Nathalie: “Trionfai a X Factor, ma non fu un punto d’arrivo. Sanremo? Mi piacerebbe tornarci”
Il trionfo nella quarta edizione di “X Factor”, l’ultima trasmessa dalla Rai, poi l’approdo a Sanremo e la grande ribalta, fino a quando i riflettori si sono pian piano abbassati, non privando tuttavia Nathalie della sua innata passione per la musica, portata avanti in maniera indipendente seguendo sentieri spesso alternativi.
“È stato il mio primissimo amore, ma non l’unico – confida l’artista a Fanpage.it – da piccola infatti pensavo di fare l’attrice. A casa però avevamo un pianoforte verticale che già a 2 anni tentai di suonare. Ero attratta da tutto ciò che generasse musicalità, mi ha sempre affascinato”.
Da qui la decisione dei familiari di indirizzarla verso lo studio del pianoforte classico: “Ero molto istintiva e l’idea di seguire delle lezioni accademiche non mi stimolava. Col canto, al contrario, il discorso è sempre stato diverso. Mi sono formata e ho lavorato molto sulla mia voce. In ogni caso, imparai a suonare il piano e la chitarra, che mi tornarono utili quando cominciai a comporre i miei brani”.
Romana, classe 1979, le origini di Nathalie Giannitrapani sono diffuse: “Mio padre ha origini siciliane, come lascia intuire il mio cognome, ma è nato in Tunisia, mentre mia madre è belga pur essendo nata in Congo. Con loro ho sempre parlato italiano e francese, respirando un’aria multiculturale, anche sul fronte dei cibi e della gastronomia”.
Diplomatasi al liceo linguistico, Nathalie si iscrisse all’Università di Lettere, con indirizzo ‘spettacolo’, senza mai arrivare alla tesi: “Mollai che mancavano pochi esami. Non riuscii più a far convivere la musica e gli studi e fui costretta a scegliere. Quella facoltà comunque mi arricchì, fornendomi strumenti utili e punti di vista preziosi”.
I primi passi?
Iniziai ad esibirmi dal vivo. Il mio obiettivo fu subito quello di passare in breve tempo dalle cover ai brani scritti da me. Parallelamente arrivarono i concorsi. Il Festival ‘Fuoritempo’ di Roma, che tra l’altro si teneva nel quartiere Nuovo Salario in cui sono cresciuta, mi consentì di mettermi alla prova. Presentai la canzone ‘L’alba’ e fu un momento topico, da ricordare. Per me fu uno sforzo di coraggio enorme.
Di lì a poco arrivasti ad aprire i concerti di grandi nomi come Max Gazzè, Andrea Mirò e i La Crus.
Cantando nei locali di Roma succedeva di incrociare varie figure del settore che magari erano dentro alle organizzazioni dei concerti. I La Crus li avrei poi ritrovati a Sanremo, nel 2011. Con Mauro Giovanardi e Cesare Malfatti siamo rimasti amici. Sono persone stupende, di una originalità unica.
Prima di “X Factor” avevi tentato l’accesso in qualche altro talent?
No, affatto. ‘X Factor’ fu il mio salto di fede. Mi dissi: ‘Proviamo a fare questa cosa, senza troppe aspettative’. E mi tuffai. In precedenza mi era capitato di fare qualche apparizione in tv e soprattutto ‘Demo’ su Radio 1, con Michael Pergolani e Renato Marengo che, affettuosamente, si definiscono i miei zii professionali. Con loro vinsi nel 2006 il premio Demo-Siae e, nello stesso anno, mi aggiudicai pure il MArteLive. Fu una stagione decisamente positiva.
“X Factor”, dicevamo.
Volli lanciarmi. Dentro di me avevo maturato la convinzione di uscire dai locali. Fu un esperimento con me stessa. Non ero abituata ai contesti televisivi e sentivo di desiderare un palco che, qualora mi avessero presa, mi avrebbe dato la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto per la mia musica.
Il successo conseguito dalle precedenti edizioni influì, immagino.
Sapevo del successo ottenuto da Giusy Ferreri, Noemi e Marco Mengoni, ma non fu quello il motivo. Avevo scritto ‘In punta di piedi’, in cui credevo fortemente, e volevo portarlo su un grande palcoscenico. Non a caso lo presentai come inedito in trasmissione quando non era un gesto scontato. Fui io a sdoganarlo. La prassi era portare i brani di altri autori, mentre io cantai un mio pezzo. Mi impuntai, nonostante nutrissi il massimo rispetto per le splendide canzoni che mi venivano sottoposte. Sentivo però di voler portare qualcosa di mio.
Affermasti di essere andata a “X Factor” con lo scopo di rimanere te stessa. Temevi che il talent potesse snaturarti?
Il rischio c’era. Io mi conoscevo bene, avevo 30 anni e un’esperienza solida di live alle spalle. Temevo che potessero trasformarmi in funzione dello spettacolo televisivo. Per rendermi più accattivante poteva accadere che mi allontanassero da quella che ero. In fondo non conoscevano il mio percorso. Mi tranquillizzai quando seppi quali sarebbero stati i giudici. Ero fan di Elio fin da ragazzina, speravo di potergli piacere. E poi c’era anche Enrico Ruggeri, un artista pazzesco. Entrambi per me rappresentarono una garanzia, la certezza di poter ottenere attenzione da parte di chi aveva fatto della propria unicità una cifra stilistica. Percepii molta sensibilità.
Finisti proprio nel team di Elio.
Sì, esattamente come avevo sognato. Con me è stato sempre molto presente e carino, soprattutto dopo il programma. Ogni volta che mi è servito un consiglio lui c’è stato. Mi ha sempre sostenuta, mi ha invitato ai suoi spettacoli e nel 2023 con il supporto della sua etichetta discografica Hukapan tentai di tornare al Festival. Purtroppo senza successo.
Al primissimo provino portasti “Minuetto” di Mia Martini.
Nutro un immenso amore per Mia Martini, era straordinaria e portava sul palco una verità espressiva. Adoro quel brano e lo trovavo nelle mie corde. Lo sentivo mio e mi faceva stare a mio agio.
L’audizione di fronte ai giudici avvenne in uno stanzino minuscolo. Niente a che vedere con lo scenario offerto dal programma da quando è su Sky.
Ammetto di non aver guardato in maniera continuativa lo show dopo la mia partecipazione. L’immedesimazione mi provoca parecchia emozione. Comunque le differenze ci sono, a partire da una maggiore consapevolezza di chi si presenta. Arrivano con un look più definito, con degli inediti da far ascoltare già al primo casting. Ai miei tempi non c’era questa mentalità, eravamo più ingenui. La macchina è cambiata, questa perlomeno è la mia impressione. Io non sapevo cosa mi sarebbe potuto accadere, andai alla cieca. Sì, mi preparai delle mie canzoni, ma senza sapere come le avrei utilizzate.
Enzo Miccio bocciò senz’appello i tuoi outfit.
Lo scopro da te! Noi rimanemmo per tre mesi chiusi nel loft, isolati da tutto e tutti. Non avevamo telefoni, internet, televisore e non potevano nemmeno ricevere le lettere dai parenti nel caso contenessero informazioni sulla trasmissione. Rispetto l’opinione di Miccio, precisando che gli abiti da indossare non li decidevamo noi. C’era una squadra di persone dietro ad ogni concorrente, stylist bravissimi che ci disegnavano un’immagine addosso che non sempre ci identificava.
Gianni Morandi e Gianmarco Mazzi assistettero alla finale. Fu un chiaro indizio in ottica sanremese.
Come ti spiegavo prima, noi eravamo isolati e non percepivamo cosa succedeva al di fuori. Vivevamo tutto in maniera alterata e non sapevamo della possibilità che il vincitore di ‘X Factor’ potesse essere preso in considerazione per il Festival. In tal senso, fui fortunata a poter essere ascoltata da loro in quel contesto.
Con la vittoria di “X Factor” ti aggiudicasti un contratto discografico del valore di 300 mila euro.
Non fu proprio così. Per quanto mi riguarda c’era un contratto legato alla vittoria che inglobava la pubblicazione dell’EP post ‘X Factor’ e, se non erro, di due album. A livello economico non ci fu alcun premio specifico.
A Sanremo ci arrivasti davvero qualche mese dopo con “Vivo sospesa”.
Gianni (Morandi, ndr) ascoltò la canzone, mi chiamò e mi riempì di consigli. Lo faceva con tutti, era molto attento e premuroso. Non pareva troppo convinto del mio testo, gli sembrava eccessivamente ermetico, tanto che lo riscrissi per buona parte. Lo ringrazio perché i suoi suggerimenti furono assai preziosi.
Il brano ce l’avevi pronto da tempo?
Non da tanto. Il ritornello già esisteva, poi nel loft ci lavorai. Mi mancava una strofa forte e la trovai. Quando si trattò di scegliere una canzone da presentare per Sanremo pensai subito a quella lì.
Ti classificasti settima.
Il posizionamento non mi è mai interessato. Stare su quel palco era per me di per sé una vittoria. Ebbi la possibilità incredibile di raggiungere una vasta platea in un posto storico. Mi classificai bene in mezzo a tutti quei grandissimi artisti. Anzi, mi sentii fuori posto.
Primo Festival tra i big da assoluta esordiente.
Fu una settimana abbastanza intensa e, al contempo, divertente. Sanremo è un frullatore. Fu come vivere i tre mesi di ‘X Factor’ in cinque giorni. C’era un’esposizione continua, con interviste a tutte le ore. Mi piaceva, ma era faticosissimo. E arrivavo all’esibizione stanca. È stato però bellissimo conoscere altri colleghi e soprattutto poter cantare e suonare il brano supportata dall’orchestra. Impagabile.
L’Ariston fa tremare le gambe.
È piccolissimo rispetto a quello che pensi. Lo sostengono tutti, ma quando ti ci trovi realizzi che è vero. In compenso, sai che dietro alle telecamere ci sono decine di milioni di persone che ti guardano.
Hai più riprovato a partecipare?
Ritentai altre volte. Una volta c’era Claudio Baglioni e portai ‘Siamo specchi’. Lui stesso mi informò che non ero entrata nella short list per poco. Poi, per l’appunto, nel 2023 rimasi un’altra volta fuori. Non parlai mai con Amadeus, fu Elio a comunicarmi che la domanda non era andata a buon fine.
Per il 2027 intendi rifarti avanti?
Vediamo! Ora come ora non lo so. Mi farebbe piacere riandarci, non lo posso negare. Ma so che ci sono mille motivi per cui si viene o meno selezionati. Non credo mai che ci sia qualcosa di personale. Fa parte del gioco.
“Oggi mi manca la possibilità di arrivare a tante persone”. Sono parole tue.
È così. La vasta platea è ciò che ti permette di continuare a fare strutturalmente questo mestiere. Allo stesso tempo, però, vorrei che venisse rispettata la mia natura. Devo rimanere fedele a me stessa. Un principio che sicuramente può limitarti. Ma so che è quello che voglio fare, ovvero qualcosa di autentico ed onesto. Se facessi qualcosa che non si identifica con Nathalie non arriverebbe con la medesima forza.
Non posso non domandartelo: i talent sono un’occasione da sfruttare o solo una fabbrica di illusioni?
Il talent può essere tante cose diverse. Innanzitutto ce ne sono tanti ed è normale che non possano offrire a tutti la realizzazione dei propri sogni. Ecco allora che la selezione può generare delle difficoltà in chi ci spera. Ma non può essere un punto d’arrivo, bensì di partenza o di passaggio. Senza dimenticare che è un meccanismo che esula in buona parte dall’aspetto musicale. Questa è la mia opinione, assolutamente personale e non assoluta.
Tornare alla realtà dopo la ribalta può essere doloroso.
La fiammata è potente e so quanto possa essere complicato il dopo. Personalmente non ho mai pensato che ‘X Factor’ fosse l’unica cosa da fare o che mi assicurasse di arrivare dove volevo. In me c’era un aspetto di lucidità. Mi interessava proporre le mie canzoni e riuscii a farlo. Se avessi puntato tutto sul programma sarebbe stato illusorio. Ma sai qual è l’errore generale?
Quale?
Far coincidere in questa epoca il talent con la consacrazione. Non può essere visto così. ‘X Factor’ è un punto importante per una carriera, ma non l’unica cosa. È un meccanismo televisivo ed è ingiusto pensare che ti dia inevitabilmente longevità musicale.
Nel 2024 hai pubblicato “Freemotion”, un album registrato girando in camper e all’aria aperta.
Mi sono mossa in camper, un sogno che avevo fin da bambina. Poter lavorare all’aperto e non in uno scantinato è stato meraviglioso. A questo legaci l’aspetto ambientale, che per me è da sempre molto importante. Abbiamo sfruttato energia pulita e alternativa. Mio nonno fu un pioniere dell’energia solare. In Africa effettuava sperimentazioni e sottolineava costantemente quanto potesse essere potente il sole. Lo ho letto come un passaggio di testimone.
Un progetto tanto affascinante quanto dispendioso.
In effetti non è stato facilissimo e il crowdfunding ha sostenuto parte delle spese. Ho compiuto uno slancio folle, ma ragionando sulle modalità pratiche. Ahimé, quando presentai ad alcune etichette discografiche il progetto non fu del tutto compreso.
Vivi tuttora di musica?
Sì, anche se non è facile. Canto, suono, lavoro a nuovi brani e faccio concerti in giro. Il covid ha complicato tutto e molti locali hanno chiuso per colpa della crisi. Ma io vado avanti. Parallelamente insegno. Per tanti anni ho tenuto dei corsi all’Università Luiss, tra cui uno di songwriting creativo.
La tv ti ha più cercata?
Mi chiamarono da ‘Tale e Quale’ per valutare una possibile partecipazione, ma non se ne fece nulla. Sarebbe stato divertente, però non era esattamente ciò che avrei voluto fare. In merito ai reality, invece, nessun contatto. Non mi ci ritroverei, non mi appartengono e non mi interessano.