Arbore ricorda Bracardi: “Quella sera in cui fece la parodia del gerarca fascista davanti ai nostalgici”

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“È un pezzo della mia vita e della mia carriera che se ne va”. Così Arbore ricorda a Fanpage Giorgio Bracardi, compagno di avventure ad Alto Gradimento, scomparso nelle scorse ore: “Non ci sentivamo da un po’ e non so perché, Giorgio era fatto così”.

"Un pezzo della mia vita e della mia carriera che se ne va". Con queste parole cariche di affetto e nostalgia, Renzo Arbore dice addio a Giorgio Bracardi, compagno di avventure indimenticabili all'epoca di Alto gradimento, scomparso nelle scorse ore. In questa intervista a Fanpage Arbore racconta un legame artistico nato sotto il segno dell'assurdo e della libertà creativa più totale, dove la radio si trasformava ogni giorno in un teatro dell'improvvisazione: "La sua era una comicità crazy, senza copioni e senza regole: il cazzeggio purissimo di quando sei eccitato positivamente per far sorridere gli altri".

Nel ricordo di Arbore affiorano l'energia contagiosa, il genio anarchico e gli aneddoti di una stagione irripetibile dello spettacolo italiano.

La notizia della scomparsa di Giorgio Bracardi colpisce tutti, ma per te immagino sia un dolore profondo.

È un pezzo della mia vita e della mia carriera che se ne va. Con lui e Gianni Boncompagni abbiamo passato anni meravigliosi: ridevamo moltissimo dalla mattina alla sera. Alto gradimento è stato un momento irripetibile per la radiofonica moderna, una cosa straordinaria.

Voi avete fatto i "pirati" dell'etere prima ancora che nascesse la pirateria.

È vero! Noi all'epoca distruggevamo i copioni, ma la trasmissione è stata registrata da tantissimi ascoltatori. Ancora oggi mi arrivano cassette conservate da architetti, professori, fan di allora. Meno male che l'hanno fatto.

Negli ultimi tempi vi eravate sentiti?

Negli ultimi anni i rapporti si erano un po' raffreddati, non si sa bene perché. Ma siccome Giorgio era un po' matto, da noi era sempre ampiamente giustificato. Giorgio era fatto così, prendere o lasciare. Però ci ha fatto ridere come pochissimi altri.

Bracardi era la quintessenza della comicità improvvisata di Alto Gradimento assieme a Marenco.

Assolutamente. Per descrivere quel tipo di comicità uso la parola "crazy": matta, priva di regole, senza copioni, di un cazzeggio purissimo. Giorgio è stato l'interprete perfetto di questo spirito, inventando personaggi che sono diventati popolarissimi: da Scarpantibus a Catenacci, fino al Pecoraio abruzzese che chiedeva indietro le pecore dell'intervallo TV.

Fare la parodia di un gerarca fascista come Catenacci in quegli anni richiedeva anche un certo coraggio.

Eravamo dei veri precursori. A volte temevamo che qualcuno potesse arrabbiarsi sul serio, e invece no. Anzi, una volta Giorgio andò a fare una serata senza sapere che il pubblico era composto da nostalgici: quando cominciò con i suoi "Viva il Duce!" la gente applaudiva entusiasta e lui dovette tagliare corto salutando tutti! Cose incredibili.

Una comicità che sentiva il tempo.

Sì, prendevamo spunto dalla vita di tutti i giorni per poi esasperarla. Come il suo dottor Marsala, che raccontava alla radio vicende lunghissime e del tutto insignificanti, senza mai arrivare a un punto. Eravamo liberissimi di fare cose stupide ma che facevano ridere tantissimo, perché dietro c'era comunque un background, un'essenza.

Un background che nel caso di Bracardi era legato a doppio filo alla musica e che quindi vi univa.

Esattamente. La sua comicità era legata alla sua natura di pianista. C'è una sua registrazione al pianoforte rimasta nella storia: un pezzo classico intervallato da pernacchie meravigliose rivolte "ai cari amici vicini e lontani". Faceva queste variazioni da maestro. E poi come non ricordare il suo Spaventoso Show al Folkstudio, uno spettacolo in cui faceva cose totalmente nonsense, si buttava dalle scalette in modo clownesco e si arrabbiava con il pubblico se non rideva, noi compresi. Era arte pura, una serie infinita di ‘malefatte' che ancora oggi, solo a pensarci, mi fanno sorridere.

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