posso mai sottovalutare Djokovic, perché per quanto sia "vecchio" è Djokovic. Ho un mio favorito personale che è Jack Draper. Sembra proprio fatto apposta: british, mancino, capace di fare anche serve and volley, di giocare in tutte le sfere del campo, fantasioso, ha carattere. Non è propriamente una scoperta la mia, è il numero quattro del mondo.
Ti vengono in mente altri nomi che possano dare fastidio ai due?
Se Shelton impazzisce e improvvisamente matura, giocando con un po' più di costrutto e di strategia, forse.
Poi c'è Musetti, che viene da una semifinale dello scorso anno.
Sai, l'erba ti porta inevitabilmente per sua natura a pensare a uno che sappia trattare bene la palla. Vale per Musetti, ma anche per Berrettini se nostro signore ce lo darà in salute.
Sulla questione di Musetti tu vedi dei margini di crescita, oppure forse c'è un tetto trasparente di vetro che dice il suo livello sia quello di una semifinale Slam?
Che Musetti abbia il tennis per diventare anche il numero uno del mondo lo sanno tutti. Conta molto di più il suo processo di gestione della convinzione in se stesso, del non abbattersi nella giornata in cui le cose non funzionano tanto bene. Lì sta facendo progressi ma ancora possono essere fatti dei grandi miglioramenti. In ogni caso, anche qui parla la classifica e ormai Musetti è un top ten.
D'altronde l'anno scorso in semifinale si è fermato davanti a un Djokovic ingiocabile.
Sì, non ha perso contro Ramirez Hidalgo.
Djokovic ha avuto la capacità di ridimensionare gli avversari. Per molti la carriera di Shapovalov ha avuto una battuta d'arresto in quella semifinale del 2021 persa tre set a zero, giocati comunque benissimo da lui.
Io direi che Shapovalov non ha avuto voglia, si allena male. Nel tennis difficilmente gli astri contano, contavano 1000 anni fa, ma oggi se uno col talento e il braccio di Shapovalov non va oltre quella unica semifinale, non è colpa degli astri, è colpa sua. Non ha creduto abbastanza in se stesso, gli è bastato quello che aveva fatto, ci possono essere mille motivazioni, ma la motivazione giusta lui non ce l'ha.
Poi c'è questa questione della generazione di mezzo. Medvedev ha detto in un'intervista che la sua generazione non sia riuscita nell'impresa di dare fastidio ai big three. Non sono stati abbastanza bravi, o erano troppo forti i tre?
Più la seconda che hai detto che la prima. Quelli della generazione di mezzo sono trovati con un Federer che era ancora molto buono, Nadal che ancora correva, Djokovic che era al massimo della forma. Non è stato demerito loro. Poi parla Medvedev che è stato l'unico di questi che è stato il primo numero uno del mondo dopo la quaterna, ha vinto ha vinto uno slam, ha battuto Djokovic, ha impedito a Djokovic di fare il grande slam. Sono semplicemente capitati molto male come epoca.
L'eterno irrisolto della situazione sembra Zverev che forse non riuscirà a a raggiungere l'agognato Slam.
Io ci metterei anche Tsitsipas che, a proposito di batoste, conta quella sconfitta al Roland Garros in finale con Djokovic molto pesante.
Lui sembra in totale involuzione. Credi si riuscirà a riprendere con la cura Ivanisevic?
Non lo so se lui riesce a ritrovare la sua dimensione, è molto difficile, col tempo perdi anche un po' di convinzione. La cosa peggiore di uno sport solitario come il tennis è abituarsi a perdere, dopo quella cosa non ti passa più.

Sul torneo femminile come vedi la prospettiva di Paolini? Dopo la finale dell'anno scorso può ripetersi?
Tutto può accadere, come sempre a livello femminile, e ancor più a Wimbledon perché in Top 10 – e anche dopo – non ci sono tenniste che abbiano dato prova di avere una particolare vocazione erbivora. Non esistono “specialiste” oggi, come in passato erano state Kvitova, Kerber, Halep.
Sabalenka è la più forte ma al massimo ha fatto semifinale qui, Gauff peggio ancora, Rybakina sa come si fa, ma si è persa e vediamo se si ritrova.
Swiatek sull’erba non vinceva ai bei tempi, figuriamoci oggi che è in calo. Krejčíková desaparecida perché infortunata. Paolini non ti so dire, non sono equidistante perché le voglio troppo bene! Mi limito a un grande BOH pieno di curiosità e speranza italica.
Il pubblico del tennis inevitabilmente si è allargato in Italia e sta cambiando, è un momento storico senza precedenti anche per chi lo racconta. Questa cosa solo qualche anno fa sarebbe stata impensabile.
Sembrava che fossimo quelli a cui piacevano le freccette acrobatiche, il tennis era uno sport quasi dimenticato. Adesso improvvisamente sono tutti tennisti. Io vado a giocare a tennis nello spogliatoio e incontro gente che mi dice "Io non capisco, ma perché c'è questo odio per Sinner?" e io gli chiedo "Ma dove sarebbe quest'odio per Sinner"?
Sicuramente la risposta sarà che l'ha visto "sui social…"
Ma i social secondo me valgono come le scritte sui muri delle metropolitane. È chiaro che la popolarità di uno sport rende tutti sportivi e il calcio ce lo insegna.
La sensazione è che proprio su Sinner si sia sviluppato un po' questo trend di militanza, proprio per citare il tuo amico negli spogliatoi.
Sì, c'è chi crede ci sia una tendenza a cercare il cavillo per metterlo in difficoltà, come la storia del pubblico del centrale del Roland Garros, i francesi che ce l'hanno con l'Italia. Io ti dico, secondo me, ai francesi dell'Italia non interessa quasi nulla. Poi il pubblico del Roland Garros è molto internazionale, non erano tutti francesi e hanno fatto il tifo per Alcaraz, perché Alcaraz prima di tutto è andato sotto e il pubblico tifa sempre per la partita lunga, l'impresa, perché la partita diventi un quinto set in cui se le danno di santa ragione. Inoltre noi siamo tifosi di Sinner, gli vogliamo bene, lo amiamo, lo adoriamo, ma Alcaraz è più spettacolare. Gioca un tennis più vario, il pubblico neutrale tende inevitabilmente a fare il tifo e schierarsi per quello che fa divertire di più. Tra i due quello che tecnicamente sa fare più cose, e lo dice lo stesso Sinner, è Alcaraz.

Inoltre c'è anche una questione di capacità di aizzare il pubblico.
È naturale che lo spettatore neutrale si schieri per quello un pochino più empatico con il pubblico, quello che carica di più. Se anche Sinner imparasse un pochino a giocare con il pubblico non gli farebbe male, otterrebbe qualche consenso in più e qualche tifoso di più, non che gli servano perché già ne ha tantissimi, però quella roba lì della finale di Parigi ce l'ha una spiegazione.
È come se una parte di pubblico fosse legato all'idea che finalmente c'è un bravo ragazzo a rappresentare l'Italia sportivamente, quasi in antitesi col paradigma del calciatore.
A noi italiani non sembra vero avere un italiano che abbia caratteristiche così poco italiane. Educato, carino, saggio, tranquillo, non tatuato, senza sfumature, senza urlacci. Sinner si adora ma c'è il dubbio che Alcaraz abbia la meglio anche per una questione di personalità. Te ne accorgi anche fuori dal campo, quando incontri Alcaraz ci parli una volta, la seconda volta viene da te, ti dà una pacca sulla spalla e ti dice "Hola amigo". Un simpaticone vero. Sinner è certamente adorabile, ma sono due caratteri diversi, il bello della rivalità è esattamente questo.
Dopo la finale del Roland Garros è montata una polemica per la telecronaca di Barbara Rossi, incolpata di non aver parteggiato abbastanza per Sinner. Che idea ti sei fatto?
Fino all'altro ieri, Barbara Rossi faceva telecronaca per 100.000 persone, adesso le partite le guardano in 6 milioni e questo conta. Faccio un esempio, durante la semifinale tra Djokovic e Sinner, Novak a un certo punto sbaglia uno smash sulla rete che forse avrei messo a segno anch'io. Barbara Rossi, che è un insegnante di tennis, che è un amante del tennis, che è una persona che conosce il tennis profondamente, si fa scappare un "no" di rammarico. Lo avrebbe detto per chiunque avesse sbagliato quello smash, perché era clamoroso. Tuttavia il pubblico del tennis che non è abituato al tennis tratta questa cosa esattamente come se domani mattina Lautaro Martinez sbagliasse un gol a porta vuota e il telecronista dicesse "No": immediatamente il telecronista diventerebbe interista.
Qual è la differenza?
Il tennis è semplicemente un altro sport, è un'altra cultura e se sbagli uno smash del genere è naturale che il telecronista dica "No, ma che combinato questo?", senza anteporre il tifo all'analisi. Però, ripeto, è il bello di avere 6 milioni di spettatori invece che 60.000 persone a guardarti, è una nuova dimensione tutta da esplorare.

Ti prepari a seguire Wimbledon per molti altri anni, visto che Sky ha rinnovato per un altro triennio i diritti.
Arriviamo sino alla pensione. Sky a Wimbledon è come Wimbledon, ogni anno c'è, cambia qualcosa, il rinnovo del contratto è una bellissima cosa, ovviamente. Il fatto di poter essere lì è meraviglioso.
Ultimissima cosa, Wimbledon celebrerà Murray con una statua da terminare entro il 2027, qualcuno potrebbe dissentire dicendo che se c'è uno che ha una statua lì se la merita, non è esattamente Murray ma Federer. COme la vedi?
Gli inglesi hanno una caratteristica, sono buoni e cari, ma sono pur sempre inglesi. Gli amici francesi hanno piazzato a Parigi la statua Nadal per ovvie ragioni e anche perché l'ultimo francese che ha vinto il torneo è stato un altro Yannick, ma si chiamava Noah ed era ed era nel 1983. Gli inglesi, sai, hanno già la statua di Fred Perry, Murray è stato il primo a vincere il torneo dopo di lui. Secondo me se gli fanno una statua a patto che Murray non sia scaramantico, perché alla statua in vita qualcuno potrebbe anche obiettare, ma evidentemente i nostri amici Brit non non hanno di questi problemi.