Un bambino di nazionalità afghana di soli nove anni ha provato a suicidarsi nel campo profughi di Opatovac, in Croazia. Il bimbo stava disegnando in un'area destinata ai giochi quando all'improvviso ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni una linguetta di una lattina e ha tentato di tagliarsi la gola. Il fatto è stato denunciato dalla rappresentante delle Nazioni Unite Valentina Otmacic: “Non è riuscito a tagliarsi, in pratica non si è provocato danni fisici, ma aveva una borsa piena di pezzi di metallo e ha cominciato a gridare che voleva morire”. Durante il viaggio dall'Afghanistan il bambino ha perso sua sorella, l'ultima parente che le era rimasta in vita: il padre e la madre, infatti, erano morti nel suo paese. Sconvolto dal dolore, solo e in un paese straniero il bimbo, disperato, ha tentato di togliersi la vita. Il campo di Opatovac si trova vicino al confine con la Serbia e questa settimana sta ospitando 4mila profughi al giorno, tra cui 800 bambini. Il caso del tentato suicidio è stato presentato dall'Unicef, l'agenzia Onu per l'infanzia, per illustrare le condizioni di estrema difficoltà in cui vivono i bambini rifugiati che stanno arrivando in Europa.

Il flusso di immigrati non arresta a diminuire: da meno di 15 giorni infatti sono entrate in Croazia 55mila persone. Ciò complica la gestione dei profughi. “La situazione è estremamente difficile per i bambini e ha creato un contesto in cui è molto difficile garantire la loro protezione, nutrizione, salute e rifugio” ha dichiarato Otmacic.

In questo quadro il governo ungherese ha fatto sapere di aver quasi ultimato la costruzione del muro con la Croazia. "Budapest – ha spiegato il portavoce dell'esecutiv, Zoltan Kovacs – non vuole chiudere i confini, ma proteggere le frontiere dell'Ue. Il sistema di protezione eretto al confine serbo ha pienamente soddisfatto le aspettative. Il nostro obiettivo adesso è di avere lo stesso sistema alla frontiera croata".