Roy Whiting – condannato a 40 anni di reclusione per il rapimento e l'omicidio della piccola Sarah Payne avvenuto nel 2000 in Inghilterra – ha rischiato di essere ucciso in carcere, quando alcuni detenuti sono riusciti ad eludere i controlli e fare irruzione nella sua cella prendendolo a calci e pugni e accoltellandolo ripetutamente. A salvargli la vita sono state le guardie carcerarie che, armate di manganelli, sono riuscite a disperdere gli aggressori e soccorrere il 61enne, che quasi certamente sarebbe morto questa volta. È accaduto nel 2018 ma solo ieri l'episodio è stato reso noto dai tabloid britannici.

Roy Whiting è stato condannato per un delitto risalente al primo luglio del 2000, quando dalla casa di Terence e Lesley Payne a Kingston Gorse, West Sussex, scomparve all'improvviso la piccola Sarah, 8 anni. A portarla via fu un uomo attraverso un buco nella siepe. Immediatamente scattarono le ricerche, che si concentrarono fin da subito sui criminali sessuali della zona: uno di loro era Roy Whiting, 41 anni all'epoca, e su di lui si concentrarono i principali sospetti. Di professione meccanico, sposato per quattro anni, ne aveva trascorsi già due in carcere per l’aggressione sessuale a una bambina dell’età di Sarah, nel 1994. Nonostante mostrasse preoccupanti tratti di devianza, lo psichiatra forense che l'aveva esaminato non evidenziò pericoli per la sua reintegrazione in società.

Le indagini della polizia durarono 16 giorni, fino a quando alcuni contadini ritrovarono il corpicino nudo della piccola Sarah a pochi passi dalla A29, tra Pulborough e Billingshurst. La bimba era stata uccisa lo stesso giorno della sua scomparsa, probabilmente strangolata e forse anche violentata. Whiting venne arrestato e poi rilasciato su cauzione, ma l'uomo riuscì a rimettersi nei guai per un altro reato, facendosi arrestare per guida pericolosa e furto d'auto. Si trovava in carcere quando gli venne notificato, questa volta senza scappatoie, l’arresto per l’omicidio di Sarah Pay.