Maria Amelia Monti: “Vista come moglie di Gerry Scotti per anni, poi il no a Pechino e il successo con mio marito”

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In questa intervista a Fanpage.it Maria Amelia Monti ci racconta la sua carriera fra teatro, Tv e cinema, ma anche le aggressioni subite nel mondo dello spettacolo (“sempre da colleghi”). Difende però Gerry Scotti da Fabrizio Corona: “Vive tentando di sputtanare”. E sulla politica, da donna di sinistra la critica anche se rivendica che “ha dei valori”, mentre sulla destra di Trump e Vannacci attacca: “Siamo nelle mani di gente squilibrata”.

Maria Amelia Monti fu respinta all'Accademia d'Arte Drammatica e alla scuola del Piccolo di Milano, ma in seguitò si diplomò ai Filodrammatici e le arrivò la chiamata di Natalia Ginzburg. Da lì sono passati quarant'anni di teatro, la stagione d'oro di Rai 3 con Bruno Voglino, La TV delle ragazze e la sitcom di successo Finalmente soli, che l'hanno consegnata all'immaginario collettivo come “la moglie di Gerry Scotti”. Inoltre, negli ultimi tempi, vive una seconda giovinezza sui social con milioni di visualizzazioni insieme al marito Edoardo Erba, regista che sul set chiamano "il Carogna", anche se in famiglia è "molto gentile e molto paziente".

Milanese, 64 anni, ci ha parlato del mestiere di attrice, fatto di “impermanenza”, dove “alla base del bisogno di questo lavoro c'è sempre un disturbo” e ha criticato le paghe da fame a certi attori nel teatro. E non si è sottratta su nulla: ha raccontato le aggressioni subite, “che diventavano quasi comiche”, ma che sarebbero state più gravi se a farle fosse stato “qualcuno che ha in mano il tuo futuro”. Poi ha difeso Gerry Scotti dalle insinuazioni di Fabrizio Corona, che liquida così: “Vive tentando di sputtanare le persone”. Ha rivendicato di essere sempre stata di sinistra, pur trovando tanti difetti alla sua parte politica (“ma almeno ha dei valori in cui mi rispecchio”), mentre sulle nuove destre in America e in Europa ha lamentato che “rimuovono tutte le questioni importanti e portano l'attenzione sulle stronzate”. E consiglia la via del buddismo, perché “non è che ti eviti i problemi, te li fa cavalcare”.

Partiamo dagli inizi. Sei stata respinta sia all'Accademia d'Arte Drammatica sia al Piccolo di Milano. Guardare quello che è successo dopo è una bella rivincita.

Di questi no me ne sono servita. Uno si deprime davanti a un lavoro che è fatto di tanti momenti diversi, cioè è di impermanenza: non c'è mai niente di sicuro, perché inizia un lavoro, poi finisce, poi chissà se ne troverai un altro. E sei sempre sottoposto ai giudizi degli altri, giustamente, alle scelte che gli altri fanno. È un lavoro fatto così, un po' come tutti i lavori, un po' come la vita, ma nel mestiere dell'attore questa condizione è più marcata.

Cosa consigli ai giovani?

Che se uno si tira indietro davanti a un no, o va in depressione, è meglio che non faccia questo lavoro. Perché è fatto di tante cose bellissime e di tante frustrazioni e delusioni. Come quando vai a vedere un film che hai girato e ti trova con il ruolo tagliato, per esempio.

I ragazzi di oggi riescono a prendersi il tempo per superare i no?

Uno il tempo lo trova sempre. Non è un fatto di tempo, è un fatto di tempra. Io ho mio figlio che vive in America, si è sposato con una ragazza bellissima che fa la modella e l'attrice, e lei fa tre o quattro self-tape al giorno. C'è un modo di lavorare diverso da quando eravamo giovani noi. In America la concorrenza è maggiore perché il livello del cinema è molto più alto. Lei spesso mi manda dei messaggi: "I'm too sad". Era in lizza per un bel ruolo in una serie, arriva all'incontro con il regista e si trova davanti quindici ragazze uguali a lei.

Poi sono arrivati anche i Filodrammatici e la chiamata di Natalia Ginzburg.

E tante cose belle, tante gratificazioni. Riuscire a fare il lavoro che ti piace, visto che lo devi fare tutti i giorni, è la cosa più importante nella vita. E anche chi non diventa famosissimo, se riesce a fare per tutta la vita il lavoro che gli piace ha già vinto. Se è riuscito a vivere con i soldi del suo lavoro e a fare cose che gli sono piaciute.

Cosa spinge un attore a salire sul palco di un teatro ogni sera dal vivo, con il rischio di sbagliare, di non essere in forma, di un pubblico sempre diverso, rispetto al cinema?

Penso che in questo momento il teatro sia prezioso proprio per questo: è un incontro dal vivo, sono rapporti tra esseri umani e non con schermi, intelligenze artificiali o avatar. In una società come quella che ci stiamo costruendo è qualcosa di molto importante.

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E per chi lo fa?

La risposta cambia per ogni artista: ognuno ha una propria malattia che viene curata facendo questo lavoro. Perché alla base del bisogno di fare questo mestiere c'è sempre un disturbo, secondo me. Ognuno ha il suo e poi lo risolve. È un lavoro che, se decidi di farlo, non puoi non farlo: è una questione di vita o di morte. Se non lo fai, ti fai troppo male.

Hai raccontato di aver sempre avuto i tempi comici naturali ma di aver dovuto studiare di più quelli drammatici. Gli attori comici sono ancora considerati di serie B?

Sì, ma alla lunga la storia fa vincere i comici. Pensa ad Alberto Sordi, ad attori partiti facendo ruoli comici e diventati icone del nostro cinema. Anche Monica Vitti, anche Mariangela Melato hanno iniziato con parti comiche. Aldo Fabrizi e… Ugo Tognazzi, mi urla mio marito dall’altra stanza (ride, ndr). Gli attori che ricordiamo di più sono tutti partiti dalla comicità, perché se riesci anche a far ridere hai vinto. Puoi avere il dubbio di aver fatto qualcosa di drammatico e bellissimo ma non avere reazioni. E quell'assenza di reazioni è perché hai annoiato o si sono addormentati. Non hai il riscontro immediato, mentre sulla comicità sì.

C'è anche un dettaglio curioso del tuo percorso: hai partecipato sia a Drive In che a La TV delle ragazze, due televisioni lontanissime.

Tutti dicono che ho fatto Drive In, ma ho partecipato solo a una puntata interpretando la figlia di Enrico Beruschi, che ancora oggi quando mi vede mi dice: “La mia bambina…”. Ma la televisione che ho fatto veramente è nel periodo d'oro di Rai 3, quando c'era Bruno Voglino che da talent scout andava nei teatri a scegliere gli attori come Verdone, Benigni e Troisi.

Come andò con lui?

Ho avuto la fortuna di incontrarlo, mi voleva molto bene. Ho iniziato con un programma a Napoli con Enzo Trapani, che è stato un disastro, ma anche se è andato malissimo ci ha portato fortuna un po' a tutti. Ci siamo molto uniti, perché era stata un’esperienza horror.

Il pubblico ti ricorda anche con Fabio Fazio.

Sì, in Jeans, una trasmissione pomeridiana ma seguitissima, dove io facevo la corte a Fazio Fazio che si imbarazzava. Era un personaggio divertente. Poi La TV delle ragazze e così via. Poi ho mollato un po’ la televisione per dedicarmi al teatro e inevitabilmente esci un po' dal giro. Quando sono tornata ho fatto Dio vede e provvede con Angela Finocchiaro, Amico mio con Massimo Dapporto, ma una ogni tanto. Fino al '99, quando è partita la serie Finalmente soli, che è durata tanto tempo e molta gente si ricorda di me come “la moglie di Gerry”.

Hai mai percepito che la televisione potesse toglierti il teatro?

No, perché io il teatro me lo tengo stretto, perché se lo fai ad alti livelli ti garantisce un minimo di potere decisionale. Puoi scegliere il testo che ti piace, hai il controllo del tuo lavoro tutte le sere, il rapporto con il pubblico. È faticoso, molto faticoso, perché in Italia ci sono le tournée, che non esistono in tutti i paesi d'Europa, perché noi abbiamo tanti teatri. Però dopo un po' che non faccio teatro anche la mia famiglia mi dice: "Ma non vai più in tournée?". A casa rompo veramente le scatole, e me le rompo anch'io (ride, ndr).

Non hai mai fatto un reality. Una scelta?

Con Angela Finocchiaro abbiamo detto di no a Pechino Express in coppia. Non mi interessa.

Sareste stati una bella coppia, vi conoscete da tanto.

Quello sì. Con Angela abbiamo l'obiettivo di trovare un'idea per fare una serie insieme, che sicuramente andrebbe molto bene, però non ci è ancora venuta l'idea giusta.

Il critico televisivo Aldo Grasso ha scritto che il Grande Fratello ha una sorta di ruolo sociale, perché è come l’Inps di chi non ce l'ha fatta.

Mi sembra un giudizio molto maleducato. Magari è vero, ma anche se fosse è inutile che lo dica lui, che lo scriva sul giornale. Probabilmente chi va nei reality è perché ha bisogno di visibilità e anche di soldi, perché no? In fondo fare spettacolo è comunque un lavoro.

Negli ultimi anni, dopo l’arrivo del movimento MeToo, hai mai ripensato a episodi della tua carriera dicendo: oggi certe cose non le avrei subite?

Io aggressioni sessuali ne ho avute tantissime, ma sempre da colleghi con cui poi si riusciva a mettere la cosa sul ridere. Non faccio nomi perché era un momento così, e forse anch’io avevo un certo carattere, per cui riuscivo a difendermi bene senza rimanere traumatizzata. Insomma, quelle che erano aggressioni diventavano quasi comiche. Però erano sempre fatte non da persone di potere. Perché l'aggressione diventa ancora peggiore se è fatta da qualcuno che ha in mano il tuo futuro. Se un produttore ti dice “vieni a letto con me” o “non ti faccio lavorare”, è gravissimo e pesantissimo. Fortunatamente a me non è mai capitato. Penso che il fatto che sia scoppiato il MeToo sia servito tantissimo a ridimensionare un po' tutti questi maschietti prepotenti. Certo, bisogna sempre avere un po’ di equilibrio.

C’è anche chi se ne è approfittato?

Assolutamente, perché anche le donne non devono approfittare di questa cosa per colpevolizzare, magari chi non ha fatto niente. In America adesso sono tutti paralizzati: anche l'insegnante di ginnastica non ti tocca neanche, ti avvicina con un bastoncino per paura di essere denunciato. Purtroppo noi esseri umani non abbiamo mai l'equilibrio giusto per vivere nella via di mezzo. Si precipita sempre nell’esagerazione, da un estremo all'altro.

A proposito di estremi, visto che hai vissuto tanto sul set con Gerry Scotti, è stato tirato in ballo da Fabrizio Corona per presunti comportamenti scorretti con alcune ragazze di Passaparola. Non c'è nulla di confermato, ma come hai preso queste accuse?

Fabrizio Corona con il MeToo non c'entra nulla, anzi. A me sentirlo fa venire il latte alle ginocchia. Perché Corona vive tentando di sputtanare le persone. Non mi sembra che tu abbia nominato una persona che possiamo considerare credibile. Poi che Gerry abbia fatto qualcosa di scorretto, difficilmente ci credo. Ma perché è molto prudente. Infatti ci giurerei sul fatto che non ha mai messo sotto scacco qualche ragazza per avere qualcosa in cambio. Da questo punto di vista penso sia una persona tra le più serie nella tv.

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Enzo Iacchetti invece ha detto pubblicamente di avere un debole per te.

Lo dice così, per scherzare. Io e Enzo ci conosciamo da una vita, non c'è mai stato niente di amoroso. C'è amicizia, c'è stima. Lui mi dice sempre "lavoriamo insieme". E magari capiterà, ma non c'è niente oltre all’aspetto lavorativo.

Hai raccontato che tua madre, facendo lo stesso lavoro di tuo padre, aveva parcelle diverse. Sulla disparità salariale è cambiato qualcosa?

Penso che un pochino sia migliorata, che la disparità tra uomo e donna, che poi dovrebbe essere una cosa ovvia, e invece non lo è, stia pian piano pareggiandosi. Purtroppo, e non voglio entrare in discorsi troppo pesanti, questa evoluzione della donna porta a far andare fuori di testa gli uomini, che non capiscono più che ruolo avere. Vedi tutti i femminicidi.

Torniamo al teatro con una provocazione che aveva lanciato Franco Branciaroli: il teatro di oggi è "un reddito di cittadinanza per attori senza cultura".

Io non penso sia così. Penso che purtroppo, e lo dico anche contro di me, se uno non fa teatro pubblico, tipo gli stabili, il Piccolo di Milano, lo stabile di Torino, ma fa teatro privato, c'è una disparità nelle paghe tra il primo attore, quello che ha il nome e ti fa vendere lo spettacolo, e tutti gli altri. Che possono essere attori bravissimi, che hanno lavorato tutta la vita, che non sono neanche più giovani, che hanno paghe veramente bassissime. Per cui non sono d'accordo con Branciaroli. Che poi siano bravi o non bravi è tutto da vedere, siamo talmente tanti che ci sono attori bravi, attori meno bravi, attori più furbi e attori meno furbi.

Veniamo a tuo marito Edoardo Erba, ma perché tu e Marina Massironi lo avete soprannominato "il Carogna"?

Per le sue regie. Ogni tanto dice delle cose pesantissime, pensa che è riuscito a far piangere Marina Massironi, ma ci è riuscito anche con me. E allora mio figlio l'ha soprannominato “Il Carogna”. Poi ci abbiamo giocato tantissimo. È comico, perché il musicista andava dal truccatore e dalla parrucchiera e diceva: "Scusate, state attenti, il regista è soprannominato il Carogna perché è cattivissimo". E allora c'erano il truccatore e la parrucchiera che avevano paura ad avvicinarsi a Edoardo. E poi lui diceva: "Perché mi stanno sempre lontano e mi guardano con quella faccia strana?". Non sapeva che gli avevano detto di stare attenti a lui.

Sui social invece, con la sua voce fuori campo, sembra il più paziente tra voi.

Infatti non è una persona cattiva, ma una persona molto gentile e molto paziente. Però quando fa le regie, ogni tanto, perde le staffe. E per questo fa ridere che l'abbiano chiamato “Il Carogna”. Se fosse davvero una carogna non farebbe ridere. Invece è una persona dolce, con un animo particolarmente sensibile. Non è uno stronzo, ecco.

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Con il marito Edoardo Erba

I vostri video fanno milioni di visualizzazioni.

Per una decina d'anni non ho più fatto televisione, non del tutto per mia scelta. Anche perché non mi chiamavano. L'ultima cosa era stata Distretto di polizia, poi qualcosa di sporadico, tipo interpretare la mamma di Carla Fracci. Però c'era tanta gente che continuava a dirmi: "Ma perché non fai più le sitcom con Gerry Scotti? Io le vedevo, io ci sono cresciuto…". E mio figlio mi spronava: "Devi rinnovare la tua immagine, sono passati dieci anni e la gente ti vede ancora come la moglie di Gerry Scotti". E aveva ragione, perché nell'immaginario collettivo ero ancora quella.

Ti ha spinto lui?

Mi ha aperto Instagram nel 2017 e mi ha obbligata a fare tutti i lunedì uno sketch, li chiamava "gli sketch del lunedì". Io magari ero in giro per teatri e li facevo con Paolo Calabresi, con Roberto Citran, con Marina Massironi. Tanto che sui vari set il lunedì scappavano tutti: "Cazzarola, adesso arriva Maria Amelia e vuole fare lo sketch". Ma mio figlio continuava: "Devi promettermi che tutti i lunedì ne fai uno". Poi è arrivato il Covid e abbiamo fatto sketch lunghissimi, di tre o quattro minuti, con tutta la famiglia, perché eravamo chiusi in casa. E hanno cominciato a funzionare. Poi siamo andati in America e abbiamo iniziato a giocare con mio marito che mi riprendeva e funzionavano tantissimo. E mio figlio ha detto: "Abbiamo trovato il format". Ci ha praticamente obbligati a farli.

Pro e contro dei social?

Non mi sono serviti per il teatro, però mi hanno rinnovato l'immagine. Mi hanno permesso di staccarmi da quella della moglie di Gerry Scotti e mi hanno fatto vedere per quella che sono adesso: alla mia età, con la mia faccia, come sono oggi. Per questo ringrazio mio figlio.

C'è anche il lato negativo: con Angela Finocchiaro, per il video “La grande monnezza”, diventato virale dopo l’emergenza rifiuti a Roma durante l’amministrazione del M5s, siete state molto criticate. E vi hanno persino accusato di essere pagate dal Pd.

Lì è inevitabile. Era una critica alla sindaca Virginia Raggi. Ma nel momento in cui prendi una posizione è normale, anzi è quasi gratificante. E poi vai a vedere chi ti scrive le cose peggiori e scopri che sono persone che vivono proprio facendo gli hater, insultando la gente.

Non ti ha spaventata la shitstorm?

No, perché anche se sono arrivati insulti pesanti fa parte del “gioco” dei social.

Intanto in Germania avanza l'AfD mentre in Italia cresce il partito di Roberto Vannacci.

La cosa che mi viene subito in mente sono i campi di concentramento, tutte le persone che sono morte. È come se non si fosse incisa dentro di noi la memoria delle cose brutte che abbiamo passato nella storia. Questo mi fa molta tristezza. Forse è anche una responsabilità nostra, che non informiamo, non facciamo studiare bene i giovani, non spieghiamo cosa c'è stato prima. Però sono cose orrende. Io ho due figli che vivono in America e la situazione con Trump è imbarazzante, perché siamo nelle mani di gente che è fuori di testa, squilibrata.

Tu e tuo marito Edoardo anni fa avete anche adottato un bambino di origine etiope. Da genitori, sentire parlare di razza e remigrazione che effetto fa?

È surreale che la gente possa pensare in quel modo. L'altro giorno Massimo Cacciari faceva un'osservazione giusta, dicendo che queste persone che votano vengono ripescate nella miseria culturale. È un’epoca in cui parliamo di destra e di sinistra quando ci sarebbero altri problemi enormi a livello ecologico, di riscaldamento globale, rispetto all'intelligenza artificiale. Ci sono problemi così grandi e noi parliamo di razza e remigrazione?

Mi sembra di intuire che la destra non sia la tua parte politica.

Io sono sempre stata di sinistra, però in questo momento non sono affezionata neanche alla sinistra, perché le trovo tanti difetti. È troppo debole nel parlare di certi temi. Ma perlomeno ha dei valori in cui mi rispecchio ancora. Quando sento parlare la destra, invece, sembra che vogliano solo rimuovere i problemi: rimuovono il riscaldamento globale, rimuovono gli stranieri, rimuovono tutte le questioni importanti e portano l'attenzione sulle stronzate.

Se Maria Amelia Monti fosse premier per una settimana, cosa farebbe subito?

Non sarei in grado, purtroppo. Non riuscirei a capire da dove partire con il bandolo della matassa. Altrimenti mi ci sarei già buttata in politica con coraggio, ma sono proprio negata.

Non ti hanno mai chiesto di candidarti?

No, mai. E non è proprio il mio mestiere. Il mio punto di riferimento è il buddismo: seguo quella direzione, quel filo che mi tira sempre un po' fuori dal pantano quando ne ho bisogno.

Cosa ti ha dato il buddismo che prima non trovavi?

Che non ti rivolgi a qualcuno al di fuori di te, non preghi San Gennaro per avere il miracolo. È un lavoro che fai con te stessa, per tirare fuori quella parte chiamata “buddità” che tutti abbiamo dentro. È una lotta quotidiana tra la parte nera e la parte bianca per riuscire a far emergere di più la parte bianca e tenere a bada quella nera. Non è che ti eviti i problemi, te li fa cavalcare e non gli consente di schiacciarti. Per me è qualcosa di impagabile.

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