Marco Galeone spiega perché ha lasciato i Fortuna Five: “Amo la Ruota, ma non voglio diventi un’etichetta”
Marco Galeone ha annunciato, durante l’ultima puntata de La Ruota della Fortuna, la fine della sua avventura con i Fortuna Five, di cui era voce e tastierista. La resident band cambia volto, diventa Fortuna Six e accoglie Alex Mandelli alla voce e alla chitarra e il tastierista Luca Algisi. Per oltre un anno la voce e il volto di Galeone hanno accompagnato i milioni di spettatori che ogni sera seguivano la trasmissione condotta da Gerry Scotti e Samira Lui: era lui a cantare, insieme a Nicla, e ad arrangiare tutti i brani delle puntate, circa 50 a settimana. Un impegno importante e soddisfacente, ma anche molto gravoso, che nel tempo ha finito per sottrarre spazio alla ricerca creativa. È anche per questo che il musicista ha scelto di lasciare la band e dedicarsi a nuove strade. Lo farà insieme alla compagna Beatrice Pezzini, voce di Sarabanda, con cui ha già iniziato a scrivere nuovi brani e a lavorare in studio.
A Fanpage Galeone racconta nel dettaglio cosa lo ha portato a questa decisione: "Da maggio a luglio i giorni erano diventati cinque, anziché tre su sette, per cui per tutti gli eventi che avevo in sospeso ho dovuto chiamare un sostituto, ho dovuto interrompere il tour con Irene Grandi", e ha spiegato com'è stato il rapporto con Gerry Scotti, che ha capito la sua scelta. "Rimanere ‘Quello della Ruota"? Mi fa piacere, però non volevo diventasse un'etichetta rigida", ha aggiunto, "era un impegno troppo grande, non riuscivo più a seguirlo".
Marco, cosa è successo? Come mai hai lasciato i Fortuna Five e La ruota della fortuna?
Nel pieno delle registrazioni ho avvertito una sensazione che inizialmente pensavo legata alla volontà di cambiare il mio modo di lavorare all'interno del programma, per ottimizzarlo ulteriormente. Invece, mi sono accorto col tempo che era il desiderio di recuperare tutti i progetti che avevo messo in stand-by e concentrarmi su quelli. Ho messo subito la questione sul tavolo innanzitutto con la band: il discorso è stato compreso e l'uscita è stata gestita con dolcezza, perché erano al corrente di questa sensazione fin dall'inizio e l'hanno accompagnata e assecondata.
Poi?
Poi, pian piano, ho dovuto riferirlo alla produzione: con grande malincuore da parte loro e anche un po' mio, ho preso questa scelta. È stata dolorosa, ma sono assolutamente felice di averla fatta perché era necessaria. Adesso sto bene, mi sono riposizionato sulle mie cose e ho ripreso i progetti con gli eventi privati e la scrittura di brani nuovi, quindi non posso dire di avere rancori. Mi dispiace ovviamente per il gruppo di lavoro che ho lasciato perché è una squadra meravigliosa, però è stata una scelta necessaria.
Ma c'è stato un problema di tempo e spazio?
Non c'era più lo spazio per poter fare certe cose.
Avevi un'esclusiva con loro?
No, il contratto non prevedeva un'esclusiva. È solo che il lavoro è full time, perché ci sono gli imprevisti dell'ultimo momento, e da maggio a luglio i giorni erano diventati cinque, anziché tre su sette, per cui per tutti gli eventi che avevo in sospeso ho dovuto chiamare un sostituto, ho dovuto interrompere il tour con Irene Grandi, perché ovviamente non ci si poteva stare dentro.
E non ti aspettavi un impegno del genere?
Al tempo le scelte le avevo fatte perché mi sentivo nella condizione di poter portare avanti la trasmissione. Dopo un anno ho detto: "No, mi devo fermare".
Immagino che nonostante la tua gavetta, quest'anno alla Ruota della fortuna ti abbia sconvolto un po' la vita.
Le tempistiche televisive sono assolutamente differenti da quelle a cui un musicista è abituato, per cui tutti i tempi dei concerti live vanno rivalutati: i tempi di esecuzione sono altri e le esigenze del programma non sono esclusivamente musicali, ma dettate da una squadra di autori che include molti fattori a cui bisogna abituarsi.
Tipo?
Essendo arrangiatore e direttore della band, oltre che cantante e musicista in video, dietro le quinte c'era un lavoro enorme. Ogni settimana la quantità di brani arrivava a 50-60 pezzi esclusivamente per le manche di gioco, a cui si aggiungevano gli ingressi di Gerry e Samira.
Un carico di lavoro che escludeva una parte creativa più ampia, no?
Esatto, non hai molto a che fare con la creatività, quindi la parte artistica ne risente. Aver dovuto mettere questa parte in stand-by, alla lunga è stato pesante. Mi sono detto, quindi, di doverla riprendere e amplificarla al massimo.
A Gerry come l'hai detto?
Gerry è stato super, veramente, perché mi ha detto: "Io come posso fermarti se 40 anni fa ho fatto la stessa scelta di passare dalla radio alla televisione? Se non fosse stato così anch'io non so come sarebbe andata la mia vita". Sentire un discorso del genere da parte di Gerry mi ha dato ancora più coraggio. Sono assolutamente contento del fatto che siamo tutti sereni. Io sono sereno e la produzione, alla fine – dopo che sono stato molto trasparente e sincero, pur avendo accusato il colpo -, mi ha assecondato. Me ne vado con un sorriso, ed è una cosa assolutamente positiva.
Questa enorme popolarità come ha cambiato la tua vita? Ci sarà molta gente che ti riconosce per strada.
Assolutamente, anche se mi rendevo conto di questa cosa, ovviamente, quando non eravamo in studio o comunque quando non ero a Milano e ritornavo nel mio paesino di provenienza. Questo perché quando sei a Milano più che altro si era talmente immersi e concentrati nel finalizzare le puntate, quindi nel fare al massimo delle nostre possibilità il nostro lavoro, che passava anche in secondo piano questa cosa. Una cosa di cui mi sono reso conto è l'affetto della gente, cioè l'ondata di coloro che seguivano il programma, che si è affezionata alla mia figura, a quella del programma e della band. È meraviglioso perché sto vedendo un sacco di messaggi d'affetto.
Adesso cosa succede?
Continuo a fare eventi e, parallelamente, ho un progetto con la mia ragazza Beatrice Pezzini, la cantante di Sarabanda. Quando siamo al di fuori di queste produzioni lavoriamo insieme per gli eventi privati e adesso ci siamo messi sotto per scrivere nuovi brani. Dobbiamo ancora decidere sotto che forma farli uscire, se come duo o come singoli, e quale identità prenderanno vita; perciò ho ripreso a lavorare in studio.
L'idea però è quella appunto di un progetto musicale ex novo, comunque.
Sì, esatto, un progetto musicale nuovo.
Sarete solo voi?
Sì, coi Novel adesso ci siamo fermati per esigenze professionali, anche se comunque continuiamo a mantenere il rapporto con Alessandro e gli altri ragazzi.
Alessandro era con te in trasmissione, tra l'altro.
Sì, lui è rimasto, ha deciso di proseguire, però comunque ovviamente siamo amici da una vita e condividiamo la musica, per cui continueremo a condividerla. Però sì, principalmente adesso il mio focus sarà su questo progetto a due.
Pensi di continuare come turnista, ad esempio con Irene Grandi?
Questo lo vedrò. Adesso volevo concentrarmi sul lavoro in studio. L'ho sempre portato avanti, ma gli impegni esterni e l'attività da turnista me lo interrompevano continuamente, costringendomi a procedere a singhiozzo.
C'è il rischio, secondo te, di rimanere etichettato come "quello della Ruota"?
Questo non lo so, credo che debba deciderlo la gente. Sinceramente la cosa mi fa piacere, però non vorrei che diventasse un'etichetta rigida. Mi piacerebbe che questo restasse un percorso importante della mia carriera, ma senza trasformarsi nel manifesto con cui mi presento al pubblico.
Hai un'idea più o meno del genere musicale che volete intraprendere?
Non ancora in realtà, cioè la sperimentazione è tanta e stiamo cercando il filone. Attualmente è ancora troppo presto, abbiamo solo embrioni musicali che bisogna ancora sviluppare.
Tu hai incontrato Raffaella Carrà e hai partecipato ai talent. Com'è stata l'esperienza del passato, quella che poi ti ha portato a La Ruota?
Sono tutte esperienze interessanti, al di là delle sensazioni buone o meno buone che uno ne porta a casa. Fanno parte di un percorso che include anche la televisione e li considero tutti passaggi necessari, per cui ringrazio di essere stato selezionato, indipendentemente da come sono andati i programmi. Non me la sono mai vissuta in maniera competitiva, perché la mia unica competizione è con me stesso; ho sempre cercato di prendere i lati che mi interessavano per crescere come identità musicale, tutto ciò che ho fatto mi è servito.
Per sostituirti sono arrivati due musicisti: hai avuto voce in capitolo sulla scelta?
Ho proposto qualcuno che era stato anche selezionato inizialmente. Tuttavia, dovendo dedicare l'intero anno e tutta la settimana alla trasmissione, l'impegno si è rivelato troppo grande per chi aveva già una propria strada e non intendeva cambiare rotta in modo così netto. Perciò la produzione ha proseguito con altre persone.
Alex Mandelli e Luca Algisi li conoscevi già?
No, li ho conosciuti solo al momento del passaggio di testimone.
Gli hai dato qualche consiglio?
Mi hanno chiesto dei pareri e ho suggerito loro di cercare di essere mentalmente più liberi possibile e di lavorare molto sullo staccare nei weekend (ride, ndr), perché l'impegno richiesto è davvero immenso.
Con chi si è creato un rapporto speciale all'interno della trasmissione?
La produzione è fatta di persone meravigliose, che hanno la finalità di stare bene intanto umanamente, e questo è il preambolo per fare una trasmissione che ha tutto questo successo. Ho legato particolarmente con il regista, con Giancarlo Giovalli, perché mi ha dato sempre consigli, ho trovato una persona che professionalmente è a un livello altissimo, ma proprio perché ha una semplicità umana coinvolgente e che è volta a far bene senza dover schiacciare nessuno.
E con Gerry e Samira?
Per quanto possibile, visti i tempi stretti – ci si vedeva nei corridoi poco prima di registrare -, nei momenti di pausa per stemperare la tensione della trasmissione si sono rivelati entrambi persone meravigliose.
Hai dovuto in qualche modo accontentare Gerry nella scelta dei suoi brani d'ingresso, che spesso viravano sul rock degli anni '60 e '70? Come funzionava il vostro rapporto artistico?
I brani per i suoi ingressi li selezionavo io e li proponevo alla band; in base alla fattibilità e all'impatto energetico per l'inizio della trasmissione, decidevamo se tenerli o tagliarli, quindi avevamo totale libertà. I brani delle manche venivano invece scelti dalla squadra autori per legarsi ai tabelloni del gioco, ma ci siamo sempre consultati liberamente per valutare l'impatto dei pezzi o valorizzare gli arrangiamenti.
Quali sono stati i momenti più complessi e divertenti di quest'anno? Passavi dal rock al pop fino ai balli di gruppo…
Complessi quando c'erano anche le serate del torneo dei campioni, quindi le puntate che duravano oltre le due ore, più che altro perché lì c'è una densità di brani fitta e bisognava intervallarsi all'interno della trasmissione in vari momenti, quindi il timore era di creare la giusta atmosfera. E poi con l'introduzione di ospiti le cose cambiavano all'ultimo, quindi bisognava correre dietro a tutte le esigenze della puntata. Quelli più divertenti… beh, il lavoro che facciamo a livello di party band, che facevamo prima di accedere a La Ruota, includeva già questi momenti di balli di gruppo imbarazzanti, quindi amplificarlo a un pubblico di milioni di italiani è stato ancora più bello.
Etichette, uffici stampa, marketing: come ti stai muovendo per rientrare nel mondo dell'industria musicale?
Ho dei contatti, però voglio prima definire il risultato musicale che desidero proporre. Per adesso la musica è al primo posto e non vorrei cedere a tentazioni particolari solo per arrivare da qualche parte. Quello che rispetto di più è l'integrità artistica: sono nato con la musica e voglio continuare a rispettarla senza compromessi che me la farebbero odiare. Se c'è autenticità e trasparenza, le strade si indirizzano da sole.
Cosa state ascoltando per ispirarvi, tu e la tua compagna?
Apprezzo molto il filone anni '80 in versione modernizzata. Sono un grande fan di una band britannica, i The 1975, che hanno riattualizzato tutta la parte tastieristica di quel decennio. Seguo con attenzione anche Harry Styles, di cui già intuivo il potenziale solista dai tempi degli One Direction, e adoro i Tame Impala.
Cosa ti senti di dire sul tuo lavoro alla Ruota?
Che l'ho fatto con tutto il cuore.
Ma?
Ma a un certo punto il corpo e la mente ti presentano il conto: tra la stanchezza accumulata e l'esigenza creativa bloccata per troppo tempo, ho dovuto fare questa scelta.