Oltre all’errore nella scritta di Repubblica, a Sanremo viene cancellato il giornale L’Unità

L'errore grafico della prima serata di Sanremo, non è certo passato inosservato, quel Repupplica al posto di Repubblica campeggia ancora negli occhi dei telespettatori, increduli per una leggerezza così evidente. Ma non è stato il solo errore della serata. Nella stessa immagine alle spalle della signora Gianna Pratesi, tra le prime a votare in Italia, è stato cancellato il nome del giornale L'Unità. È stato, tra l'altro, uno dei momenti con la percentuale più alta di ascolto nell'arco della serata.
Cancellata anche l'intestazione del giornale L'Unità
Nella foto dell'epoca, diventata storica, che descrive una delle prime immagini dell'Italia dopo il referendum, il giornale che gli uomini della foto tengono tra le mani è L'Unità, la testata fondata nel 1924 da Antonio Gramsci, che sostenne a gran voce il referendum che avrebbe spodestato la monarchia. A far notare che l'intestazione del giornale fosse stata cancellata dalla foto, come riporta Ansa, è stata la giornalista Silvia Garambois, l'ex presidente dell'associazione Giulia giornaliste. La scrittrice parla di Cancel Culture e quindi della volontà di eliminare uno dei momenti più importanti della storia del nostro Paese.

Carlo Conti sul refuso nella scritta Repubblica
In merito all'errore della scritta Repubblica, è stato chiesto a Carlo Conti come sia stata possibile una disattenzione di questo tipo durante la conferenza stampa della seconda serata di Sanremo. Il direttore artistico, quindi, ha risposto scusandosi per la leggerezza: "Mi scuso, ancora per il refuso. Ma davvero non sapete quante cose che dobbiamo controllare" e poi cercando di sdrammatizzare la faccenda che, comunque, aveva creato non poco chiacchiericcio dentro e fuori la sala stampa, visti i commenti piuttosto pungenti sui social, il conduttore del Festival ha aggiunto una considerazione, nemmeno troppo marginale, dicendo: "Dalle mie parti si dice: chi non fa, non sbaglia". Un modo per sottolineare la buona fede dell'errore.