“Mai più animali in via di estinzione nella cucina cinese”, condanne fino a 10 anni
Giro di vite del governo cinese contro il consumo di carne di animali selvatici in via di estinzione. Le autorità di Pechino infatti nel mese di aprile hanno inasprito le sanzioni contro chi viene sorpreso a commercializzare o mangiare carne di animali in via di estinzione. Per mettere un freno a questa pratica molto diffusa nel Paese orientale soprattutto in alcune zone, il governo cinese ha previsto per i trasgressori forti multe e una condanna fino a dieci anni di carcere. Del resto la Cina da tempo è impegnata su questo fronte avendo varato fin dal 1989 leggi in materia che vietano il commercio di decine di creature tra cui il pangolino cinese, ma il contrasto al fenomeno non è servito. Il boom economico, che ha intensificato la domanda di questi prodotti, insieme a casi di corruzione di chi doveva vigilare, infatti, hanno causato un boom del commercio invece che rallentarlo. In effetti anche se il governo centrale proclama mai più tartarughe, porcospini, serpenti e altri animali selvatici in via di estinzione nella cucina cinese, a livello locale i divieti sono fatti osservare molto blandamente.
Il commercio di animali rari prolifera ancora
Frequenti sono le scoperte da parte della polizia cinese di canali illegali di commercio di questo tipo di animali, ma le punizioni e il carcere non ferma i trafficanti. Del resto la tradizione in alcune zone della Cina è ancora forte e spesso attribuisce poteri curativi a questo tipo di animali. Le associazioni animaliste hanno giudicato positivamente il rafforzamento delle sanzioni ma chiedono ora che anche l'applicazione dei divieti sia rafforzata, e che si porti avanti anche una battaglia culturale nell'istruzione pubblica per una maggiore consapevolezza del problema. In questo senso un primo passo si è avuto, visto che ormai quasi più nessun ristorante ammette pubblicamente di offrire questo tipo di carne anche se la offrono ai clienti più fidati.