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Danny Glover ha l’Alzheimer, la star di Arma Letale: “Non ho accettato la malattia ma la vita va avanti”

Nel corso della sua lunga carriera, Danny Glover ha interpretato personaggi indimenticabili come il sergente di polizia Roger Murtaugh in Arma Letale. Oggi è alla soglia degli 80 anni. Nel 2023 la diagnosi di Alzheimer.
Danny Glover parla per la prima volta della diagnosi di Alzheimer
Danny Glover parla per la prima volta della diagnosi di Alzheimer

Danny Glover ha parlato per la prima volta della diagnosi di Alzheimer che ha ricevuto nel 2023. L'attore, che il 22 luglio raggiungerà il traguardo degli 80 anni, ha prestato il suo volto a numerose pellicole di successo come i quattro film di Arma Letale in cui interpretava il sergente di polizia Roger Murtaugh. In un'intervista rilasciata al magazine People ha confidato: "Non ho ancora accettato del tutto la mia diagnosi". L'attore ha spiegato che alterna momenti in cui riesce a ricordare il suo passato, a momenti di nebbia.

La sua unica figlia, Mandisa, era presente durante l'intervista e ha spiegato che il padre alterna momenti di lucidità ad altri di assenza. Le prime avvisaglie nel 2022 quando la donna ha notato qualcosa di diverso nell'attore. Danny Glover aveva sempre dimostrato ottima memoria. Quando raccontava a sua figlia aneddoti risalenti agli anni '70 o riguardanti i suoi genitori, riusciva a farlo rievocando anche il più piccolo dettaglio. Alcune di queste storie, il padre amava raccontarle regolarmente per questo Mandisa le conosceva bene. Nel 2022 ha notato che, in quei momenti di racconto del padre, iniziavano a mancare delle parti che lui non riusciva in alcun modo a rievocare. Nel 2023 è arrivata la diagnosi.

Danny Glover sul set di Arma Letale
Danny Glover sul set di Arma Letale

Sono anni, ormai, che la star di Arma Letale convive con la malattia. I momenti di maggiore lucidità sono al mattino, quando tenta di tenersi impegnato leggendo. Se in un primo momento, Glover ha fatto fatica ad accettare la sua malattia, poi ha compreso di dovere in qualche modo riconciliarsi con la diagnosi: "Farlo significava riconoscere che stava succedendo a me, ma che allo stesso tempo ci sono milioni di persone nel mondo che condividono la mia stessa condizione". Così, tre anni dopo ha trovato la forza di parlarne pubblicamente: "Non sento che la mia vita sia finita, c'è ancora tanto da fare. Ho ancora mia figlia, ho degli amici. Voglio solo dire che la vita va avanti".

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