La firma di Carlo Verdone sull’appello dei pro Pal, ma lui precisa: “Mi hanno messo in mezzo”

Carlo Verdone interviene per chiarire la sua posizione dopo la firma a un appello in solidarietà con la popolazione palestinese, finito al centro delle polemiche per la richiesta di escludere dalla Mostra di Venezia gli attori Gal Gadot e Gerard Butler, ritenuti vicini a posizioni filoisraeliane. L’attore e regista romano spiega di aver aderito all’iniziativa su invito di Silvia Scola, figlia del regista Ettore, che gli aveva proposto un testo per condannare la tragedia in corso a Gaza e ribadire il ruolo del cinema come spazio di empatia e consapevolezza.
Le parole di Carlo Verdone
Verdone racconta al Corriere della Sera di aver firmato in buona fede, condividendo il senso generale dell’appello, ma di non essere stato informato dei successivi sviluppi. Solo dopo – spiega – ha scoperto che il documento era stato collegato anche a una richiesta esplicita di esclusione nei confronti di due attori internazionali. Una scelta che non ha mai sostenuto, e da cui ora prende le distanze: “Un festival dev’essere un luogo di confronto, non un tribunale”.
Secondo Verdone, l’arte e lo spettacolo non possono diventare strumenti di esclusione politica. Ha ricordato come, all’inizio della guerra in Ucraina, si parlasse di boicottaggi nei confronti degli sportivi russi, sottolineando che si trattava di persone che non avevano ruoli istituzionali o militari, e che venivano comunque penalizzate solo per la loro nazionalità. Lo stesso, dice, vale per il cinema: non si può pretendere che gli attori si trasformino nel braccio giudicante di una guerra. I festival – ribadisce – devono restare luoghi di dialogo, tolleranza e pluralismo, non spazi in cui si censura chi ha idee diverse. Sottolinea inoltre di non essere il solo ad avere avuto dubbi sull’impostazione finale dell’appello. Anche Toni Servillo, inizialmente tra i firmatari, avrebbe rivisto la sua posizione, mentre Roberto Andò – altro nome di peso del cinema italiano – non avrebbe mai firmato, esprimendo da subito riserve.
“Nessun dietrofront, solo chiarezza”
Verdone respinge l’idea che si tratti di un passo indietro per paura delle reazioni. Spiega invece di voler semplicemente ristabilire la verità: il testo che ha firmato non conteneva i nomi di Gadot e Butler, né alcun riferimento alla loro esclusione: "Io sull’esclusione non ci sto. Meglio un confronto tra di noi", le parole. Ammette anche un certo grado di leggerezza, tipico – dice – di quelle situazioni in cui ci si fida di chi propone un appello, soprattutto quando ci si sente dire che hanno già firmato in molti. Ma tiene a precisare che non avrebbe mai sostenuto una campagna di censura contro altri attori. Gadot, osserva, è israeliana e ha fatto il servizio militare come tutti nel suo Paese, ma questo non basta certo a trasformarla in una figura da escludere.