Paolo Brosio: “Mani Pulite mi costò il matrimonio, ero a pezzi e andai da Fazio. Fede? Silenzio Mediaset assordante”
“Quando vedo articoli o servizi di ragazzini realizzati sfruttando i lanci di agenzia mi viene da ridere. Io non l’ho mai fatto, ho sempre inseguito le notizie”. Paolo Brosio lo afferma con l’orgoglio di chi, da giornalista, ha percorso la strada e calpestato i marciapiedi per anni, accumulando ore ed ore lontano da casa.
Cronaca nera e giudiziaria, oltre che inviato all’estero e nelle zone di guerra, fino al racconto che indiscutibilmente lo ha reso celebre, ovvero quello dell’inchiesta Mani Pulite. “Fu una vera rivoluzione copernicana”, dichiara il giornalista astigiano a Fanpage.it. “Già la Lega Nord di Bossi aveva cominciato a scardinare alcuni capisaldi. Quell’inchiesta indebolì e annientò i poteri tradizionali”.
Classe 1956, Brosio ha da poco compiuto settant’anni. Un traguardo importante, che però non ha smorzato nemmeno un po’ il suo entusiasmo, rimasto intatto nel tempo.
Entrato nel mondo del giornalismo da giovanissimo, fu tra le altre cose capo ufficio stampa del Pisa di Romeo Anconetani. Incarico che ricoprì pure all’Università di Pisa. “L’esordio nella carta stampata fu alla ‘Nazione’ – rivela – ci lavorai otto anni, per poi passare nella redazione del ‘Secolo XIX’ diretto da Carlo Rognoni. Qui ne feci altri sette”.
Una collaborazione, quella con il quotidiano ligure, che colpì positivamente Emilio Fede in occasione del colloquio di assunzione. “Era stato praticante alla ‘Gazzetta del Popolo’, ma l’unico giornale che lo aiutò concretamente con una corrispondenza per il Piemonte fu, per l’appunto, il ‘Secolo’. Essendo regioni confinanti, c’è sempre stata un’osmosi e un’affinità tra le due realtà. Uno scambio economico, culturale e sociale”.
“Mi ricordi i primi soldi della mia carriera, per cui ti prendo”. Andò così?
Sì! Quando Fede seppe che ero un inviato del ‘Secolo’ si congratulò: ‘È una testata gloriosa’. Rimase colpito dal fatto che fossi nel giornale che lo aveva sostenuto. Probabilmente si rivide in me.
Non esisteva ancora il Tg4.
Partii da Studio Aperto. Documentai anche la Guerra del Golfo, partecipando da Milano 2 alle varie edizioni straordinarie. In seguito mi occupai del disastro della Moby Prince, dei sequestri di persona da parte della ‘ndrangheta e andai in Jugoslavia come inviato speciale in sostituzione di Mario Marchi. Quasi un segno profetico, visto che in quella terra ci sarei tornato tanto tempo dopo da pellegrino.
Mani Pulite arrivò senza preavviso.
Era il 15-16 febbraio del 1992 e mi trovavo in Austria. Mi ci avevano mandato nell’ambito del ritrovamento della mummia del Similaun. Ero ad Innsbruck quando Emilio mi telefonò per un cambio di programma: ‘Torna indietro, tanto lo so che stai dietro alle donne. Mi servi a Milano’. Avevano arrestato Mario Chiesa.
L’inizio di tutto.
Nei primi verbali uscì il nome di Craxi, a cui si aggiunsero quelli di Forlani e Andreotti. Accadde il finimondo. Quando presi in mano la notizia ci trovavamo di fronte ad un arresto rilevante nei confini milanesi. Ma in breve tempo la storia esplose, diventando un caso internazionale.

Gli inviati della Rai potevano sostare davanti al Tribunale, mentre lei fu relegato in un isolotto.
Mi collegavo da corso Porta Vittoria, con i tram che mi passavano accanto. La Rai poteva permettersi di stare davanti alla scalinata, avendo una fly enorme. Noi, che ce l’avevamo di dimensione più ridotta, venivamo praticamente oscurati dal Palazzo di Giustizia che arrivava fino al nono piano. Questa limitazione ci impose di spostarci più avanti.
Le sue agendine divennero famose.
C’era una cartoleria a due passi, le acquistavo lì. Diventarono le più celebri del mondo! D’altronde, c’erano decine di ordini di cattura e di avvisi di garanzia al giorno. Senza appunti come facevi? Per 5-6 anni ci fu un clima pazzesco, arrivarono da tutta Europa per raccontare quello che avveniva. Non si faceva in tempo ad andare a San Vittore che dovevi recarti verso il carcere di Opera, poi nella sede del Nucleo di Polizia Tributaria. Ne uscii esaurito. Non presi mai un giorno di ferie. Un ritmo che influì sulla vita privata di noi corrispondenti. In molti ci separammo dalle nostre mogli. Un epilogo inevitabile.
È vero che per ottenere notizie svuotavate persino i cestini dell’immondizia?
Non i cassonetti, eh (ride, ndr). Perlustravamo ogni zona e andavamo pure negli uffici del Gip e del Pm. Sbirciavamo tra le cartacce per capire se ci fossero appunti o dichiarazioni scritte rilasciate durante gli interrogatori. Ci mettevamo i fogli in tasca e correvamo in bagno a leggerli. Ne facemmo di tutti i colori.
Un giorno un’auto con la portiera crivellata di colpi venne parcheggiata a due passi dalla sua postazione.
Lascia stare, successe un casino. Era un periodo in cui quotidianamente c’era un allarme bomba in zona. Una macchina piena di fori di proiettile fu posteggiata di fronte a me. Il primo pensiero di tutti fu che potesse essere imbottita di tritolo. Solo dopo scoprii che apparteneva ad un pregiudicato che si era recato in Tribunale per un interrogatorio.
Come si comportò?
Avvertii Fede, che ovviamente diede risalto all’episodio. In pochi minuti giunsero gli artificieri, la Polizia e i Carabinieri. Un macello. Mia madre telefonò in redazione in lacrime ordinando di farmi allontanare da là. Alla fine si chiarì tutto, con i colleghi giornalisti incazzati neri con me perché si erano allertati e avevano fatto riaprire le pagine. Poco male: quella sera il Tg4 fece un ascolto altissimo.
Una bomba, nel 1993, esplose davvero in via Palestro.
Abitavo vicinissimo, in via Cerva. La sentii benissimo, come se mi fosse esplosa sotto il letto. Sobbalzai ed uscii immediatamente. Arrivai sul posto in pochi secondi e sentii le prime ambulanze. Non c’erano altri giornalisti. La mia vita è costellata di situazioni simpatiche e ironiche, ma anche di fatti di cronaca grossi.
Confidò: “Ero esausto. Quando mi arrivò la proposta di Fabio Fazio accettai subito”.
Non lavoravo solo per Fede. Per un lasso di tempo collaborai con tutte le testate di Mediaset. Se la Rai godeva di cinque inviati per tre canali, noi coprivamo tutto al massimo con due cronisti. Eravamo abituati a stare sul campo, a cercare le notizie. La nostra era una vita randagia. Quando Fazio chiamò proseguii per un po’ coi tg: dal venerdì alla domenica mi concentravo su ‘Quelli che il calcio’ e negli altri giorni mi dedicavo alla giudiziaria. Ma ad un certo punto scoppiai e scelsi.
Come reagì Fede?
Ci rimase male, però ero davvero stanco. Mani Pulite mi aveva ammazzato. Nessuno mi diede mai il cambio e quella parentesi della mia vita mi costò il primo matrimonio. Con Fazio avrei dovuto fare inizialmente solo una stagione, ma andai talmente bene che rimasi fino al 2001.
Diventò un pilastro della trasmissione.
Facevo trentaquattro puntate l’anno, una dietro l’altra. Un record ineguagliabile. Andavo, tornavo e ripartivo. Mi spedirono negli Stati Uniti, in Norvegia, in Scozia, in Austria, in Cina, in Russia, in Sudamerica.
Nel lago di Loch Ness rischiò di affondare.
Cominciammo ad imbarcare acqua! Un incubo. Era tutto scuro, non si vedeva niente. In più c’era la leggenda del mostro, che influì sull’umore. Dall’Italia pensavano che avessimo architettato tutto per fare spettacolo. Macché!
Nel dicembre 1996 avvicinò la Principessa Diana, in visita a Rimini. Sarebbe morta sette mesi dopo.
Me lo ricordo benissimo. Fu molto gentile e carina. Mi abbracciò e mi diede un bacio. Restò in città per due giorni.
Nel 1998, invece, fece incursione a teatro in uno spettacolo del mitico Ernesto Calindri.
Allo Smeraldo di Milano. Ma di dirette dai teatri ne feci in abbondanza. A volte le idee venivano a Fabio, altre volte a me. Oppure loro mi mandavano in un posto e io mi inventavo delle trovate senza comunicare nulla. Fazio si arrabbiava perché gli cambiavo la scaletta, ma poi rideva e si divertiva. Eravamo veramente una bella squadra.
In quegli anni condusse “8 millimetri” con Alessia Marcuzzi. In una puntata riusciste ad intercettare addirittura Lucio Battisti.
Le persone ci inviavano i loro filmati amatoriali e demmo in esclusiva le immagini di Battisti, che non appariva in pubblico da anni. Quell’edizione andò molto bene, io e Alessia eravamo affiatati. Ci separammo perché firmai con la Rai e diventai fisso a ‘Quelli che il calcio’, che per me rappresentava il massimo dell’ambizione. Sempre con Fazio feci ‘Sanremo Notte’ e nel cast, oltre a Teocoli, ritrovai la Marcuzzi. Ero l’inviato e andavo a trovare i parenti dei cantanti in gara.
Non si è fatto mancare nemmeno i reality.
Vent’anni fa feci ‘L’Isola dei famosi’ come inviato in Honduras, mentre nel 2019 partecipai come concorrente. Nel 2020 entrai invece nella casa del ‘Grande Fratello Vip’. Ammetto che ‘L’Isola’ fu più avventurosa, a differenza del ‘Gf’ che per me fu decisamente limitante. Ma l’azienda insistette tanto…
Contrasse il covid pochi giorni prima dell’ingresso.
Mi ammalai mentre ero in albergo in attesa di entrare. Venni ricoverato e rimasi all’Istituto Clinico Casalpalocco per ventiquattro giorni. Mi ripresi rapidamente, stavo benissimo, ma dovetti attendere parecchio prima di avere l’ok dalla produzione.
È entrato suo malgrado nella storia di “Scherzi a parte”. Le fecero credere di aver parlato con Papa Francesco.
Mi emozionai e alla fine mi confessarono che era tutto finto. Avrei voluto spaccare la testa a Frank Matano, non lo feci per un pelo. Da buon convertito misi in pratica il perdono. In ogni caso, fu lui a non sentirsela più di proseguire.

Se era così arrabbiato perché concesse la liberatoria?
Non volevo firmarla, ma lo feci per soldi. Mi avrebbero finanziato parte del progetto dell’ospedale di Medjugorje. Incassai 90 mila euro grazie agli spot gratuiti. Ormai mancano solo 270 mila euro. In sette anni abbiamo portato a casa 1,4 milioni. Siamo quasi alla fine, finalmente.
La sua conversione è stata ed è tuttora spesso oggetto di dileggio.
Ma che mi frega! Io sono con Dio e mi basta. Non mi importa di quello che pensano gli altri. Mi interessa lanciare il mio messaggio. I miei primi libri vendettero 500 mila copie e nel 2010 nacque su Rete 4 la trasmissione ‘Viaggio a…’. Non posso lamentarmi.
Non posso non chiederle di Fede. Nel settembre 2025 partecipò ai suoi funerali e lamentò il silenzio da parte di Mediaset.
Accompagnai la figlia Sveva alla Chiesa di Dio Padre, a Milano 2, dove di svolsero le esequie. C’erano Galliani e Dell’Utri, tuttavia l’assenza dei vertici dell’azienda fu triste e il silenzio a mio avviso assordante. Non sentire nemmeno una parola ferisce più di una polemica. Ci fu indifferenza. In genere quando scompare una persona si realizza un ritratto. Emilio è stato una figura importante, che raggiunse grandi traguardi. A me ha insegnato i segreti del mestiere. Avrà sbagliato, ma chi non sbaglia nella vita? Dinanzi alla morte si dovrebbe mettere al primo posto la compassione.
Ha un rammarico?
Quello di non essere andato a trovarlo nella Rsa di Segrate. Avrei tanto voluto, ma le condizioni di mia mamma Anna me lo impedirono.
Oggi cosa fa?
Ho settant’anni e posso dire di aver fatto di tutto. Una carriera così non l’avrei mai potuta immaginare. Da qualche settimana partecipo al programma ‘Filorosso’, è stato Antonino Monteleone a contattarmi. Sono molto contento. Ho avuto una carriera felice, benedetta dal cielo. Per il futuro c’è in ballo un’idea che ho sottoposto a Carlo Conti. Una roba importante, che gli è piaciuta un sacco.
Di che si tratta?
Un programma sull’ambiente e i territori, sui percorsi storici e spirituali, con uno sguardo all’enogastronomia e ai piatti realizzati non da professionisti, bensì dalle signore dei paesi. Mi vorrei concentrare sul cibo di una volta, sulle chiese – intese come centro di aggregazione – e sui sentieri più belli d’Italia.