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7 Ottobre 2011
13:08

Cosa accadrà il 21 dicembre 2012? Lo spiega lo sciamano Quetzasha

In un’intervista a Libero, lo sciamano Quetzasha ha parlato della data indicata dai maya come giorno di cambiamenti epocali.
A cura di Alfonso Biondi
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Cosa succederà il 21 dicembre 2012? A farsi questa domanda non sono certamente in pochi, timorosi e non. In quella fatidica data- dalla quale siamo lontani solamente 14 mesi- i maya avrebbero previsto un radicale cambiamento del pianeta, un cambiamento che letteratura, cinema e televisione hanno spesso  immaginato come apocalittico. Ma le famose scritture parlavano davvero di fine del mondo? A cosa si riferiva il popolo precolombiano? Le risposte ha provato a darle Quetzasha, sciamano maya e atzeco, guida spirituale, oltre che abile decifratore di codici contenuti nelle antiche scritture di quei popoli.

Lo sciamano, che si trova in Italia per un evento curato dalla Michele Giannoni Empowerment, è stato raggiunto dai cronisti del quotidiano Libero cui ha concesso un'intervista. E da lui sono arrivate delle rassicurazioni: "Nessuna paura. Ci vuole riflessione, meditazione e preparazione interiore  per quello che avverrà". Già, ma cosa avverrà? Quetzasha spiega che "il calendario maya non è una divinazione", ma solamente "un’informazione che segna una trasformazione dell’umanità". E, forse, l'accezione totalmente negativa che è andata assumendo la data incriminata non ha nulla a che vedere con questa trasformazione. Lo sciamano fa infatti notare che "la data del 21 dicembre segna la fine di un ciclo vibratorio che l’umanità ha vissuto e si genera un nuovo movimento. Non un momento di distruzione, ma il mondo si avvierà verso un’evoluzione di tipo spirituale. Che non coincide con la fine fisica dell’universo, ma con una coscienza nuova di come vivere, in sintonia con la terra e con le forze della natura". Insomma, una trasformazione e non una distruzione.

I problemi veri sono altri e non bisogna certo aspettare il 21 dicembre del 2012 per metterli a fuoco. Quetzasha parla delle guerre continue, dell’odio religioso,  del disastro nucleare in Giappone, di interi popoli, in Africa, spazzati via dalle carestie e dai genocidi. "Ma poi– aggiunge- ci sono le catastrofi quotidiane. Perché il primo vero disastro, la prima distruzione è quella della famiglia". Parole che faranno riflettere anche i più superstiziosi.

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