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Matteo Giunta: “Mia figlia colpita da tre virus. Genitori senza tutele sul lavoro, gli asili diventano parcheggi”

Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, commenta a Fanpage.it il ricovero della figlia Matilde e le polemiche sollevate dal suo sfogo social sui genitori “irresponsabili”. Il racconto dei giorni in ospedale e la replica a chi lo accusa di parlare da una posizione privilegiata: “Il sistema non tutela i piccoli, 10 giorni di malattia all’anno per i genitori non bastano”.
A cura di Sara Leombruno
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Matteo Giunta e Federica Pellegrini
Matteo Giunta e Federica Pellegrini

Il caso che ha coinvolto Federica Pellegrini e Matteo Giunta ha sollevato un dibattito che va ben oltre la cronaca rosa, toccando temi delicati come la sicurezza sanitaria nelle scuole e le lacune del sistema di welfare italiano. Tutto è iniziato con il ricovero della figlia Matilde, finita in ospedale a causa di tre virus che hanno reso necessario il supporto dell'ossigeno. Da qui, un duro sfogo di Giunta contro i "genitori irresponsabili" che portano i figli a scuola anche se malati ha diviso la rete: da un lato chi condivide la rabbia per i contagi evitabili, dall'altro chi sottolinea l'impossibilità di molte famiglie di assentarsi dal lavoro senza tutele adeguate.

In questa intervista a Fanpage.it, l'allenatore ripercorre i momenti critici del ricovero, chiarisce la sua posizione sulla prevenzione e risponde direttamente a chi ha spostato il tema sul piano del privilegio economico: "Il sistema non tutela i piccoli, 10 giorni di malattia all'anno per i genitori non bastano".

Partiamo dal principio. Circa una settimana fa hai condiviso una story molto forte sui social, usando espressioni colorite che non ti appartengono solitamente. Cosa ti ha spinto a quello sfogo?

Mia figlia è stata portata in ospedale domenica 18 gennaio per una convulsione febbrile. Il giorno dopo è tornata per un'ecografia al torace per escludere complicazioni polmonari, ma nel corso della settimana le sue condizioni sono peggiorate in modo verticale. Giovedì è stata ricoverata di nuovo: le hanno messo l’ossigeno e dagli accertamenti è emerso che aveva tre virus: respiratorio, influenza e raffreddore. In quel momento ero in Florida per lavoro, quando Federica mi ha chiamato dicendomi che la bimba era sul letto d’ospedale senza forze, con l'ossigeno attaccato, preso dallo sconforto mi sono sfogato su Instagram.

Il giorno in cui hai postato quella story coincideva con il momento del ricovero?

Sì, era il giorno in cui la situazione è precipitata. Dopo ho perso contatto con i social, sono rientrato in Italia in anticipo rispetto alla fine del ritiro collegiale perché volevo stare vicino a loro. L'hanno trattenuta perché aveva un'ossigenazione molto bassa e aveva bisogno di supporto; era completamente disidratata, non mangiava da due giorni. Era in una condizione molto critica.

La story pubblicata su Instagram da Matteo Giunta
La story pubblicata su Instagram da Matteo Giunta

Hai fatto riferimento ai bambini malati all'asilo. Perché questo collegamento così immediato?

Il mio sfogo tocca un problema comune. Gli asili sono da sempre ricettacoli di virus, ma una delle ragioni è anche il comportamento poco rispettoso di alcuni genitori. Non voglio sindacare le motivazioni, so che ci sono problemi di lavoro, economici o di mancanza di persone a supporto, ma spesso l’asilo diventa un "parcheggio" per bambini, per eliminare un problema. È un atteggiamento egoista, perché mette a rischio la salute degli altri alunni e delle maestre, che poi infettano i propri genitori.

Credi che manchi un’informazione corretta su come gestire il rientro a scuola dopo una malattia?

Assolutamente. Bisognerebbe fare divulgazione. Molti genitori non sanno, o fanno finta di non sapere, che una volta superati i sintomi bisognerebbe aspettare almeno 24 o meglio 48 ore di asintomaticità prima di riportare il bambino a scuola. Molti non lo fanno perché dicono di "non poterlo fare", ma questo non giustifica mettere in difficoltà gli altri. Se si vive in una comunità, bisognerebbe mettere al centro l’interesse collettivo.

C'è anche un tema legato ai protocolli scolastici e ai certificati medici, secondo te?

È un sistema complesso. Per il rientro a scuola dopo la malattia non ci sono più i certificati medici obbligatori dopo i 5 giorni e i maestri hanno pochi strumenti. Se il limite per rimandare un bambino a casa è 38 di febbre, capirai bene che non è un livello di sicurezza adeguato, perché a 38 gradi, l’infezione è già presente e diffusa.

Questa vicenda ha sollevato un dibattito enorme, anche tra chi vi accusa di parlare da una posizione di "privilegio". Come rispondi a queste critiche?

Io sono felice quando personaggi in vista mettono in luce certe problematiche, perché parlarne è il primo passo per trovare una soluzione. La lotta di classe c’entra poco con la questione. Se non avessi usato termini forti, la mia esternazione non avrebbe avuto la stessa risonanza. Mi interessa poco essere additato come arrogante se questo serve a far riflettere qualcuno sui protocolli igienici o sul fatto che non è normale mandare un figlio a scuola con la febbre.

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Il punto centrale però resta la carenza di aiuti per le famiglie che non hanno le vostre possibilità, non trovi?

L'attenzione deve essere focalizzata sul tessuto sociale che soffre perché non ci sono ammortizzatori adeguati. Dieci giorni di malattia all'anno per un figlio non sono sufficienti. Bisognerebbe introdurre nel welfare nuove misure, come un bonus babysitter. Noi siamo privilegiati, ma il problema non deve essere individualizzato sulla nostra situazione. Chi ha un figlio fragile o piccolo che non ha ancora un sistema immunitario reattivo, cosa deve fare se gli altri non rispettano le regole? Vedere tua figlia con le cannule attaccate che fatica a respirare ti segna profondamente.

Si è parlato anche dell'importanza della prevenzione e dei vaccini. Qual è la vostra posizione?

C'è stata una sorta di irrigidimento dopo il Covid, come se il vaccino fosse qualcosa di sbagliato, e infatti sono aumentati i casi di morbillo. Noi abbiamo fatto tutti i vaccini obbligatori. Quest'anno, confrontandoci con la pediatra, non abbiamo fatto l'antinfluenzale, ma probabilmente lo faremo il prossimo anno.

Qualcuno si è chiesto se la bambina avesse una fragilità preesistente che ha causato questa reazione così forte.

No, e ci tengo a chiarire una cosa: mia figlia non è più tornata a scuola dopo il primo malessere. È peggiorata a casa. Noi, quando sta male, la teniamo a casa anche 4 o 5 giorni dopo la fine dei sintomi per farla tornare in forze.

Mostrare le immagini di Matilde in ospedale è stata una scelta discussa. Perché lo avete fatto?

Penso che chi ha visibilità abbia quasi il dovere di sensibilizzare su certi argomenti. Io non sono un fan dei social, a volte non posto per mesi, ma quando capitano situazioni che ti toccano così da vicino, vuoi cercare di fare qualcosa. Se pubblicare quelle foto è servito a creare un dibattito, allora ha funzionato.

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Vostra figlia ieri è tornata a casa, come sta?

Sì, l’hanno dimessa perché sta meglio, incrociamo le dita.

Federica Pellgrini sarà presto impegnata con Milano-Cortina. Come gestirete gli impegni lavorativi e la famiglia ora?

Fortunatamente Milano non è dall'altra parte del mondo, ha la possibilità di tornare a casa a Verona. Nel frattempo ci sono io, ci saranno i nonni che ci aiutano; gestiremo come abbiamo sempre fatto questa situazione, la salute di nostra figlia è la cosa più importante.

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