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Annalisa Minetti: “Vivo nel buio, fa male non vedere i figli crescere. Lo sport aiuta a non impazzire”

Annalisa Minetti si è raccontata in un’intervista rilasciata a Gente, dalla diagnosi di retinite pigmentosa ricevuta quando aveva 18 anni alle paralimpiadi di Parigi 2024 a cui proverà a partecipare.
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A cura di Daniela Seclì
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Annalisa Minetti si è raccontata in un'intervista rilasciata al settimanale Gente. L'atleta, cantante e modella è tornata con la mente alla sua infanzia, resa difficile da un problema agli occhi. Non aveva ancora ricevuto una diagnosi e il suo comportamento veniva interpretato come goffo. La diagnosi di retinite pigmentosa è arrivata quando aveva 18 anni:

Mio padre mi chiedeva: "Ti piace l'aquilone?". Io non lo vedevo, glielo dicevo, e lui pensava lo prendessi in giro. A 6 anni sparecchiavo la tavola e facevo cadere i bicchieri. Passavo lo straccio per terra e non pulivo dove c'era la macchia perché non la vedevo. Facevo il caffè e buttavo giù la moka dal piano cottura. Ho vissuto male l'infanzia e l'adolescenza, pensavo di essere sbadata, goffa e maldestra. Con la diagnosi mi sono sentita libera. E mi sono detta: "Allora non sono una rimbambita!"

Il peggioramento della sua patologia agli occhi

Nelle scorse settimane, Annalisa Minetti ha parlato del peggioramento della sua patologia agli occhi. L'artista, al settimanale Gente, ha confidato che la retinite pigmentosa ha ormai "fatto il suo corso". E ha aggiunto: "Il peggioramento che non mi auguro è legato a quella parte dell'occhio che, qualora riuscisse a resistere alle avversità della patologia, potrebbe darmi la possibilità di mettere un chip sottoretinico per fare un impianto". Quando si tratta di menzionare il momento più duro e doloroso, Annalisa Minetti non ha dubbi:

Non avere la vista mi fa ancora male. Non m'importa non poter più vedere gli alberi, la natura, è non vedere i miei figli crescere a farmi male. Quando mi dicono: "Che bella tua figlia!", "Com'è diventato tuo figlio!", mi prende un magone… È l'unica cosa che mi manca. La mia gioia più grande? È legata alle gravidanze, alle attese, al mettere al mondo i miei figli.

La forza trovata nell'esempio di suo fratello Fabio e nello sport

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La forza per affrontare la vita con grinta, la trova grazie all'esempio di suo fratello Fabio. Quest'ultimo ha superato i 40 anni, "ma è come se ne avesse 15", a causa di un "ritardo cognitivo causato da un'asfissia prenatale". Fabio le ha insegnato ad affrontare la disabilità "con disinvoltura" e a vivere la vita attraverso "le emozioni e il cuore che non hanno disabilità". E, poi, c'è lo sport che considera il suo "psicologo":

È il mezzo per non impazzire vivendo nel buio e con cui ritrovo il mio equilibrio. […] Tenterò di partecipare alle paralimpiadi di Parigi 2024. Ho imparato a nuotare solo da due anni, sto già registrando tempi importanti e spero di avere le tempistiche necessarie per qualificarmi.

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