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Sergio Vastano: “Conobbi Berlusconi al bagno. La fine di Striscia? Rivoluzione inevitabile dopo 38 anni”

L’attore si racconta a Fanpage.it: “Al Drive In grazie a Andy Luotto che mi segnalò a Ricci. La caricatura del calabrese imborghesito nacque osservando alcuni universitari fuori sede”. Il rapporto con Teocoli, l’avventura a Sanremo, l’esperienza a L’Isola dei Famosi e quell’incontro col Cavaliere alla toilette: “Non possiamo stringerci la mano”.
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Ci sono personaggi che ti segnano, che ti inseguono, che ti si cuciono addosso e che finiscono col rappresentare la tua fortuna. Nessuno, ad oggi, sa dire come sarebbe stata la carriera di Sergio Vastano senza la caricatura del calabrese trapiantato al nord. “In realtà sono di Roma, ma quella parodia mi ha sempre portato fortuna”, racconta l’attore a Fanpage.it. “L’ispirazione me la diedero le decine di universitari calabresi fuori sede che studiavano nella Capitale. Li osservavo ed ascoltavo, mi diedero un sacco di spunti”.

La carriera universitaria di Vastano, invece, non si concluse mai, complice la chiamata per il servizio militare: “Mi iscrissi alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Diedi parecchi esami, però i ritmi della caserma e i vari impegni mi fecero passare la voglia. Così quando tornai a casa cominciai a fare altre cose”.

A quel punto i primi passi nello spettacolo furono segnati da incontri fortunati: “Il successo me lo costruii pian piano. Interessandomi di arte contemporanea conobbi Renato Mambor e di conseguenza Remo Remotti. L’esordio avvenne con lui, nei piccoli teatrini. Il più delle volte erano veri e propri scantinati, la gente si portava la sedia e si metteva a guardarti. Una volta ci esibimmo all’Alberichino e si presentò Nanni Moretti. Sapendolo da prima, avvertimmo tutti i nostri amici e riempimmo la sala. Alla fine Remo fu ingaggiato nei suoi film, mentre io venni notato dalla sorella di Paolo Poli, Lucia, che mi aggregò alla sua compagnia”.

Con il diffondersi delle tv private, Vastano percorse pure quella strada: “Spuntavano come funghi e, come recita una vecchia battuta, erano private in quanto private di tutto. Avevamo due luci in croce e studioli che non erano altro che ex negozi di scarpe. Già qui impersonavo il calabrese in alcuni miei sketch e strinsi un bel rapporto con Andy Luotto, che qualche tempo dopo ebbe la fortuna di andare a fare ‘L’Altra Domenica’ con Arbore”.

Tante amicizie, compresa quella con Andrea Pazienza.

Su YouTube è recuperabile un filmato di noi due seduti su un pavimento intenti a doppiare assieme le storie di Zanardi. Un delirio totale. In alcuni passaggi feci pure il rumorista. Per l’occasione mi fece una dedica, donandomi un suo disegno fatto col pennarello. Lo tengo tuttora con me, seppur un po’ sbiadito.

La dedica che Andrea Pazienza ha fatto a Sergio Vastano.
La dedica che Andrea Pazienza ha fatto a Sergio Vastano.

Il debutto al cinema fu con “Augh! Augh!”, ma fu “Al bar dello sport” a darle il reale successo.

Girammo a Torino e ricordo quel film sempre con piacere. Interpretavo Ciccio, anche lui calabrese. Credo che quel personaggio mi abbia aiutato a farmi conoscere al grande pubblico. Ma nel cuore mi porto soprattutto Lino Banfi, che dimostrò la sua grandezza personale attraverso un gesto splendido.

Ossia?

Gli attori di secondo piano non avevano il camerino, quindi si spogliavano e cambiavano all’aperto. Quando lo seppe non esitò a darci le chiavi della sua roulotte per farci vestire là dentro.

Nell’estate del 1985 ecco il provino per il “Drive In”.

Luotto incontrò Antonio Ricci a Loano, in occasione di una delle tante manifestazioni per nuovi cabarettisti. Sapendo che cercava dei comici, mi segnalò: ‘Fa un personaggio che secondo me funzionerebbe, perché non lo chiami?’. In quel periodo mi trovavo in un villaggio della Valtour e non c’erano i cellulari. Fu mia madre ad avvisarmi: ‘Ti ha cercato Andy, richiamalo’. Mi munii di gettoni e gli telefonai da una cabina. Mi informò che c’era questo casting e che mi sarei dovuto presentare.

Come andò?

Mi registrai con una telecamera e andai all’incontro con il VHS in mano. Gli autori videro questa cassetta e come reazione ci fu un silenzio tombale. Ero sicuro che non mi avrebbero preso ed ero convinto che me ne sarei tornato a Roma, dove avrei dovuto riprendere la tournée teatrale a settembre. Ma Ricci mi bloccò: ‘Tu rimani qui a Milano perché inizieremo a registrare’. E mi misi a scrivere i pezzi con lui.

Ogni comico aveva un tempo fisso a disposizione.

Non oltre i tre minuti a testa. Zuzzurro e Gaspare, essendo un duo, potevano allungarsi un pochino. Col compianto Beppe Recchia svolgevamo mille riunioni. Già all’epoca si parlava di soglia dell’attenzione: ‘Va tenuta alta e dobbiamo essere velocissimi’, ripeteva.

È vero che Ricci si innamorò del calabrese perché l’autista di Beppe Grillo, di cui era autore, parlava allo stesso modo?

Confermo! Si divertiva ad ascoltarlo perché gli tornava in mente quel signore. Confrontandomi con lui posi però un’obiezione: ‘Non voglio dare vita al meridionale sfigato che arriva con la valigia di cartone. Voglio che sia un universitario imborghesito, diverso dalla tipologia classica dell’emigrante’. Per ampliare il contrasto Antonio decise di collocarlo alla Bocconi di Milano. Insomma, un fuori sede di famiglia benestante che si allineava al trend di quegli anni, improntati sul rampantismo e sugli eccessi della ‘Milano da bere’.

Sergio Vastano negli anni del Drive In
Sergio Vastano negli anni del Drive In

Gli spettatori gradirono.

Mi avevano ingaggiato per quattro puntate, ma mi allungarono subito il contratto per tutta la serie e poi per gli anni successivi. Feci soprattutto il manager rampante e nell’ultima stagione con Antonio ci inventammo un fantomatico impresario romano.

Nel 1988 il “Drive In” chiuse.

Io lego tutto al litigio di Ricci con Berlusconi per via di ‘Matrioska’, che gli venne cancellato perché ritenuto volgare. Mi trovavo coi Figli di Bubba a Sanremo e Antonio mi tempestò di telefonate affinché urlassimo dal palco ‘Matrioska libera’. Gli risposi che non avrei potuto prendere autonomamente l’iniziativa. Feci allora una piccola riunione e, da buoni anarchici, lo accontentammo. Tornando al ‘Drive In’, sospenderlo fu un peccato. Il programma andava bene, sarebbe potuto proseguire a lungo. Guarda ‘Zelig’, che va in onda ancora adesso…

L’avventura al Festival fu a dir poco surreale.

Il gruppo era formato da me, Mauro Pagani, Enzo Braschi, Alberto Tonti, Franz Di Cioccio, Roberto Gatti e Roberto Manfredi. Ci presentammo con la canzone ‘Nella valle dei Timbales’ e ci divertimmo un casino. Fu una settimana bellissima.

Vi formaste un mese prima di Sanremo e vi scioglieste il giorno dopo la conclusione.

Fu una boutade che durò il tempo che doveva durare. Manfredi chiese a Pagani e Di Cioccio se avevano un brano pronto, dato che c’era la possibilità di entrare in gara. Non so per quale fortuito caso, ma all’ultimo istante ci trovammo dentro la bagarre. Pubblicammo un unico vinile e la storia finì lì. Fuori dall’Ariston non ci esibimmo nemmeno una volta.

Sanremo 1988. Vastano in gara con "I figli di Bubba"
Sanremo 1988. Vastano in gara con "I figli di Bubba"

Vi venne censurato il testo originale, che Pagani rispolverò a sorpresa nell’ultima serata. Anziché “Saluti all’esclusiva, saluti alla tv”, gli italiani ascoltarono “Fanculo l’esclusiva, fanculo alla tv”.

Nonostante il playback, avevamo i microfoni aperti. Mauro attuò la modifica durante l’ultima esibizione. Ormai la kermesse era terminata e se ci avessero escluso non ci sarebbe minimamente importato.

Citava Berlusconi. L’ha mai incontrato?

Lo conobbi ad una serata dei Telegatti. Dopo il galà tutti i premiati si trasferirono da ‘Giannino’, uno storico ristorante milanese. Non dimenticherò mai la sua attenzione nel rivolgersi a tutti. Venne al tavolo del ‘Drive In’ e spese buone parole per ogni invitato, compresa la sarta Gianna. Aveva piacere nel complimentarsi con le maestranze, voleva che sapessero quanto fossero utili per il successo dell’azienda. Un grande gesto.

Finita qui?

Nient’affatto. Andai al bagno a fare pipì nell’orinatoio e me lo ritrovai accanto. ‘Congratulazioni’, esordì. Salvo poi aggiungere: ‘Per ovvi motivi non possiamo stringerci la mano!’.

Non le suggerì di tagliarsi i baffi?

Era una sua fissa, lo so. Ma il baffo faceva parte del personaggio, era il marchio del calabrese. In compenso, apprezzava il fatto che stessi sempre in giacca e cravatta.

Nel 1991 condusse il “Festivalbar”.

Avevo un contratto di rete e, non avendo una mia trasmissione, dovettero piazzarmi da qualche parte per assicurarmi determinate apparizioni. Non presenziai all’edizione successiva perché nel frattempo avviai la collaborazione col ‘Gioco dei 9’. Fatma Ruffini mi offrì il ruolo di ospite fisso e rimasi lì fino a quando Ricci mi cercò per ‘Striscia’.

Vastano con Gerry Scotti e Susanna Messaggio in una foto promozionale del Festivalbar, 1991.
Vastano con Gerry Scotti e Susanna Messaggio in una foto promozionale del Festivalbar, 1991.

Tre edizioni dietro al bancone del tg satirico. Il primissimo partner fu Teocoli.

Imitavo Funari in alcuni servizi e un giorno Antonio mi disse: ‘Dalla settimana prossima passi alla conduzione’. Rimasi basito. Quando mi chiese chi avrei voluto al mio fianco risposi Teo. Facemmo poche puntate perché migrò a ‘Scherzi a parte’.

Fu difficile lavorare con lui?

Teo era uno che amava molestare, nel senso buono del termine. Un giorno eravamo sopra al bancone e mi diede una spinta. Non era nei patti e caddi. Rialzandomi, lo presi per una caviglia e tirai giù anche lui. Ci mettemmo a ridere. Bisognava saperlo prendere, non lo nego. Ma quando seppi che se ne sarebbe andato ci beccammo in camerino e mi confessò che gli dispiaceva lasciare: ‘Saremmo potuti diventare una bella coppia’, ammise. Si era ammorbidito.

Ricci lo sostituì con un monumento: Gino Bartali.

Durò solo due settimane, tuttavia ebbi il tempo di realizzare di essere al fianco di uno dei più grandi uomini d’Italia. Durante la Guerra aveva salvato 800 ebrei trasportando passaporti e documenti falsi nel telaio della sua bici. Mise a repentaglio la sua vita per gli altri.

Parlava a fatica.

Aveva questo serio problema con la voce, molto roca. Non poté andare avanti più di tanto. Sai, i presentatori qualcosa devono pur dire e quando parlava non si sentiva quasi niente. Ci ridevamo su e scherzavamo. Fu eccezionale.

Ben più lungo fu il sodalizio con Maurizio Ferrini.

Con lui nei panni della Signora Coriandoli feci circa 300 puntate. Avevamo un’ottima intesa.

Possiamo definire Ferrini quell’anello di congiunzione tra lei e il tanto amato universo di Renzo Arbore?

Direi di sì. Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di avvicinarmi a quel mondo, sebbene lo amassi profondamente. Il destino mi ha portato verso Ricci, che fa parte di una parrocchia diametralmente opposta. Da una parte c’era il gusto di Renzo per l’improvvisazione, un po’ figlio del jazz, e dall’altra la condotta ferrea di Antonio.

Sergio Vastano con Maurizio Ferrini e le veline Laura Valci e Fanny Cadeo, 1993. 
Sergio Vastano con Maurizio Ferrini e le veline Laura Valci e Fanny Cadeo, 1993. 

Due stili agli antipodi, in effetti.

Arbore non voleva nemmeno sapere cosa si sarebbe detto in diretta, tutto era abbastanza spontaneo. Aveva un canovaccio, nulla di più. Con Ricci, al contrario, si scriveva, si rileggeva e si modificava. Se lo sketch durava 3 minuti e 20 anziché 3 minuti, dovevi rimetterti a tagliare e ad eliminare delle parole per rientrare nei tempi. Una modalità un po’ talebana che però mi ha forgiato.

Si aspettava che dopo trentotto anni “Striscia” sparisse dai palinsesti?

Dopo tutti questi anni dovevi attenderti una crisi e penso se la aspettasse pure Antonio. Era sceso il gradimento e si è andati verso una rivoluzione inevitabile. Come al solito è arrivato il ‘Santo Gerry’ che ha riesumato ‘La ruota della fortuna’, un gioco vecchio e a tratti noioso – come era ai tempi di Mike – restituendogli lustro.

Quale errore imputa a Ricci?

Non ce ne sono stati. Molto semplicemente la misura era colma. Fossi in lui, dopo trentotto anni non sarei felice, bensì felicissimo. ‘Striscia’ è durato più di ogni altro programma e ha fatto la storia della tv di un certo livello. Poi ci sono le decisioni editoriali, che vanno rispettate.

Nel 1998 fu la volta de “I Cervelloni”.

In quel programma il fulcro si identificava nelle invenzioni più disparate. C’erano loro al centro. Le mie furono delle semplici intrusioni, oltretutto non brillantissime. Avevo sempre lavorato con degli autori, da Ricci a Beccati, passando per Max Greggio, mentre in quel caso arrivavo alle riunioni e per me non avevano niente. Allora mi inventai la gag di un direttore d’orchestra, ma facevo presenza, questa è la verità. Di quel programma mi restano le risate in camerino con Magalli, un grande amico che non sento da un po’. Giancarlo era forte, un affabulatore.

Un altro show non memorabile fu “Stupido Hotel”, passato alla storia soprattutto per la contestata ospitata di Byron Moreno.

Cosa sei andato a ripescare! Nella mia mente ci sono episodi nitidi, ma in questo caso c’è tanta foschia. Ricordo soprattutto le polemiche legate al fatto che la Rai avesse pagato questo arbitro per intervistarlo. Io e Braschi partecipammo su diretta richiesta di Adriano Aragozzini. Ci illustrò il programma, ambientato in un hotel dove andava in scena una festa. Doveva essere una macedonia di roba, peccato però che ad essere sponsorizzato fu solo il nome di Moreno, che tra l’altro non incrociammo mai.

Ah no?

Assolutamente no. Ci ingaggiarono per fare un pezzo che avevamo testato anni prima su Rete 4. Era una sorta di presa per il culo del mondo della sanità. Lo girammo, salutammo e poi lo rivedemmo montato in televisione.

Nel 2006 sbarcò a “L’Isola dei Famosi”. Rimase per appena 18 giorni come mera riserva.

Non mi pento assolutamente di quell’esperienza, fu davvero incredibile. Al contempo, però, fu una prova molto severa. Era tutto reale: non mangiavi e bevevi poco. Rimasi per tutto il tempo su una palafitta e fui assaltato dai mosquitos, che sono a dir poco terribili. Mi ritrovai con quattrocento punture su tutto il corpo. Spalmavo continuamente le pomate che il medico mi portava. Consumavo un tubetto al giorno. Stavo quasi tutto il tempo in acqua per cercare di fare qualcosa, ma era impossibile. L’unico obiettivo che raggiunsi fu quello di perdere peso: calai 9 chili.

Un incubo.

La Rai a quei tempi aveva bei cachet e quello era un argomento che poteva convincerti (ride, ndr)! Ad ogni modo, tutta la vis comica che avevo alla partenza sfumò. In quelle condizioni il tuo umore inevitabilmente cambia.

Per un comico reality del genere possono risultare doppiamente nocivi. Concorda?

Hai ragione. Il buon Ceccherini perse le staffe e tirò un bestemmione che gli provocò l’espulsione. Quando accetti parti sempre con le migliori intenzioni. Poi giungi sul posto e ti ritrovi sotto la pioggia, senza poterti lavare e senza un posto dove fare i bisogni. Che cazzo devi fare? Sei solo un povero scemo a confronto con la natura.

Al televoto perse il duello con Leone Di Lernia.

Era molto più popolare di me e aveva il popolo della radio come supporto, ma andò bene così. Conobbi Claudio Chiappucci e Marina Occhiena con i quali legai. Per un po’ continuammo a sentirci…

L’hanno più cercata per altri talent o reality?

No, nessuno mi ha mai contattato, ma sono su piazza, anche se ho 74 anni! A ‘Tale e Quale’ sarei andato volentieri nei primissimi anni, a ‘Ballando con le Stelle’ invece no. So fare molte cose, tranne ballare. E per fare determinate cose devi avere un minimo di voglia.

Sergio Vastano con Ficarra e Picone
Sergio Vastano con Ficarra e Picone

Di recente l’abbiamo rivista in video in compagnia di Ficarra e Picone.

Ho girato con loro per due settimane a Roma ‘Sicilia Express’ e abbiamo riso come dei pazzi. La serie è molto carina, è nato un bel legame e non vedo l’ora che mi richiamino per altri progetti. Manco a dirlo, anche qui davo vita ad un calabrese che finge di essere milanese!

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