Corona e il giallo dell’inseguimento a De Martino: quando il gossip sfida le leggi della statistica
Se i film d’azione di Hollywood ci hanno insegnato che gli inseguimenti a gran velocità richiedono ampi spazi, un cattivo esperto e un eroe al volante, a Milano basta un incrocio al momento giusto per trasformare la cronaca rosa in una commedia dell'assurdo dove realtà, coincidenza e finzione si sovrappongono fino a confondersi.
Per capire cosa sia successo in questo surreale rompicapo quotidiano occorre riavvolgere il nastro di una giornata scandita a colpi di scoop, smentite e newsletter. Il primo tassello compare in mattinata su Dagospia, con una ricostruzione firmata da Alberto Dandolo: Fabrizio Corona avrebbe insegue Stefano De Martino per le vie della città. Quest'ultimo, accortosi di essere seguito, avrebbe individuato una pattuglia lungo la strada segnalando l'auto alle sue spalle, portando così al fermo dell'ex re dei paparazzi.
Poche ore dopo Corona smentisce tutto. Lo fa prima pubblicando un video su Telegram, per poi ribadirlo anche a Fanpage: nessun inseguimento ai danni del conduttore. A suo dire, si stava occupando di inseguire le persone coinvolte nell'aggressione da lui denunciata lo scorso sabato e che si erano ripresentate sotto casa sua. L'incrocio con De Martino, dunque, sarebbe stato un puro e semplice caso.
A complicare ulteriormente il quadro ci pensa Selvaggia Lucarelli, che nel pomeriggio aggiunge un dettagliato retroscena sulla sua newsletter. De Martino avrebbe sì segnalato una macchina alle forze dell'ordine mentre era a bordo del suo motorino, avvicinando gli agenti mentre questi gli chiedevano una foto al semaforo, ma lo avrebbe fatto senza sapere assolutamente che a bordo ci fosse Corona. Visto un veicolo sfrecciare alle sue spalle con il dubbio che potesse seguirlo, si sarebbe limitato a segnalarlo agli agenti che gli chiedevano una foto al semaforo, prima di ripartire.
Mettere insieme le tre versioni significa trovarsi di fronte a un bivio narrativo in cui la sospensione dell'incredulità viene messa a dura prova. La prima opzione è lineare: Corona sta mentendo. Stava davvero seguendo De Martino per motivi di gossip o per realizzare qualche ripresa, è stato scoperto e ora tenta di arrampicarsi sugli specchi della rissa del sabato precedente per giustificare la manovra spericolata.
La seconda opzione, invece, sconfina nel corto circuito quantistico: Corona dice la verità, insegue i suoi presunti aggressori e sulla stessa identica traiettoria si ritrova De Martino, che vede una vettura sfrecciare alle sue spalle, si spaventa e la segnala ai carabinieri, senza sapere che alla guida c'è proprio Corona, impegnato a inseguire un terzo elemento completamente estraneo.
Se questa seconda ipotesi fosse reale, saremmo di fronte a una coincidenza statistica tale da far impallidire i teorici del caos. Qualcosa, inevitabilmente, continua a non tornare. O la trama dei depistaggi è più fitta del traffico nell'ora di punta, o questa storia ha ancora qualcosa da raccontarci.