Valeria Monetti: “Orgogliosa di Saranno Famosi, ma dispiace non essere mai ricordati. Siamo come dei fantasmi”

“Dispiace non essere mai ricordati. Noi esistiamo, per arrivare a venticinque edizioni si deve partire comunque da uno”. Parole di Valeria Monetti, tra le protagoniste assolute della primissima edizione di Amici, quando ancora si chiamava Saranno Famosi.
Una prima stagione che, seppur mitologica, sembra essere relegata agli archivi del piccolo schermo e alla memoria degli spettatori che, nonostante sia trascorso un quarto di secolo, non hanno dimenticato i nomi dei componenti di quella classe. Valeria si classificò settima, fermandosi ad un passo dalla finale. “Arrivai fino alla penultima puntata e fu meglio così – afferma a Fanpage.it con il sorriso sulle labbra – i miei compagni si fecero il mazzo, a differenza mia che mi risparmiai una settimana di grande lavoro”.
Appassionata di recitazione, Monetti riuscì ad imporsi anche nel canto e nella danza. Merito di una preparazione partita da lontano, direttamente da Cava de’ Tirreni. “Sono nata a Milano nel 1980 da genitori entrambi campani che poi si sono ritrasferiti nel meridione. A Cava mi iscrissi ad un corso di recitazione, più che altro per inserirmi nel nuovo contesto. Cominciai per inerzia”. Oggi lavora nel mondo della recitazione e insegna, un pieno ritorno alle sue passioni: "Sono una lavoratrice del settore, riesco a vivere di questo e non è stato semplice. Ai ragazzi a cui insegno ripeto sempre che non è difficile arrivare, è difficile rimanere in sella. Serve tanto carattere".
Spesso le favole prendono il via per puro caso.
La mia lo è stata. Il laboratorio era gestito da Clara Santacroce, madre di Renata Fusco. Studiavo dalla madre e nel frattempo osservavo Renata che entrava nell’universo del musical. Sono cresciuta nel sogno della Compagnia della Rancia e, dopo ‘Saranno Famosi’, il primo lavoro fu proprio con loro.
Iniziasti anche a prendere confidenza con il ballo.
Sì, c’era una scuola a Salerno e mi avvicinai. Tuttavia, la recitazione è rimasta sempre l’unico amore. Mi definisco un’attrice che canta, con la danza all’ultimo posto. Mi serviva soprattutto per i musical.
A proposito di musical: il primissimo fu “Il Mago di Oz”.
Parliamo di un’esperienza scolastica, in un periodo in cui non avevo ancora progettato il futuro. Mi accorsi che mi veniva bene, risultavo spontanea.
Prima di “Saranno Famosi” avevi tentato altre strade?
Avevo provato ad entrare alla Silvio D’Amico. Era a numero chiuso, superai la prima selezione, non la seconda. In seguito tentai anche alla Bernstein School of Musical Theater di Bologna, ma emersero altre problematiche, a partire dalle grosse spese. A quel punto mi iscrissi all’Università, alla facoltà di Lettere.
Non avevi fatto i conti con quell’annuncio apparso in tv.
Lo notò mia madre. Si rivolgeva a chi sapeva cantare, ballare e recitare e mi spinse a provare. Io ero scettica: ‘Mamma, sono le solite pubblicità fasulle’. Insistette e chiamammo. La telefonata di convocazione giunse non tanto tempo dopo. Ricordo che ero in barca, in mezzo al mare con la famiglia.
Ti recasti ai provini.
Eravamo in pochi, non c’erano le file che ci sarebbero state negli anni successivi. Ci convocarono in uno stanzone e feci una chiacchierata, prima di recitare un monologo e cantare un brano. Al termine firmai un foglio e me ne tornai a casa. Al secondo incontro c’era Roberto Cenci che ci pose delle domande. Infine al terzo, quando il gruppone si era di molto ristretto, vedemmo Maria De Filippi.
L’11 settembre 2001 eri nella scuola.
Era il giorno esatto delle selezioni in video, con l’attribuzione del ruolo di titolare o riserva. Ci fu una grande confusione. Non guardavamo la televisione, ma percepimmo nell’aria qualcosa. Fu una giornata tremenda perché il contrasto era fortissimo. Ti veniva da domandarti cosa stessi facendo lì mentre nel mondo stava succedendo l’impensabile. Fortunatamente, gli autori gestirono al meglio la situazione.
La partenza del programma fu decisamente in salita.
Si faceva poco e alcuni ragazzi se ne andarono perché si annoiavano. Capitava di attendere a lungo prima di una lezione.

A dicembre vi salutarono senza dirvi se la trasmissione sarebbe ripresa.
Ci fecero gli auguri di Natale e sembrava che fosse finita lì. ‘Nel caso, vi riconvocheremo dopo l’Epifania’, ci dissero. Percepimmo una sorta di congedo. Invece ci richiamarono dopo le feste e trovammo una struttura totalmente stravolta. Era mutato tutto.
In che senso?
Avevano realizzato delle sale dove svolgere singole lezioni ad orari precisi. Un cambio di marcia totale. Daniele Bossari non c’era più e al suo posto era arrivato Marco Liorni. E, soprattutto, iniziarono immediatamente le sfide. Leonardo Fumarola fu il primo grande sfidante, offrì una narrazione accattivante e ‘Saranno Famosi’ riscosse finalmente attenzione.
Percepiste un differente approccio del pubblico?
Assolutamente sì. Nel viaggio tra l’alloggio e il ristorante ci fermavano centinaia di persone, non riuscivamo più a passare. L’attenzione crebbe notevolmente ed esplose definitivamente con l’avvio del serale.
Eravate diventati popolari.
Non ambivamo alla fama. Eravamo tutti dei ragazzi che avevano studiato e che erano stati scelti nell’ambito di un desiderio artistico. Avevamo dei sogni, volevamo vivere di musica, recitazione o danza. Non percepivamo davvero ciò che accadeva intorno, eravamo concentrati esclusivamente sul prodotto. In tal senso, fummo molto tutelati. Cenci ci protesse tantissimo e fino all’ultimo gli autori ci evitarono ogni distrazione. Sapevamo che ci stava capitando qualcosa, ma ce ne accorgemmo pian piano.
Se non ti fossi aperta al canto e al ballo forse la tua permanenza sarebbe durata meno.
Probabilmente è così. Ero quella che sapeva fare tutto e senza l’opzione del canto credo sarei uscita prima. Sai, era complesso recitare in quel contesto. Spesso non sapevano cosa affidarmi. Delle tre, la recitazione era una delle arti meno dirette e funzionali in un programma tv. Infatti col tempo capirono che l’attenzione degli spettatori era inferiore e tolsero la materia.
Una volta usciti dalla scuola vi ingaggiarono subito come testimonial della Tim.
Ero ingenua e non intuii la portata del successo. Con la testa e la consapevolezza di oggi mi pento di non essermi goduta di più quella fase. Non ero in grado, non avevo gli occhi giusti. Eravamo tutti dentro ad un immenso vortice.
Fu tutto più chiaro quando vi aggregaste al Tim Tour.
Nemmeno lì. Ora ce lo raccontiamo e ci diciamo ‘cavolo, ti rendi conto?’. All’epoca ci sembrava tutto normale. Adesso invece che conosco la fatica che occorre per riempire i teatri mi ripeto quanto fosse assurda quella situazione. Non eravamo ragazzi arroganti e presuntuosi, vivemmo tutto con divertimento nell’ottica di un’avventura condivisa. Funzionavamo prevalentemente come gruppo, il riscontro era molto superiore rispetto a quando ci incrociavano singolarmente.
Approdaste in blocco a “Buona Domenica”.
Per quel che mi riguarda non subito, bensì l’anno seguente. Mi scritturarono per ‘Sette spose per sette fratelli’. I figli di Raffaele Paganini mi notarono in trasmissione e mi segnalarono al padre. Feci i provini e dopo un mese di ansie ottenni il meraviglioso ruolo di Milly. Di fianco a Paganini e a Manuel Frattini non avrei potuto iniziare meglio. Da componente di un gruppo ero diventata un individuo.
I tuoi colleghi di “Saranno Famosi” li ribeccasti comunque da Costanzo.
Maurizio si era affezionato a noi, eravamo i suoi ragazzi. Quell’esperienza mi servì, non la rinnego. Ogni tanto ti domandavi ‘perché sto qui?’, però la Valeria del 2026 avrebbe la risposta pronta: ‘Perché sì’. Avevamo pochissimi minuti a disposizione, ma ogni domenica godevamo di un nostro spazio e venivamo pagati. A ‘Buona Domenica’ ci aggiungo anche il ‘Maurizio Costanzo Show’, dove intervenivamo solo per la sigla finale. Per il resto del tempo stavamo lì seduti, ma c’eravamo. Questo privilegio non lo percepivamo, ci pareva scontato. Oggi invece ringrazio.

Nell’estate del 2003 scalasti le classifiche con il brano ‘Ma dai’, assieme ad Andrea Cardillo.
Conquistammo il disco d’oro e la canzone divenne un tormentone. Entrava in testa e non usciva più, tanto che se la ricordano tutti!
Nelle presentazioni e nei crediti veniva citato solo Cardillo.
Hai ragione, il mio nome non veniva mai riportato. Ma non fu un problema. Non avevo nemmeno l’esperienza di impormi. Ero dentro a quel mondo e raccoglievo ciò che arrivava. Ora, in età matura, magari porrei delle condizioni. Però, alle fine, io ero la guest, la corista. Per Andrea il discorso era più importante.
La scia di “Saranno Famosi” inevitabilmente arrivò ad esaurimento. Come fu il ritorno alla normalità?
Mollata ‘Buona Domenica’ si presentarono i problemi. Mi chiesi: ‘E adesso?’. Eravamo stati inseriti in questo mondo senza avere la preparazione adeguata. Vivevamo di telefonate e, all’improvviso, il telefono smise di squillare. Si erano conclusi i miei impegni quotidiani e dovetti mettermi a cercare lavoro. Mi sentii spaesata e purtroppo non fui brava a cogliere alcune occasioni che si presentarono all’orizzonte.
Come mai?
Non ero pronta. Feci una particina ne ‘La Squadra’, su Rai 3, ma altre chance di serialità sfumarono, come una sui vigili del fuoco per Mediaset. Sentivo di non possedere il linguaggio televisivo, quello del teatro non è identico a quello delle fiction. La consapevolezza l’ho acquisita una volta compiuti quarant’anni. Sono una lavoratrice del settore, riesco a vivere di questo e non è stato semplice. Ai ragazzi a cui insegno ripeto sempre che non è difficile arrivare, è difficile rimanere in sella. Serve tanto carattere. Le opportunità prima o poi arrivano, bisogna farsi trovare pronti.
Fu l’unico periodo complicato?
No. Prima che mi scegliessero per ‘Robin Hood’ temetti che fosse tutto finito. Era il 2008 e per un intero anno rimasi ferma. Svolgevo audizioni stupende, ma le produzioni si arenavano. In televisione avevo collaborato con alcuni canali tematici come Alice e Marco Polo. Poi, ahimé, i progetti si interruppero. Ma quando stavo per dire addio a Roma avvenne l’inimmaginabile.
Ossia?
Feci una telefonata di saluto ad un vecchio collega che, per puro caso, mi informò che stavano cercando un’attrice per la parte di Lady Marian. La ruota magicamente ripartì, per fermarsi di nuovo quando l’età per impersonare la principessa venne oltrepassata. Allora decisi di rimboccarmi le maniche e di creare assieme a dei colleghi la compagnia ‘Amo, Attori Momentaneamente Occupati’. Ci mettemmo a produrre in autonomia gli spettacoli e girammo l’Italia per 4-5 anni.
Hai avuto più modo di relazionarti con Costanzo e la De Filippi?
No. Tra i due vedevamo più frequentemente Maurizio e percepivamo il suo affetto. Maria non l’abbiamo quasi mai vista. Venne a ‘Buona Domenica’ e fu l’unica volta in cui la avvicinammo davvero. Non ho mai saputo come ci percepisse. Per paradosso, l’hanno conosciuta maggiormente i nostri genitori, la vedevano alle riunioni di ‘Saranno Famosi’, ci chiacchieravano. Da parte nostra c’è sempre stato un trasporto emotivo enorme. Era un’icona, seppur non ci sia mai stata una vera confidenza.

Tanti ragazzi di ‘Saranno Famosi’ hanno fatto strada. Eppure Mediaset non li celebra mai, a differenza di quanto accade con altri ex allievi.
Siamo un po’ come dei fantasmi. Le nostre immagini sono evaporate. Voglio credere che il motivo sia legato al problema del brand. Suppongo che quelle magliette, che si rifacevano al logo di ‘Fame’, possano creare dei grattacapi. Voglio aggrapparmi a questa convinzione.
Sembra quasi un convincimento consolatorio.
Se così non fosse il dispiacere si acuirebbe. Nessuno di noi ha mai rinnegato l’appartenenza a quella trasmissione. Sono orgogliosa di aver partecipato a ‘Saranno Famosi’, per le occasioni che mi ha donato, per i rapporti umani che si sono formati. Non notare dall’altra parte lo stesso trasporto fa male. Voglio credere sia esclusivamente una questione di marchio.
Cosa c’è nel presente di Valeria?
Continuo a lavorare in questo campo seguendo il percorso che ho tracciato. Non sono rimasta sempre lassù, ma il mio sogno era il cinema e la tv e ho saputo aspettare. Negli ultimi anni ci sto riprovando, a piccoli passi. Ero arrivata sull’orlo di arrendermi, non volevo più vivere di speranza, ma grazie alla mia nuova agente Chiara Spoletini qualcosa magicamente è cambiato. Ho recitato in ‘Un professore’ e nella produzione internazionale ‘The Faithful, le donne della Bibbia’, andata in onda a Pasqua su Canale 5.
Ti hanno mai cercata per qualche talent o reality?
Non mi è mai arrivata una proposta del genere e se arrivasse non so come reagirei. Attualmente declinerei, ma che ne sai di quali potrebbero essere le tue esigenze future? Costruire una carriera e rimanere fedeli a se stessi è complicato. Devi valutare se essere coerente o approfittare di tutto ciò che arriva. Ci sono mille modi per esserci e, per il momento, la mia visione è lineare. Questo problema vorrei pormelo semmai arrivasse qualche offerta. In ogni caso, ‘Tale e Quale’ l’ho sempre trovato uno show interessante, provai a propormi tanti anni fa, ma forse non ero mirata.