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Mare Fuori 7 e 8, Roberto Sessa: “Ormai gli ascolti sono su Raiplay non su Rai 2. Rosa e Carmine? Storia conclusa”

Mare Fuori raddoppia: al via le riprese delle stagioni 7 e 8 in successione, per via anche dell’indisponibilità di alcune location a Napoli nel 2027 a causa dell’America’s Cup. Spazio a volti nuovi dopo l’addio a Rosa e Carmine (“una storia conclusa”) e focus su RaiPlay con Rai 2 considerato ormai “residuale”. Ma il vero colpaccio è il remake USA con Netflix: “Se va in porto, cambia tutto”. L’intervista al produttore e ceo di Picomedia, Roberto Sessa.
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Mare Fuori si prepara a una rivoluzione industriale e narrativa senza precedenti. Con le riprese in successione delle stagioni 7 e 8 (il primo ciak sarà il 15 giugno), scelta dettata anche dall'indisponibilità di alcune location fondamentali a Napoli nel 2027 per via dell’America’s Cup, la serie Rai dei record affronta il suo definitivo giro di boa. Spazio a un cast quasi del tutto rinnovato dopo l'addio definitivo a Rosa e Carmine: "Una storia del tutto conclusa", rivela il produttore Roberto Sessa, ceo di Picomedia, che guarda già alle stagioni 9 e 10 e spiega il perché in questa lunga intervista a Fanpage.it.

I nuovi episodi abbracceranno atmosfere più invernali e temi sociali complessi (sfruttamento minorile, dipendenza da farmaci), mentre la distribuzione consolida il sorpasso digitale: "Ormai Mare Fuori è un progetto della piattaforma, punto. Rai 2 è residuale". Ma il vero colpaccio potrebbe arrivare da oltreoceano, dove Netflix America ha opzionato il remake in inglese della serie: "Se l'accordo va in porto, cambia lo scenario complessivo. Sarebbe un evento più unico che raro". Un vero e proprio case study globale.

Siete in procinto di girare la stagione 7 e la stagione 8, che per la prima volta verranno realizzate in successione.

Esattamente. È la prima volta che lo facciamo perché, per esigenze produttive, ci siamo organizzati e attrezzati in questo modo. C'è anche un tema legato alla disponibilità di alcune location fondamentali a Napoli nel 2027, a causa dell'America's Cup. Alcuni di questi luoghi non sarebbero disponibili nei periodi tradizionali, cioè durante l'estate del prossimo anno, per via delle regate. Per questo abbiamo deciso di girare entrambe le stagioni in successione e, proprio per questo, ci sarà una novità.

Quale?

La stagione 8 non sarà girata in estate, quindi, anche dal punto di vista narrativo e di racconto, sarà più invernale. Le riprese inizieranno lunedì prossimo, il 15 giugno. Ormai abbiamo una macchina organizzativa che ci permette di mantenere un appuntamento fisso ogni febbraio prima su RaiPlay e poi su Rai 2. La televisione è fatta di appuntamenti: mantenerli è una forma di attenzione imprescindibile nei confronti del pubblico.

Siamo alle stagioni 7 e 8. Ci saranno novità?

Sì, ci saranno novità interessanti. La prima riguarda la scrittura: Maurizio Careddu è uscito dal progetto ed è entrato Dario Carraturo, che è il capo della nuova squadra di sceneggiatori. Lavorerà insieme ad Angelo Petrella, Advocat, Sara Cavosi ed Elena Tramonti, autori che hanno già partecipato alle stagioni precedenti. Come accade in tutte le operazioni di lunga serialità televisiva, questi cambiamenti sono fisiologici. Lo facciamo con gli attori, con i registi e, naturalmente, anche con gli sceneggiatori. A un certo punto c'è bisogno di qualcuno che arrivi con idee nuove.

Uno sguardo diverso, certo.

Sì, diverso, ma sempre nella continuità del formato, dell'arena narrativa e dei pilastri fondamentali che identificano Mare Fuori: il rapporto tra adulti e ragazzi, l'idea della speranza, la luce in fondo al tunnel. Poi però, come in cucina, servono ingredienti più freschi rispetto a quelli utilizzati fino al giorno prima.

Tra l'altro Carraturo, tra le tante cose che ha fatto, proviene anche dalla lunga serialità di Un Posto al Sole.

L'abbiamo scelto anche per questo, perché questa è una macchina semi-industriale. Dal 15 giugno saremo sul set e abbiamo terminato la messa in onda appena poche settimane fa. Dobbiamo girare 24 ore di televisione tutte insieme: 12 ore per la stagione 7 e 12 per la stagione 8. Per fare questo serve gente attrezzata, abbiamo bisogno di professionisti che garantiscano continuità. Consegneremo infatti a RaiPlay le prime 12 ore già a febbraio del prossimo anno.

Dal punto di vista del racconto, invece?

L'arena narrativa di Mare Fuori si presta sempre a mettere in scena incontri e scontri tra il mondo degli adulti e quello dei giovani. Ci saranno temi finora inesplorati che riguarderanno il contesto giovanile e le motivazioni che hanno portato alcuni ragazzi all'interno dell'IPM, quindi il reato commesso e il percorso che li ha condotti lì.

Temi nello specifico?

Il primo è quello dello sfruttamento minorile ai danni di una giovane immigrata, attraverso il personaggio di Mei Ling. Un altro tema sarà la dipendenza da farmaci legata a una fragilità psicologica. Infine, affronteremo un argomento che riguarda le luci e le ombre dello show business e le conseguenze che possono derivare da determinate relazioni e dinamiche in quel mondo.

Temi che nascono sempre dall'osservazione dei disagi della Gen Z, giusto?

Sì, è così.

La musica continuerà a essere centrale nel racconto?

Assolutamente. Abbiamo capito nel tempo che quello musicale è un mondo da cui attingere moltissimo. Continuiamo a farlo valorizzando le capacità canore sia di Marika (Carlotta Pinto) che di Stella (Virginia Bocelli). Avremo novità interessanti sotto questo profilo, anche riguardo alle canzoni, ma preferisco non fare spoiler.

Virginia Bocelli
Virginia Bocelli

Ci sarà anche un maggiore orientamento verso il crime? Un racconto più approfondito della criminalità, delle dinamiche familiari all'esterno, delle successioni e delle faide interne?

Sì, ma fino a un certo punto. Diciamo che questa componente è già sedimentata nel racconto, fa parte del DNA della serie. Sono evoluzioni narrative all'interno dello stesso mondo, che tengono conto di una delle caratteristiche fondamentali di Mare Fuori. Poi, naturalmente, resta centrale il rapporto tra il mondo degli adulti, dentro e fuori l'IPM, e i nostri ragazzi.

Il turnover del cast garantisce un ricambio generazionale, ma può essere anche rischioso. I ragazzi non possono restare nell'IPM all'infinito, sia per una questione narrativa sia di verosimiglianza. Quanto è delicato, dal punto di vista del brand e dell'affetto del pubblico, chiedere agli spettatori di lasciar andare personaggi amatissimi come Ciro, Carmine, Rosa, Cardiotrap o Filippo?

Nel nostro caso è naturale: il carcere è un luogo in cui c'è chi entra e chi esce. Questa caratteristica ci aiuta, ci spinge e ci predispone a introdurre nuovi personaggi e nuovi attori. Poi ci sono due aspetti. Il primo è narrativo: non puoi pensare di tenere lo stesso personaggio a fare sempre le stesse cose. Le storie che vogliamo raccontare hanno un inizio, uno sviluppo e una fine, altrimenti si ripeterebbe all'infinito lo stesso meccanismo e, alla lunga, il pubblico si stancherebbe. Il secondo aspetto è oggettivo: stiamo raccontando un carcere minorile, non possiamo tenere quei ragazzi fino a trent'anni. Nel sistema italiano, chi commette un reato da minorenne può restare nell'istituto anche dopo aver raggiunto la maggiore età, fino a un massimo di 25 anni.

Calcolando che, in effetti, il cast iniziale non c'è quasi più…

Abbiamo sostituito praticamente tutti i ragazzi che hanno iniziato con noi nella prima stagione. Dalla stagione 7 in avanti ci saranno quasi esclusivamente volti nuovi. I personaggi storici sono usciti progressivamente ed è proprio questa, secondo me, la nostra grande opportunità.

In che senso?

Non bisogna considerarlo un limite, ma un punto di forza. Altrimenti succede quello che accade spesso con serie che arrancano dopo la terza, la quarta o la quinta stagione, perché non sanno più cosa raccontare. Noi possiamo andare avanti ancora a lungo. Se continueremo a essere davvero bravi a fare sostituzioni tali da non far rimpiangere chi è uscito, potremo dirci soddisfatti. Oggi, stando al consenso del pubblico, lo siamo molto.

Nel caso di Rosa (Maria Esposito), per esempio, nella sesta stagione abbiamo assistito a una chiusura che riporta all'inizio. C'è un ritorno a Carmine, anche se non lo vediamo mai in scena.

È stata una conclusione perfetta. Mi sono complimentato molto con gli sceneggiatori perché è stata davvero una bellissima idea. Doveva finire così. Come spesso accade nelle serie di lunga durata, ci sono necessità narrative, esigenze personali degli attori che vogliono intraprendere altri percorsi lavorativi e motivazioni oggettive legate all'età dei personaggi.

Rosa e Carmine in Mare fuori 6
Rosa e Carmine in Mare fuori 6

La scena può dirsi quindi una conclusione definitiva? Non ritroveremo Rosa e Carmine in futuro?

No, è una storia conclusa.

Quindi parliamo di cicli che finiscono e rappresentano la forza dei nuovi inizi?

Sì, e lo dico con grande lucidità perché ho letto le linee narrative future: la stagione 9 e la stagione 10 sono già scritte. Le chiusure delle storie della stagione 8 sono una bomba e, se ci sarà la volontà di farlo, ci consentiranno di proseguire senza problemi. Da questo punto di vista non ho particolari timori.

La sesta stagione ha confermato un trend ormai evidente: la drastica riduzione degli spettatori legati alla TV lineare (Rai 2) a favore di una fruizione massiccia on-demand. Dal punto di vista del produttore, come si valutano i dati complessivi della stagione 6? La TV lineare è ancora un termometro affidabile per un prodotto così marcatamente generazionale?

Ormai questo è un progetto della piattaforma, punto. Anzi, credo sia uno dei due prodotti di punta di RaiPlay, insieme a Sanremo. L'altro dato sorprendente, che ormai è diventato una costante, riguarda l'età del pubblico: in percentuali altissime, ben superiori al 50-60%, si tratta di under 35. Gli under 35 non guardano la televisione lineare, consumano Mare Fuori su RaiPlay. Rai 2 è diventata quasi una seconda finestra.

E i dati d'ascolto lo confermano.

Anche quest'anno, confrontando la quinta e la sesta stagione, si è registrato più o meno lo stesso numero di spettatori, circa 700 mila persone. Questi si aggiungono ai circa 3 milioni e oltre provenienti dalla piattaforma, portando il totale intorno ai 3 milioni e 700-800 mila spettatori medi. Ormai oltre 3 milioni arrivano da RaiPlay, mentre circa 700 mila provengono dalla generalista. Ed è una dinamica consolidata. Ci preoccupiamo molto poco anche della collocazione in palinsesto: Mare Fuori, sebbene all'inizio non lo fosse, è diventato un prodotto di RaiPlay e per RaiPlay.

Il rilascio in anteprima su RaiPlay e la successiva messa in onda su Rai 2 ha creato un cortocircuito virtuoso, ma ha anche inevitabilmente "indebolito" la visione tv in prime time. In base a quanto specificato però, per le prossime due stagioni, la strategia di distribuzione immagino resti la stessa.

Sì, ormai Mare Fuori è una serie per RaiPlay e Rai 2 è residuale. Resta un appuntamento di punta per la piattaforma, con una richiesta fissa sempre a ridosso di Sanremo; addirittura vengono concesse diverse settimane di esclusiva, durante le quali registriamo un consumo altissimo. Successivamente la serie passa su Rai 2, dove intercetta l'ultima parte della coda di ascolto, composta da un pubblico decisamente più adulto.

Come sta andando il prodotto sul mercato estero?

Il distributore tedesco Beta Film ha venduto la serie con ottimi risultati in tutti i paesi del mondo (la serie è stata esportata in oltre 20 Paesi con il titolo internazionale Sea Beyond, ndr). Due anni fa, sulla scia del grande successo dell'evento, si sono accesi i riflettori anche sul mercato americano. Non dobbiamo dimenticare che siamo finiti sulle pagine del New York Times e sui network statunitensi come la ABC la domenica mattina: un'attenzione mediatica enorme per una grande serie di cui all'inizio non si capiva bene la natura. Insomma, è stato a tutti gli effetti un vero e proprio case study. Da quel momento, Netflix America ha chiesto di poter ragionare su un eventuale adattamento statunitense della serie.

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A che punto sono le trattative per il remake americano?

La cosa è in piedi, siamo in trattativa e c'è un'opzione aperta. Gli americani stanno lavorando all'adattamento e siamo in contatto diretto con loro. Trattandosi di Netflix America, questa sarebbe una grandissima occasione per la nostra serie di dimostrare che abbiamo fatto qualcosa di davvero straordinario. Vedere Netflix che adatta per il mercato americano (e quindi globale) realizzando in inglese una serie che arriva dall'Italia, sarebbe un evento più unico che raro.

Accadrà?

Abbiamo bisogno ancora di un anno per poter dare una risposta, perché i tempi degli studios americani sono questi. Siamo in contatto diretto, abbiamo letto e visto l'idea di come vorrebbero interpretare la serie. Il progetto è in mano a professionisti super qualificati e grandi amanti del nostro prodotto. Per questo sono fiducioso, penso sia una materia narrativa molto dinamica, che si può adattare perfettamente in America così come è stato fatto in Spagna. Per noi sarebbe una gioia immensa e il definitivo consolidamento del brand.

In attesa del remake, come si stanno muovendo le vendite all'estero del prodotto originale italiano?

In questo momento Netflix ci ha suggerito di sospendere temporaneamente le vendite. Vogliono prima capire come si evolverà la situazione con gli Stati Uniti, perché se l'accordo dovesse andare in porto, cambierebbe completamente lo scenario complessivo.

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