Luisa Ranieri è La Preside: “La serie arriva prima del Decreto Meloni a Caivano. Da 30 anni non si investe sulla scuola”

Questa sera su Rai 1 debutta "La Preside", la serie con Luisa Ranieri che racconta la battaglia di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano diventata simbolo di riscatto attraverso l'istruzione. Una storia di periferia, dispersione scolastica e speranza che inevitabilmente si incrocia con uno dei provvedimenti più discussi del governo Meloni: il decreto Caivano. A Fanpage.it, Luisa Ranieri racconta: "Temo la strumentalizzazione politica di questa serie? Sì e anche no".
"Non riguarda un decreto. È da 30 anni che non si investe"
Luisa Ranieri risponde senza giri di parole quando le chiediamo se si sente preparata all'idea che "La Preside" possa essere in qualche modo strumentalizzata dalla politica, da destra a sinistra. "Questa è una storia presa nel 2019, il decreto Meloni non esisteva. È una storia che riguarda tutti, non riguarda la politica. Riguarda gli esseri umani, non riguarda un decreto. Perché con la forza non è che puoi cambiare. Sono trent'anni che nella scuola non si investe".
L'attrice, che si è documentata a fondo per interpretare il personaggio di Eugenia Liguori (liberamente ispirato a Eugenia Carfora), è netta: "Facendo questa serie ho letto e mi sono documentata molto: sono almeno trent'anni che non c'è un investimento serio sulla scuola. Nonostante noi abbiamo i professori più bravi, più preparati, più motivati, in condizioni difficili. Non abbiamo scuole belle, non c'è carta igienica nei bagni, non si chiudono, le scuole cadono a pezzi. Non c'è mai stato un investimento da nessun governo: destra, sinistra, centro. Nessuno ha mai investito tanto nella scuola".
L'incontro con la vera Eugenia Carfora
Il rapporto con Eugenia Carfora, la preside reale che ancora oggi opera sul territorio, è stato "silenzioso ma profondo". "Questa è una storia che aveva preso mio marito (Luca Zingaretti, produttore della serie, ndr), che ci ha lavorato per molti anni. A me è arrivata dopo, l'ho seguita da lontano. Ero un po' timorosa perché è una grande responsabilità: c'è una cosa di una persona vivente che opera ancora sul territorio".
Quando finalmente si sono incontrate a Caivano, è scattata una comprensione immediata: "Non abbiamo parlato di cose in particolare, c'è stato uno sguardo, un qualcosa come se lei avesse capito che a me di quella storia interessava raccontare. E che comunque, in qualche maniera silenziosamente, abbiamo capito che eravamo dalla stessa parte".

"Una donna che ha sacrificato la vita privata per i suoi ragazzi"
Eugenia Carfora è una donna "di un'energia incredibile", racconta Ranieri. "Non ho mai visto una persona con un'energia così forte, trainante, divertente e allo stesso tempo ferma, combattiva. Ha dato tutta la sua vita sacrificando anche molto della sua vita privata per la scuola e per i suoi ragazzi".
La parola "rassegnazione" non esiste nel vocabolario della vera Carfora, e questo è diventato il cardine del personaggio: "È una cosa che non entra nel suo vocabolario, niente in testa. Da lì nasce questa ostinazione".
Periferia non è sinonimo di degrado
La serie, prodotta da Bibi Film e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, vuole sovvertire il pregiudizio sulle periferie. "Non è detto che nelle periferie ci sono i criminali. Nelle periferie c'è anche la criminalità, però normalmente è popolata da persone che fanno una gran fatica, perché magari c'è solo uno stipendio in casa e quindi sono costretti a vivere in dei sobborghi. Però è popolato da gente molto perbene che ha solo difficoltà".
Il pregiudizio è proprio uno dei nemici principali che la vera Carfora combatte quotidianamente: "Lei dice: io sono a Caivano e su Caivano, sui ragazzi che vengono da lì, c'è un gran pregiudizio. Io non riesco a fargli trovare il posto di lavoro. Lei fa accordi con gli alberghi, con i ristoranti nel nord Italia per far fare tirocini ai suoi ragazzi, per vincere il pregiudizio".
Il metodo: leggerezza per raccontare temi pesanti
Una delle scelte registiche più vincenti della serie, diretta da Luca Miniero con le sceneggiature di Cristiana Farina, è l'approccio: trattare temi durissimi con leggerezza. "Non volevamo fare uno spot sul brutto, volevamo uno spot sul bello. Mettere luce sulla gente che quotidianamente fa bene il proprio lavoro. Il riferimento era la vecchia tradizione del cinema italiano: grandi temi con leggerezza".