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Can Yaman smentisce l’arresto, cosa è successo in Turchia: “Fermato perché sono famoso ma non hanno trovato niente”

Can Yaman ha raccontato che cosa è successo il giorno in cui si è diffusa la notizia del suo presunto arresto in Turchia. L’attore ha chiarito: “Non c’è stato nessun arresto, mi hanno fermato”. E ha assicurato: “Ho collaborato con la polizia”.
A cura di Daniela Seclì
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Can Yaman è tornato a parlare della vicenda che lo ha visto suo malgrado protagonista nelle scorse settimane. Dalla Turchia, infatti, è arrivata la notizia del suo presunto arresto nell'ambito di un'operazione antidroga con perquisizioni nei locali notturni. In realtà, l'attore è stato fermato e rilasciato in tempi brevissimi perché su di lui non sono state rinvenute sostanze stupefacenti. L'attore ha raccontato l'accaduto nel corso di un'intervista: "Voglio precisare che non c'è stato nessun arresto".

Cosa è successo a Can Yaman in Turchia: la verità sul presunto arresto

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Can Yaman ha raccontato che frequenta da sempre il locale in cui è stato fermato mentre si trovava in Turchia: "Le persone mi conoscono e faccio tante foto, non era una sorpresa quindi, sapevano che ero lì". Ha aggiunto di essersi ritrovato nel bel mezzo di un classico controllo di routine: "La polizia lo fa spesso. Gli agenti arrivano e perquisiscono tutti". Secondo quanto sostiene l'attore, durante la perquisizione, gli agenti si sarebbero soffermati su di lui perché è un volto noto:

Non hanno trovato niente, ma hanno visto me e mi hanno fermato perché sono famoso. Loro devono controllare. È la loro procedura. Non so perché lo abbiano fatto e perché mi abbiano fermato, ma non hanno trovato niente su di me. Il che è normale. E poi mi hanno lasciato andare in pochissimo tempo perché non hanno trovato nulla.

L'attore di Sandokan ha collaborato con gli agenti

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Can Yaman ha assicurato di avere collaborato con la polizia e di essersi messo a disposizione per dimostrare di non avere niente da nascondere: "Ho fatto dei test, ho collaborato con loro, gli ho dato subito il mio telefono, la password per accedere e tutto il resto. Loro hanno controllato, mi hanno prelevato un campione di capelli. Mi hanno prelevato il sangue per il test. E poi mi hanno lasciato andare". Il giorno dopo era già in Italia. Sui social ha invitato la stampa nostrana a non cadere nel tranello delle fake news che arrivano dalla Turchia.

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