Cristian Imparato, stella di Io Canto: “Con lo sviluppo la mia voce cambiò. Il Gf? Non mi piacque. Volevano lo show e glielo diedi”

Ragazzino prodigio e vincitore della prima edizione di “Io canto”, a quattordici anni appena compiuti. Cristian Imparato è uno che il contatto con la popolarità l’ha vissuto immediatamente, passando dall’anonimato alla notorietà nel giro di pochi mesi. “Non avevo mai fatto nulla prima e non mi ero mai iscritto a concorsi – rivela Cristian a Fanpage – cantavo da autodidatta perché la passione per la musica ce l’ho fin da quando ero piccolissimo”.
Classe 1996, l’avventura di Imparato partì dalla Sicilia. A segnalarlo al neonato programma di Canale 5 fu il fratello maggiore Emanuele, che aveva visto scorrere un annuncio in tv. “Lo lesse e fece domanda a mia insaputa. Lo scoprii quando ci richiamarono. Era il dicembre del 2009, in pieno inverno, e da Palermo salimmo a Milano. Ai provini incontrai Roberto Cenci e il suo team, mentre Gerry Scotti lo conobbi successivamente. Scoprii di essere stato preso subito dopo il casting”.
E’ vero che a finanziare il viaggio fu tua nonna?
Confermo. Nonna Maria ci pagò le spese per la trasferta. I miei genitori non si sarebbero potuti permettere quella spesa. Grazie al suo contributo potei restare a Milano per diversi giorni.
Avevi 14 anni, ma ne dimostravi molti di meno.
La trasmissione partì a gennaio e io festeggiai i 14 anni il mese dopo. Ne dimostravo meno, ne sono consapevole, me lo dicono tutti. Sinceramente, osservando il tutto con gli occhi di chi ha conosciuto l’universo televisivo, credo che questo mi abbia avvantaggiato. L’adolescente che sembra un bambino e che ti tira fuori quella voce genera l’effetto sorpresa. L’aspetto fisico mi ha aiutato e sono arrivato più facilmente nelle case.
Ancora oggi circola in rete la tua interpretazione di “Adagio”.
Presentai il brano ai provini, piacque e decisero di farmelo rifare in diretta. Avevo amato la versione di Lara Fabian, era una cantante che seguivo, al pari di Giorgia, Mariah Carey e Whitney Houston. Sono state le mie vere insegnanti di canto. Avevo il dono di ascoltare e riprodurre. Come ti dicevo, non ho mai avuto maestri.
A proposito di Lara Fabian, ti fece una sorpresa e duettasti con lei.
Fu un’emozione incredibile. Non mi aspettavo che accettasse l’invito, invece una settimana prima mi fece recapitare una lettera. In seguito scoprii che sarebbe intervenuta per la finale. Un doppio regalo per me. E’ la cantante più umile che ci sia sul mercato.
Quali erano le tue aspettative dopo “Io canto”?
Andai là con l’unica idea di cantare, non pensavo ad avere una risonanza mediatica. Mi piaceva esibirmi e c’era un programma che me lo consentiva. Punto. Pian piano capii che avevo lasciato delle emozioni nelle persone che mi ascoltavano e cominciai a progettare il futuro. Ma all’inizio assolutamente no. È accaduto l’opposto di ciò che immaginavo.

Trionfasti, ma non vincesti dei soldi.
Niente denaro. Conquistai una borsa di studio per frequentare una scuola di canto negli Stati Uniti ed ebbi la possibilità di passare le giornate col produttore David Foster. Mi fece conoscere i suoi amici più stretti, come l’inventore dei Power Rangers. Voleva addirittura portarmi da Celine Dion.
Parlavi inglese?
No, partii con mio fratello ed un interprete. Era agosto e restai complessivamente per tre settimane: studiai canto, recitazione, danza. Ero molto piccolo, se rifacessi tutto con la testa di oggi avrei sicuramente una visione differente. Venni catapultato in una bolla d’oro, non capivo niente. Venivo da una famiglia umile e osservare tutto quel lusso fu un impatto da sogno.
Oltre a quelle tre settimane ci fu dell’altro?
Mi sentii spesso con chi mi dava lezioni di canto, poi più nulla. Fu più che altro un viaggio istruttivo e di formazione per comprendere cosa ci fosse fuori dal mio mondo. Mi sono portato dietro un bel ricordo. Per la prima volta studiai davvero per migliorare la mia situazione. Acquisii delle nozioni che non possedevo. Fino a quel momento avevo agito d’istinto e di pancia.
La pubblicazione del primo disco avvenne solo nel 2013.
Sì, pubblicai il primo disco di inediti a tre anni da ‘Io canto’. Quest’opzione non era nel pacchetto iniziale. Fu un traguardo che raggiunsi autonomamente.
Diciamo che “Io canto” non era uguale ad “Amici” in quanto a prospettive e sbocchi professionali…
Infatti ‘Io canto’ non puntava a creare dei casi discografici. ‘Amici’ in quegli anni iniziò a lanciare parecchi personaggi, come Marco Carta, Alessandra Amoroso, Valerio Scanu, Emma Marrone. Il nostro era un baby-talent, non si potevano seminare chissà quali progetti. Io frequentavo ancora le scuole medie, figuriamoci.
Diventasti di colpo famoso.
E ti confesso che vissi male la cosa nei primi tempi. Non mi aspettavo tutta quella attenzione, soprattutto perché non l’avevo cercata. Me la sarei dovuta aspettare, invece no. Mai avrei pensato di piacere così tanto. Credevo di cantare, fare la mia bella figura sul palco e basta. Il resto fu inatteso.
Come fu il ritorno in Sicilia?
Non potevo più andare in giro. Prima che il clima si raffreddasse passarono 2-3 anni. Sia chiaro, mi faceva piacere essere riconosciuto, apprezzavo i complimenti. Ma la gente mi saltava addosso, manco fossi Dio sceso in Terra. Un po’ troppo per un ragazzino. Mi sembrò tutto esagerato, non capii tutto quel clamore. Era troppo rispetto a quello che avevo realmente fatto. All’epoca ‘Io canto’ totalizzava 4-5 milioni d’ascolto. Me lo sarei dovuto aspettare.
Compiuti i 15 anni arrivò la fase dello sviluppo.
Dal 2011 affrontai il periodo della transizione fisica e vocale. Mi cambiò letteralmente lo spessore delle corde vocali e la mia voce prese altre strade. Variò tutto e le persone che si erano tanto legate a Cristian ragazzino faticarono a riconoscermi. Senza contare che avevo problemi a controllare uno strumento che era mutato. Dell’ugola d’oro era rimasto il ricordo ed ebbi serie difficolta a cantare. Fu a quel punto che mi tuffai nelle prime lezioni con dei maestri.
A mio avviso i talent per bambini sono un’illusione proprio per questo motivo. Che senso ha celebrare una voce che inevitabilmente si trasformerà?
Non sono d’accordo. Sappiamo tutti che un bambino è destinato a crescere. Il problema non è il programma. ‘Io canto’ ci ha permesso di salire su un palco e di farci esprimere. Ci hanno fatto esibire senza prometterci che saremmo diventati Tizio o Caio. Tutto quello che è successo dopo è stato semplicemente fisiologico.
C’è inoltre il problema del baby-talento che si crede grande, ma che poi quando arriva Raffaella Carrà come ospite è costretto a cantare “Come è bello far rumore da Trieste in giù” per evitare allusioni sessuali. Non lo trovi stridente?
Ero presente quando venne Raffaella. Guarda, in quei casi subentrano scelte autoriali a cui bisogna attenersi. C’è un’azienda che sta sopra al programma. Sono punti di vista.
Nell’ottobre 2015 scopristi di essere affetto dal morbo di Crohn.
Quella scoperta compromise tutto, dal mio stile di vita alla carriera come cantante. Avevo 19 anni e la notizia mi destabilizzò. Stavo progettando di trasferirmi a Milano col mio ex fidanzato, cosa che poi non feci. Mi venne tutto contro. Avevo voglia di fare, sperimentare, osare e quello fu un freno.
Quanto tempo ti servì per riprenderti?
Da quella malattia non si guarisce. Si tiene sotto controllo con dei farmaci e così sto facendo. A volte ci sono normali ricadute. Dopo un anno e mezzo imparai lentamente ad accettarla. Capii di non essere anormale e che non esisteva una strada alternativa. Tra un po’ saranno dieci anni.
Nel 2019 bussò alla tua porta il “Grande Fratello”.
Fu un’azione poco furba, ero inesperto. Venivo dalla musica, tante vicende mi avevano rallentato ed era un momento negativo per me. Si presentò questo treno particolarissimo. Sapevo che andando al ‘Gf’ avrei avuto garantita la presenza in tanti altri programmi.
Quindi ti sei pentito di aver partecipato.
Non mi piacque. Stavo male e pesavo la metà rispetto ad adesso. Inoltre, non ero abituato a determinate dinamiche, non sapevo gestirle e non sapevo prendere il tutto con ironia. Avevo già capito che tipo di personaggio volessero e posso dire che puntarono sul cavallo giusto.
Cioè?
È stato un dare e avere consapevole.
Si parlò molto del tuo coming-out.
Mi ero dichiarato tempo prima e non ero entrato nella Casa per dare al mondo la notizia ‘Cristian Imparato è gay’. Non amo etichettare ed essere etichettato. Puntarono tutto il tempo su quel tema. Purtroppo.
Il tuo nome si legò anche ad alcune liti memorabili.
Oggi ci rido sopra. Non sai quante volte i miei amici a cena fanno partire quei video per pigliarmi per il culo!
Probabilmente quelle scene segnarono la tua immagine. Non eri più il Cristian di ‘Io canto’.
Diciamo che lo scontro con Guendalina Tavassi fu tanto epico, quanto voluto. Sapevo che volevano lo show e glielo diedi. Se tu mi chiedi se quello è il vero Cristian, io ti rispondo di no. Eravamo al ‘Grande Fratello’ ed era l’ambiente giusto per portare un contenuto di quel genere.

Hai nostalgia della tv di Barbara D’Urso?
No. E comunque io tagliai i ponti molto tempo prima. Appena misi in moto la mia attività, cominciai a svicolarmi. Non sputo sul piatto in cui ho mangiato, ma il mio unico obiettivo era quello di mettere da parte i soldi necessari per realizzare il mio sogno. Non solo: se non avessi conosciuto quel lato della tv, non sarei la persona che sono oggi, ovvero più attenta e sgamata. Tuttavia, mi spiace che la gente pensi che io sia quella roba là.
Nel 2020 fu bocciata la tua richiesta di partecipazione a “Sanremo Giovani”. Una diretta conseguenza delle tue performance televisive?
No, non penso mi abbiano condizionato. Forse il brano non era adatto. Sono convinto che se una persona ha talento alla fine arriva dove deve arrivare. Evidentemente allora non c’era qualcosa in me che spiccasse. Se porti un progetto potente, passi. Credo che non fosse il momento giusto e meno male.
Perché?
Perché mi ha consentito di dedicarmi al lavoro che svolgo attualmente. Sono felice ed appagato.
Parliamone: di cosa ti occupi?
Ho aperto a Chivasso la Aesthetic Academy. Mi occupo di trucco permanente, estetica avanzata e formazione. Mi sposto anche a Milano e Palermo, appoggiandomi ad altri centri. Questo è il mio presente e il mio futuro. Deve essere così, io ci credo.
La musica è un capitolo chiuso?
Se intendi come attività lavorativa sì, come hobby assolutamente no. Prima ero in costante competizione, avevo il dovere di fare, di bussare alle porte. Prendevo tutto perché dovevo farmi sentire. Ora faccio ciò che mi va. Vivo tutto con leggerezza, non ho più la fame della celebrità, non mi interessa più. Se qualcuno mi viene a proporre una serata e mi va di cimentarmi, accetto. Altrimenti no.
Nel frattempo sono arrivati ulteriori inviti a reality o talent?
Prima di quel ‘Gf’ mi avevano contattato per ‘L’Isola dei famosi’, ma declinai. Dopo invece si parlò di ‘All Together Now. Avrei potuto far parte del muro. Non se ne fece niente.
E se una nuova chiamata giungesse adesso?
Rifiuterei. Il mio lavoro mi occupa del tempo e se manco io non è la stessa cosa. In ogni scelta metto sempre in primo piano il mio business.