Filippo Timi: “Quando ho sposato Sebastiano Mauri pensavo fosse un sogno, poi è svanito. Il mio timore? La solitudine”

Filippo Timi è uno degli attori più bravi e versatili su cui il cinema italiano possa contare. Lo rivedremo su Sky con la nuova stagione de I delitti del BarLume, uno dei progetti più longevi a cui ha preso parte, dal 2013 quando per la prima volta ha messo piede su quel set e a distanza di 13 anni è pronto a ritornarci. L'attore si è aperto in una lunga intervista, dove ha mostrato tutta la sua umanità.
Il timore della solitudine
Nella sua carriera ha vissuto mille vite, interpretato ruoli che gli hanno permesso di entrare a contatto con sé stesso, di mettersi alla prova: "Si combatte sempre, tutti, contro il limite: può essere fisico quando desidereresti volare, emotivo quando desidereresti amare" racconta al Corriere della Sera, ma il mestiere dell'attore gli ha permesso di riconoscere qualcosa di davvero importante, che ancora oggi suona come una rassicurazione: "Alla fine però le paure sono sempre quelle, sia che tu sia Amleto o un Amleto nato a Ponte San Giovanni, vicino alla superstrada. Da bambini il buio è uguale per tutti: che tu viva in un castello o in una baracca, finisci per avere paura dei mostri". Se dovesse dire quale sia il timore più grande che ha avuto e continua ad avere, non avrebbe dubbi: "La solitudine. Prima pensavo: quando diventerò famoso non mi sentirò più solo. Non è così".
La fine del matrimonio con Sebastiano Mauri e il rapporto con l'amore
Nel raccontare il timore del restare soli, Timi si sofferma anche su come questa paura possa ampliarsi sapendo che a casa non c'è nessuno con cui condividere. Nel 2016 aveva sposato lo scrittore Sebastiano Mauri, ma il loro amore è poi finito: "Ci credevo tantissimo, mi sembrava un sogno. Poi le cose evolvono ed è sciocco rimanere ancorati a una idea: lì è la volta buona che si crepa. La vita è movimento. La differenza è come reagisci al cambiamento". L'attore è convinto che l'amore sia complicato, molto più di quanto vogliamo raccontarci, ma ha acquisito nel tempo una consapevolezza necessaria:
Per me l’arte è come un mio figlio, quindi chi si avvicina a me deve amare me e mio figlio e accettare che lo metterò comunque sempre al primo posto.