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Di Liberatore: “De Martino sta cambiando Sanremo, ma senza budget extra. Latin Grammy in Rai evento senza precedenti”

Intervista al direttore Intrattenimento Prime Time Rai, che racconta i palinsesti del prossimo anno, dallo spostamento di programmi storici alla nuova serata performance del venerdì di Sanremo legata a Eurovision, mettendo al centro la scommessa principale, annunciata in pompa magna ad Ancona: i Latin Grammy Celebra.
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Le novità del prossimo anno della Rai, il primo Festival di Sanremo di De Martino, l'orario di chiusura di Affari Tuoi, i progetti sulla prima serata che verrà. A poche ore dalla presentazione dei palinsesti Rai, Williams Di Liberatore, direttore del Prime Time, svela le strategie di una stagione cruciale: dallo spostamento di programmi storici alla rivoluzione del Festival con la serata performance del venerdì legata a Eurovision. In questa intervista a Fanpage Di Liberatore definisce il profilo dell'intrattenimento di prima serata in Rai, partendo dalla sua scommessa principale.

La novità sulla quale Rai ha puntato di più ai palinsesti è stata quella dei Latin Grammy Celebra, un evento tutto nuovo che andrà in onda in primavera su Rai1. Di cosa si tratta e quando sono iniziate le trattative?

Ne parlavamo da poco più di un mese, l'accordo è con la Latin Grammy Recording Academy, l'associazione che gestisce i premi, per un format che si chiama Latin Grammy Celebra. Nei Grammy tradizionali c'è il "Salute To", è un format in cui si rende tributo a una leggenda o comunque a un artista che ha contribuito a diffondere la cultura e la musica nel mondo, in questo caso quella italiana. Lo hanno sempre fatto a Los Angeles premiando artisti eccezionali.

In cosa consisterà l'edizione italiana?

L'idea è farlo in Italia, prendendo uno o più artisti italiani iconici per la diffusione della nostra musica nel mondo, celebrandoli attraverso colleghi italiani e internazionali. È una sorta di riconoscimento, che prevede la presenza dell'artista celebrato o celebrata, che non dovrà per forza esibirsi ma che può farlo.

Di quante serate si tratta? Immaginate già una sede?

Tra le due e le tre serate. Per la sede no, non ce la stiamo immaginando in questo momento. Di solito questo progetto prevede location abbastanza importanti. La cosa importante da sapere è che non stiamo semplicemente ospitando in Italia un progetto di questo tipo: diventa italiano, viene prodotto in Italia e viene prodotto dalla Rai. Credo sia una modalità mai fatta prima. La Latin Recording Academy ha individuato l'Italia come Paese non soltanto ospitante, ma come test per poter sviluppare un progetto di questo tipo oltre a Los Angeles.

Se penso agli artisti italiani che hanno avuto rilevanza nell'ambito dei Latin Grammy, mi vengono subito in mente Laura Pausini e Tiziano Ferro. I loro nomi sono un'idea da cui partire?

La proposta dei nomi viene fatta da noi della Rai in collaborazione con l'Academy dei Latin Grammy. Gli artisti che noi reputiamo leggendari nel nostro Paese devono avere un riscontro e una valutazione della loro diffusione musicale anche nei Paesi latini e nel resto del mondo. Nomi come quelli di Tiziano Ferro e Laura Pausini sono degli esempi, ma non è detto che non si consideri anche artisti con una storia più lunga. Il criterio è che debbano aver contribuito alla diffusione culturale della nostra musica.

L'ambito latino ha una sua specificità. Magari un artista con enorme risonanza in Italia ne ha meno in quei paesi. 

Sì, ci dobbiamo ancora un po' tarare con loro. I Paesi latini comprendono anche la Spagna, quindi ci accorderemo di volta in volta sui nomi che abbiano queste caratteristiche.

È un asse di collaborazione interessante che può aprire a un discorso più complesso e riflettersi sullo stesso Sanremo?

In questo momento tutti gli sforzi erano tesi a chiudere questo tipo di accordo, quindi non abbiamo messo altra carne sul fuoco. Ci siamo focalizzati su questo. Il resto si vedrà. Ora dobbiamo trovare le chiavi giuste per fare un ottimo prodotto che sia un grande evento televisivo, ma che allo stesso tempo rispetti i canoni di internazionalità.

Si parla già di conduzione? C'è l'ipotesi che possa esserci Stefano De Martino?

No, non c'è proprio alcuna ipotesi. È stato chiuso l'accordò il giorno prima della presentazione dei palinsesti. Da allora non abbiamo fatto nessuno sforzo creativo per immaginarci null'altro rispetto al perimetro editoriale esposto.

Alcuni degli artisti più popolari al mondo operano nel campo latino e De Martino ha annunciato ospiti internazionali a Sanremo. Esiste un possibile collegamento?

Quello dell'internazionalizzazione rappresenta proprio il modello della mia direzione Intrattenimento Prime Time sugli eventi, che sia Sanremo o altri show. Basti pensare che anche l'evento autunnale di Sal Da Vinci ("Meravigliosamente", ndr) fa un percorso che va da New York a Napoli e vede ospiti internazionali. Questo ragionamento è sempre più ampio. Inoltre, per il Festival, internazionalizzare significa anche introdurre la famosa "serata performance", che serve a definire l'artista che poi va all'Eurovision. Si crea una serata evento all'interno del Festival che diventa più di una serata normale.

Restiamo proprio sulla serata performance del venerdì, prima vera novità di Sanremo. Chi vincerà quella serata andrà a Eurovision cambiando la formula attuale che garantisce da anni all'Italia di arrivare molto in alto in classifica. Non temete che questa scelta possa finire per penalizzare i piazzamenti dell'Italia?

No, detto sinceramente non ho questo timore. Avendo frequentato e visto Eurovision, so che la valutazione della performance e della musica non passa solo dall'ascolto, ma anche dall'aspetto visivo. All'Eurovision vincono le performance complete: visual, coreografie, effetti speciali, sonorità e parole. Resta, naturalmente, la base della canzone italiana, ma si dà un assist evolutivo all'interno di una serata speciale del Festival. Non abbiamo questo tipo di paura.

In effetti all'Eurovision la complessità visiva è indiscutibile. Sarà uno sforzo importante, perché si dovrà immaginare una singola serata con approcci registici e di palco completamente diversi per ogni artista.

È uno sforzo grande che la Rai e lo staff della direzione artistica fanno. Lo staff va alimentato da figure professionali che possano dare valore a Sanremo, che è un sistema evolutivo negli anni e deve sempre crescere. Abbiamo ottime maestranze Rai in continuo aggiornamento; l'insieme dello staff e dell'azienda si impegnerà per avere un'evoluzione anche in questo senso.

Lo sforzo in più, la serata performance, gli ospiti internazionali, ho quasi la sensazione che la Rai quest'anno non metta limiti di budget per Sanremo rispetto agli anni precedenti. È una percezione reale?

Assolutamente no. Una delle variabili fondamentali nella riorganizzazione di Sanremo è il tempo. Voler iniziare a lavorare molto prima – praticamente dal passaggio di consegne del sabato sera stesso all'Ariston – serve proprio per anticipare i tempi, che significa creare occasioni e generare risparmio a 306 gradi. Più si lavora d'anticipo, più si ottimizza. Siamo partiti con la macchina produttiva subito a febbraio, proprio perché siamo coscienti che questo sforzo produttivo e creativo non può determinare un aumento del nostro budget. Dobbiamo riuscire a fare sforzi di natura lavorativa e di tempistiche attraverso gli accordi che stiamo mettendo in piedi, così da avere un'evoluzione di Sanremo tramite un processo di ottimizzazione. Non è retorica, è davvero come stiamo lavorando.

Chiaramente la distribuzione dei budget è complessa. Se nella fantasia colletiva dominano nomi forti come Lady Gaga o Bad Bunny, il lavoro di ottimizzazione deve essere gigantesco.

In questo momento giuro che non ci sono ancora nomi sul tavolo. Si sta parlando di perimetro editoriale e si stanno ponendo le basi per lavorarci. Stefano sta per completare la sua squadra, che è già forte, fatta di esperti e professionisti che ci possano dare garanzie anche a livello di relazioni. Riuscire a tessere rapporti in questo momento è proprio il senso dell'ottimizzazione dei costi.

Passiamo all'access. Ai palinsesti l'Amministratore Delegato si è detto disposto a un'ipotesi di chiusura anticipata di Affari Tuoi alle 21.30. Dal suo punto di vista, quanto una scelta del genere incide sul Prime Time? È davvero così problematico portare a compimento questa operazione?

Ci stiamo lavorando in questa direzione; siamo impegnati a fare tutte le analisi insieme all'AD e ai colleghi. L'obiettivo finale, come ho già dichiarato da tempo, è mandare i telespettatori a dormire a orari accettabili. Questo non deve per forza coincidere con il far partire prima la prima serata, ma può significare farla finire prima. È una catena. Se ci ricordiamo bene, a fine ottobre/inizio novembre dello scorso anno, in un momento di vero agonismo televisivo, dichiarai che avrei accorciato di 5 minuti Affari Tuoi e lo feci. Lo feci nella consapevolezza che avrebbe dato compattezza al formato. Forse abbiamo sofferto un po' all'inizio, ma alla lunga la garanzia di un formato compatto ci ha portato un beneficio. Non dico sia stata l'unica soluzione, perché l'insieme degli esperimenti editoriali ci ha portato performance maggiori durante l'anno, ma questo fa capire che non mi preoccupa il fatto di ragionare sulla riduzione del minutaggio dell'Access Prime Time. Lavorandoci bene dal punto di vista editoriale, con innovazioni e ottimizzazioni, possiamo farcela.

Può essere al vaglio l'ipotesi che non ci siano più i Cinque Minuti di Bruno Vespa?

In tutte queste valutazioni, che sono sempre oggetto di analisi di fattibilità, io mi sto occupando esclusivamente dell'Access Prime Time dell'intrattenimento, non entro in altri campi. Ci stiamo concentrando principalmente sul prodotto.

Per ridurre la prima serata si ragiona di serate fiction più brevi da 50 minuti e questo fa pensare a uno spazio maggiore per la seconda serata. È ipotizzabile che l'intrattenimento investa in quella fascia?

Questa è una domanda più per la direzione generale che per me, posso rispondere per l'Intrattenimento Prime Time. Soprattutto in autunno, noi abbiamo una serialità di titoli lunghi che coprono già la seconda serata. Con i formati che abbiamo a disposizione in questo momento, economicamente non ci potremmo permettere ad oggi di accorciare un Prime Time di intrattenimento per ripartirlo su una seconda serata, almeno da qui fino a gennaio.

Se ci fosse un'ipotesi di seconda serata, a cascata sareste comunque voi dell'intrattenimento a gestire i progetti?

Non è detto. In questo momento su Rai 1 avremo tre serate di intrattenimento: il mercoledì, il venerdì e il sabato. Su quelle serate ci occupiamo di contenitori più lunghi che entrano nello spazio della seconda serata.

Da quest'anno "Tale e Quale Show" passa al mercoledì. Come mai c'è stata questa scelta di cambiare giorno dopo tanti anni?

È stata una scelta aziendale condivisa tra me, a livello editoriale, e la direzione Palinsesti, per rafforzare il mercoledì. Nell'ultimo anno in quella serata avevamo sofferto perché c'erano i film, una programmazione meno performante rispetto all'intrattenimento. Era un territorio che l'azienda doveva rafforzare. Abbiamo convenuto che l'intrattenimento potesse essere un'ottima arma. Naturalmente abbiamo valutato i rischi: il mercoledì non c'è un'alfabetizzazione così forte del pubblico all'intrattenimento e anche i competitor stanno cercando di occupare spazio in quel giorno. Credo che questo faccia bene ai telespettatori, perché offre un'alternativa contemporanea e fresca. Proprio perché si tratta di una sperimentazione nuova su una rete ammiraglia non mi sono sentito di introdurre un titolo nuovo, ma un titolo già solido, conosciuto e performante di suo. La scelta, condivisa con Carlo Conti, è stata quella di minimizzare il rischio con un marchio forte che faccia un po' da apripista.

Suppongo che a questo punto il venerdì vedrà Antonella Clerici ampliare la sua presenza con i suoi programmi.

Cerchiamo sempre di mantenere un equilibrio e un'offerta eterogenea senza allungare tantissimo i programmi. Il mercoledì avremo Tale e Quale a cui seguirà probabilmente un evento ancora in fase di studio. Il venerdì abbiamo anticipato la partenza di Antonella Clerici (The Voice) e a seguire abbiamo inserito l'evento di Sal Da Vinci. Sempre il venerdì, per dare variazione, inseriremo successivamente due serate speciali: una prima serata di Affari Tuoi il 4 dicembre e una prima serata de L'Eredità. Il sabato faremo una cosa simile: partiamo il 26 settembre con una serata speciale di Reazione a Catena come festa di fine stagione, e a seguire ci sarà il titolo lungo, ovvero Ballando con le Stelle.

All'inizio di quest'anno Clerici, contro C'è posta per te, è riuscita a ottenere numeri importanti anche al sabato sera. Si confermerà quello schema?

Sì, lo scorso anno avevo fatto una scelta di spostamento tattico di palinsesto che non era mai stata fatta in passato: trovare un titolo forte per riconquistare terreno sul sabato sera degli italiani. È stata una scelta che presentava variabili di rischio ma ci ha ripagato. Anche quest'anno, far partire prima The Voice il venerdì spero possa dare un boost forte a quella serata.

Tema "Ballando con le Stelle", che va verso una stagione complessa dopo la perdita di un pezzo importante come Selvaggia Lucarelli. Ci sono già ipotesi sul sostituto? 

Con Milly Carlucci abbiamo temporaneamente congelato la riflessione sulla giuria. So che lei sta andando avanti con la selezione del cast; la devo incontrare a breve per capire quale filosofia si voglia adottare per la costruzione del gruppo dei concorrenti. Il punto focale su cui ci siamo concentrati fino a oggi è la definizione del nuovo studio. L'Auditorium del Foro Italico non c'è più e Ballando ripartirà con un nuovo studio a Saxa Rubra che deve avere tutte le caratteristiche tecniche necessarie per gestire un programma così impegnativo. Parallelamente si lavora al cast. Sulla giuria non c'è ancora nulla di attendibile.

Nei giorni scorsi avevamo ipotizzato Geppi Cucciari e si continua a parlare anche di D'Urso. 

Nessuno di questi nomi è stato preso in considerazione in questo momento.

Vuol dire che ne sono stati considerati altri?

No, no. Non abbiamo proprio fatto nessun tipo di riunione che ci portasse a una riflessione sui nomi della giuria. Poi, se Milly nella sua testa stia facendo dei ragionamenti, questo non lo so dire, ma lo immagino.

Nei palinsesti mancano titoli di Rai 2 come The Floor, Unknown e 99. Si pensa di farli in primavera o avete fatto ragionamenti differenti basati sui risultati?

Sono programmi che bene o male su Rai 2 hanno dato buoni segnali. In questo momento, avendo potenziato il mercoledì di Rai 1, ho cercato di sospendere le prime serate del lunedì di Rai 2 per concentrare le risorse e l'attenzione su Rai1. Questo per quanto riguarda l'intrattenimento; probabilmente ci saranno altri generi che andranno a rafforzare il lunedì di Rai 2. Da gennaio in poi, invece, è una partita che potrebbe riaprirsi per quei titoli.

Il ritorno di Stasera tutto è possibile su Rai 2 in primavera invece? 

Non abbiamo fatto valutazioni di palinsesto per la seconda parte della stagione, però sì, assolutamente: STEP per noi è un titolo solido e confermato.

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