Antonino Monteleone: “Ranucci mi ha deluso. Aldo Grasso ha detto che sono come Pirlo allenatore. Lui ha mai giocato a quei livelli?”
Ha chiuso l'edizione estiva di Filorosso con il dato più alto della stagione e il 15 settembre torna su Rai 3 con il ciclo autunnale, nello slot del martedì. Nel mezzo, un'estate passata a raccontare l'estate caldissima di Sigfrido Ranucci, chiudendo con una sorta di scontro a distanza: nell'ultima puntata, l'ex conduttore di Report ha infatti rifiutato le domande di un inviato del programma, tirando in ballo la condanna per diffamazione di Monteleone. Poi risponde alla stroncatura di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, che ha definito il programma "il più evidente innesto di un modulo retequattrista dentro Rai 3" e ha paragonato il conduttore ad Andrea Pirlo allenatore.
Antonino Monteleone si racconta a Fanpage.it senza filtri e senza schivare niente, dando appuntamento alla nuova edizione, in onda da martedì 15 settembre, anticipata di una settimana su richiesta della Direzione Approfondimento.
Nella puntata che ha concluso l'edizione estiva di Filorosso un vostro inviato ha avvicinato Sigfrido Ranucci, che ha reagito accusandoti direttamente. Come l'hai presa?
Lui ha detto una cosa secondo me molto sgradevole, per due motivi. Il primo è che se domani la discriminante per parlare è ‘non parlo con chi è condannato per diffamazione', allora con chi parli, domani? Nel nostro mondo, quale direttore non si è beccato mai una condanna simile? Se mi dicesse ‘guarda, a lui non rispondo perché dopo anni che lo conosco ho capito che non mi sta più simpatico', va benissimo. Ma poi non sono venuto io a farti le domande: è venuto un inviato, un ragazzo di 30 anni che fa questo mestiere.
E il secondo motivo?
È come se io domani venissi inseguito dai giornalisti ed esplodessi in un moto di indignazione perché mi fanno le domande. Per qualunque cosa possa essere successa. Io ho rotto le palle a mezza Italia facendo Le Iene, ma anche facendo Report, ma anche facendo PiazzaPulita. È un modo di reagire che a me ha deluso profondamente. Anche perché l'ho invitato, gli ho detto ‘vieni in trasmissione, fai un'intervista sulla vicenda Lavitola e poi parliamo pure della libertà di informazione in Italia'. E poi dice di me ‘vai a chiedere perché è stato condannato'. Perché un giudice l'ha stabilito, qualcuno si è indispettito per la cosa che ho fatto. Sai qual è il paradosso?
Qual è?
È che lui ha fatto quelle domande per una vita. Poi quando ti fanno due domande a te: ‘rispetta la gente, sono venuti per me'. Ma perché, quando noi giornalisti andiamo a disturbare eventi politici, eventi di partito, convegni, manifestazioni? Sembra quasi l'insofferenza di un politico.
Tu credi che Ranucci si candiderà?
Ha detto lui che non esclude nulla. Ha detto che deve combattere questo "mondo mostruoso di mostri", e non ho capito se nei mostri ci sono anche personaggi come Lavitola. Perché io, se sto alla definizione di ‘mondo mostruoso', penso che personaggi di un'ambiguità morale come Valter Lavitola facciano parte dei mostri del mondo mostruoso. Quindi boh, me lo chiedo. Ripeto: non c'è un giudizio sulla qualità delle amicizie di uno che fa il giornalista, e non penso che sia un requisito nemmeno per chi fa giornalismo d'inchiesta.
Anche tu vieni da Report.
Io sono stato preso da Milena Gabanelli su segnalazione di Sigfrido Ranucci nel 2011 e ci ho lavorato per due anni. È un'esperienza ovviamente straordinaria. Credo di avere probabilmente il primato, perché nel 2011 io avevo 26 anni e ho mandato in onda una piccola inchiesta firmata da me. Non so quanti sotto i 30 anni l'hanno fatto. Ranucci ha iniziato a fare l'inviato a 46 anni per Report. Milena è stata un capo straordinario. Sigfrido era coordinatore, era un inviato, ma era un inviato che sapeva dare ottimi consigli a tutti.
Ora, però, parliamo di Filorosso. La versione estiva ha chiuso con il dato più alto della stagione. Sei soddisfatto?
Siamo tutti abbastanza soddisfatti. Non era facile perché siamo stati controprogrammati ben benino quest'anno, cosa che non era mai successa nella storia di Filorosso. E oltre a essere controprogrammati ai Mondiali, Temptation Island è la cosa che ci ha fatto più male, perché ci ha tolto una parte consistente di pubblico femminile e una parte di pubblico maschile sotto i 40 anni. Però alla fine siamo in piedi.
L'anno scorso avevi Porro contro, quest'anno Brindisi.
Appunto. Monteleone contro un maestro come Giuseppe Brindisi, che va in onda con un programma nato sotto il Covid. Qualche volta abbiamo pareggiato. Il giovedì faceva quasi l'8% e contro di noi è rimasto al 5, al 5 e mezzo. Quindi evidentemente, come si è scritto, non è Monteleone che caccia il pubblico. C'era un tema di collocazione, un tema di controprogrammazione, un tema di presenza sul pubblico della Rai, che è un pubblico che si deve abituare a conoscerti.
Rispetto a L'Altra Italia e Linea di Confine è un altro passo.
Su L'Altra Italia sono d'accordo con te. Su Linea di Confine sono assolutamente in disaccordo. È un programma nato a febbraio del 2025, quindi neonato, partito nella seconda serata di Rai 2 facendo 20 puntate consecutive. Ci era stato detto che l'obiettivo di share era il 3% e la media finale è stata del 4%.
Ci sono state molte critiche.
Le ho trovate strumentali e offensive le cose che sono state scritte su Linea di Confine. Completamente fuori di testa. Poi, se mi dici ‘però non ha trovato spazio nel palinsesto autunnale', quello è un problema che se lo doveva porre chi ha fatto il palinsesto. Era un prodotto rispetto al quale la grande platea di straordinari critici televisivi non è mai venuta a dirci una questione di merito.
Si è scritto di "retrocessione su RaiPlay".
È sbagliata questa cosa, perché anche Fabrizio Biggio va a fare un programma su RaiPlay, Cattelan ha fatto un programma su RaiPlay, e poi dire che le piattaforme sono oggi la retrocessione… allora Fabrizio Corona è retrocesso su YouTube. A me sembra che da YouTube faccia dei numeri.
Su RaiPlay ci è finita anche Rai Scuola.
Certo. Ho letto le polemiche e nessuno che abbia scritto che Rai Scuola faceva 11mila spettatori al giorno. Qualcuno ha mai scritto ‘flop Rai Scuola'? Ma dov'è il pubblico di Rai Scuola?
Credi che su di te ci sia un tiro al piccione?
Io ho visto qualcosa di peggio del tiro al piccione. Abbiamo mandato a casa 40 persone con L'Altra Italia e ho visto persone festeggiare.
Però quel dato era quel che era.
Non ti sto negando il dato, lo leggo da un'altra prospettiva: il dato era inappellabile. Certo è che sono state cinque puntate, poi tre, perché la quarta e la quinta sono nate dopo la decisione di chiudere. Le abbiamo fatte lo stesso. Ma ti ricordo che quando io sono partito Giletti faceva il 3%. Giletti, cioè una divinità per me. E dico: se lui fa il 3 e io faccio l'1, vuol dire che io valgo un terzo di Giletti? Dimmi dove si firma. Io sono un terzo di Giletti. A 39 anni, su Rai 2, il giovedì. E poi: dimmi un programma di approfondimento nato di successo. Floris è nato di successo? Quando è nato, nel 2002, faceva il 6%, e lo volevano chiudere tutti. Perché Floris è diventato un successo? Perché ci fu un direttore di rete che disse ‘si va avanti'. Punto. Quando faccio questa domanda a te e a tutti i tuoi colleghi, silenzio. Perché non ce n'è uno. L'approfondimento è una cosa che cresce un pochino alla volta. Bisogna avere pazienza. Oggi è paradossale che questa pazienza forse la trovi più facilmente a Mediaset, che costruisce dei volti con calma, piano piano; e magari sulla Rai ci sono delle pressioni tali che tolgono la libertà di provare, di sperimentare, di prendersi del tempo.
È un problema di sistema o di Rai?
La Rai alcune volte ha la tendenza – e non lo dico di questa Rai, in generale – a calpestare i germogli e innaffiare le sequoie. Tu vai con l'innaffiatore sotto la sequoia. A che gli serve l'acqua, alla sequoia? Niente, perché la sequoia è abbastanza alta, abbastanza grande da poter aspettare le piogge. "Largo ai giovani" si sente spesso. Poi arrivano e li prendono a fucilate.
Aldo Grasso ha scritto che Filorosso è "il più evidente innesto di un modulo retequattrista dentro Rai 3". E ti ha paragonato ad Andrea Pirlo, ma l'allenatore, non il giocatore.
Aldo Grasso ha mai giocato al livello di Andrea Pirlo? C'è gente che parla di questo lavoro, ma l'ha mai fatto? L'ha mai fatto un pezzo per la televisione, Aldo Grasso? Vuole venire con me al montaggio, un giorno? Facciamo un pezzo insieme? Io ho un grande rispetto per Aldo Grasso, per la storia, perché è un intellettuale che studia il media e che ci dice la forza che ha il messaggio che passa attraverso quel media. Però alcune volte ci vedo un po' della superficialità. Non è il solo. Una volta Dagospia, in un moto di cattiveria, ha scritto di me: ‘destinato all'irrilevanza'. Sono così irrilevante che quando facevo la seconda serata, sulla seconda serata avete fatto le aperture. Non si era mai visto.
E sul retequattrismo?
Se mi dici ‘stai portando il modello Rete 4', ma qual è il modello Rete 4? Un modello che funziona? Che significa ‘retequattrismo'?
La Treccani dice: ‘in senso polemico, la linea e lo stile editoriale del canale televisivo Rete 4'. E riporta che è un neologismo proprio di Aldo Grasso.
Quindi Aldo Grasso conia il neologismo, Aldo Grasso te lo scaglia contro come un oggetto contundente, Aldo Grasso ha il monopolio dell'interpretazione del neologismo da lui coniato. È molto bello giocare così, mi piace. Adesso conio un neologismo io, poi lo scaglio contro Aldo Grasso e gli dico ‘ti obbligo a giocare su questo'. Allora facciamo così: la diamo noi una definizione di retequattrismo. Diciamo un'impalcatura liberale conservatrice, dove però partecipano tutte le voci.
A Filorosso ospitate tutte le voci?
In 12 puntate non abbiamo avuto un ospite del Movimento 5 Stelle, ma li abbiamo chiamati tutte le settimane. Non abbiamo avuto un ospite di AVS, chiamati tutte le settimane. Ho avuto il Partito Democratico, ho avuto la Lega, ho avuto Ismaele La Vardera.
Come lo leggi?
Come un tentativo di boicottaggio. Elly Schlein e Giuseppe Conte parlano con tutti i competitor, i broadcaster privati, poi quando si tratta della Rai fanno gli schizzinosi. Questo è un comportamento lodevole? Questa non è un'interferenza indiretta della politica? Io stabilisco che i miei deputati non vanno lì, però non mi posso lamentare. Perché si può lamentare solo Corrado Formigli del fatto che non ci vadano quelli di Fratelli d'Italia. Se io mi lamento che non vengono i 5 Stelle nella mia trasmissione, non lo posso fare: diventa ‘un attacco all'opposizione'.
Ti si contesta di non essere neutrale.
Invito tutti quelli che guardano la trasmissione a indicarmi le mie mancanze di equilibrio, o a dirmi se noi – proprio perché siamo su Rai 3 – non siamo stati attenti a salvaguardare il massimo del pluralismo, se io ho interferito o sbilanciato eccessivamente il dibattito. Certo, difficilmente mi tengo un pensiero in bocca. Il mio peggior difetto è anche il mio pregio: tutto quello che penso lo dico, e tutto quello che esce dalla mia bocca esce perché l'ho pensato io. Non sono un contoterzista, non dico cose per altri. Se dico una cagata è colpa mia. Se ho dato una notizia e ho sbagliato, è colpa mia. In questo mercato ci sono i contoterzisti, di cui io non faccio parte.
Ma sulla Rai il metro è diverso.
Se uno dice una cosa estrema da una certa parte, si dice ‘vabbè, dai, è il suo pensiero, che vuoi fare?'. Lo dico io e la risposta è ‘deve stare zitto, gli devi tappare la bocca, non può parlare, ah, ma sulla Rai non puoi dire'. Ma io sulla Rai non ho mai detto niente fuori dalle righe e mai lo dirò. Però non mi puoi dire che devo cambiare. E se no dov'è il pluralismo? Bisogna dire tutti le stesse cose allo stesso modo dentro la Rai?
Su Garlasco ti contestano di non avere la difesa in studio.
Li invito tutte le settimane, poi non vogliono venire. Non è che ‘non vuole venire l'avvocato X, allora non faccio la trasmissione', perché così sarebbe meraviglioso: sarebbe un mondo in cui è l'ospite a decidere quando tu tratti l'argomento. Non può funzionare così. Vale anche per la politica: se un partito rifiuta gli inviti, non è che quella trasmissione non va in onda senza gli ospiti di Fratelli d'Italia. Va in onda lo stesso, e parlerà del governo e di Fratelli d'Italia anche in assenza degli esponenti di Fratelli d'Italia.
Mentana ha detto che a La7 è sparito il contraddittorio. Ha ragione?
In parte ha ragione. Non c'è il desiderio da parte dei programmi di La7 di escludere: semplicemente hanno preso atto del fatto che in assenza del contraddittorio il pubblico ha dato comunque una risposta positiva. Alcune volte ci sono dei panel in cui… ma chi è che la pensa diversamente? Vedi le cinque sfumature dello stesso approccio, della stessa impostazione culturale, ideologica, politica. E lì però vedi che i programmi vanno tutti bene. Oggi non ti saprei dire qual è un programma che va male. Il tema è: se non funzionasse, correrebbero ai ripari. Evidentemente funziona.
Il 15 settembre si riparte. Cambiate qualcosa?
Siccome il pubblico ci ha dato una risposta discreta, vorremmo non stravolgerlo. Ci saranno degli adattamenti: penso che lo studio di Milano ci consenta di fare delle cose in più, di coinvolgere meglio lo spettatore. Continueremo con le nostre inchieste. E a modo nostro. Ad esempio, sul caso Lavitola, se guardi il trattamento della vicenda Lavitola-Ranucci a Mediaset, intervenivano anche parlamentari e politici. Noi non l'abbiamo mai fatto. Abbiamo fatto parlare opinionisti di tutti i colori, ma non l'abbiamo mai messa in mano alle voci di chi fa politica attiva. Accanto a quel dibattito abbiamo girato dei pezzi molto forti: siamo andati a vedere dove vivevano e da dove venivano gli esecutori materiali, abbiamo intervistato per due volte Valter Lavitola, la prima prima che venisse arrestato.
Quale sarà la sorpresa della prossima stagione dei talk?
Il talk show è un formato nel quale non ci sono sorprese. Il talk che funziona è quello dove non hai sorprese, ma dove riesci a trasmettere l'atmosfera di un luogo in cui non solo c'è un dibattito, ma succedono delle cose. È finita con Santoro quell'epoca in cui c'era una tensione molto forte, evocata dallo studio, dalle luci, dalla musica: c'era proprio un clima, e da casa lo percepivi. Questa cosa un po' si è persa, ma dovrebbe essere l'ambizione di tutti. Tolto Sanremo, non c'è più l'evento televisivo per cui dici ‘me lo voglio guardare mentre succede, perché in diretta succede sempre qualcosa'.
A Filorosso è successo con la lite tra Capezzone e Negri.
Non l'avevo previsto. Pensavo che si sarebbero confrontati ognuno dalla propria posizione. Purtroppo, in quel segmento, la curva è salita. Dico purtroppo perché in quel momento ti sei perso il cuore di quello che diceva Capezzone e il cuore di quello che diceva Negri. E quello mi è dispiaciuto. Poi ogni tanto gli autori mi contestano che li smorzo subito, che vado con l'acqua. Di tutte le cose che ho fatto in Rai non ce n'è nessuna squilibrata. Non è che vado sul palco e faccio il pazzo e spacco le televisioni con la mazza. La mia piccola battaglia è allargare il più possibile lo spettro delle idee che partecipano al dibattito. Allargare, cioè includere, non escludere.
Sui social non sei amatissimo. Te lo sei spiegato?
Non ne ho idea.
Quel post su Gaza di questa estate ha pesato?
Ah, quindi non sono amato per quello? Non lo so. Forse in questo mare non sguazzo, nel mare del conformismo.
Con che spirito riparti?
Riparto con un'avventura molto più difficile dell'estate. Se avessimo fatto un'estate facile e oggi arrivassimo belli tronfi e sicuri di fare risultato, andremmo a sbattere. Abbiamo fatto un'estate non facile, ci prepariamo a un autunno che sarà difficile. Cerchiamo di recuperare uno spazio che sia accettabile in termini di risultato. Sempre con un po' di strizza, come si dice a Roma. Un po' di sana ansietta.