Caro sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, anche se "caro" è un po' azzardato. Forse meglio un più semplice: sindaco, mi ascolti.

Io non posso dire che lei sia razzista, anche se ascoltando le sue parole è la prima cosa che ho pensato. Le chiedo scusa per il mio primo pensiero perché lei non è razzista, sono io ad avere la mente contorta e buonista. Ovviamente.

Ora le racconterò due cose, forse tre, le prometto non quattro. Le legga anche se il suo tempo è prezioso, le porterò via solo tre minuti; mi sono cronometrato rileggendo io quello che ho scritto a lei.

Partiamo da qui: sono in treno e ho gli occhi lucidi. Sono su un treno che chiamano veloce, anche se è in ritardo. Da nord va a sud, io sono di schiena rispetto al sud, dicono si viaggi male al contrario ma io per ora viaggio bene. Sarà che io, un po' al contrario, ci sono nato. Io ho sempre pensato che nord e sud siano una questione di prospettiva, e che la geografia dipenda da dove ti siedi. La terra è tonda e non è piatta, e sei sempre il sud di qualcuno. Questo penso.Se lo guardi dal Sud Africa, per dire, il Marocco è al nord. Se lo guardi da Roma invece il Marocco è a sud. Ma pure Roma è a sud, se la guardi da Firenze e fai Firenze-Roma con il treno con il quale viaggio io, ora.

Facciamo un passo indietro.

Prima di partire ho visto un video di Sacha Biazzo e Giampaolo Mannu, il video è girato a Gorizia. Si vedono uomini, in tutto il video. Uomini che non prendono un treno da tanto tempo, non dormono nel letto di casa da tanto tempo, non hanno neanche una casa da un po' di tempo. Sono fuggiti perché dove vivevano era più facile stare male che stare bene. Sono uguali a noi, quegli uomini nel video, anche se prima di una doccia, un pasto e una pettinata, scenograficamente si fa fatica a riconoscere in loro il cugino ligure al mare o il fratello nostro sparso per il mondo. Ma la scenografia è un po' come il nord e il sud, cambia in un attimo e vale quanto un posto prenotato su un treno rotto.

Ora, facciamo un passo avanti.

Lei, sindaco di Gorizia, è una brava persona, io mi immagino. Metterà i figli a letto, la sera. La domenica in Chiesa, e se un giorno salta forse le dispiace pure. La immagino sposato, in difficoltà a indossare una camicia non stirata. Immagino la sua stretta di mano, vigorosa perché lei è alto, possente. Secondo me a lei piace il frico con la polenta. Gli uomini che ho visto io, invece, nel video, cucinavano uova e riso con pollo, cibo pakistano. Nessuno di loro guarda Master Chef, sono praticamente sicuro, nessuno di loro ha pretese di gran cucina, ma nessuno di loro riesce a mangiare il cibo del C.A.R.A., che io non ho assaggiato però loro dicono che sia cattivo come qualcosa che sa di andato a male.

Il mestolo che usano questi uomini è un bastone lungo un metro e mezzo, con cui girano il mangiare per dieci persone in una pentola che sta a terra, che sembra quella in cui i miei nonni preparavano le conserve di pomodoro per tutto l'anno, in giardino.

Lei, signor sindaco, userà posate inox, posate buone, magari come le mie. Io, però, a differenza sua non mento. E dico questo perché, caro sindaco, io oggi prima di prendere il treno per Roma, ho ascoltato le sue parole. Tutte. Ho ascoltato la prima, l'ultima e pure quelle che ci stavano in mezzo. Lei, a Sacha e a Giampaolo, ha raccontato un catinello di cose non vere. Anzi, proprio una vasca intera, che di catinelli ne contiene una dozzina, e ogni catinello può contenere a sua volta una decina di balle. Lei, a proposito degli immigrati, ha parlato di cellulari in mano, pasti rifiutati, alloggi non usufruiti. Sono bugie, il video a questo punto l'avrà visto anche lei. Per questo io ora le chiedo: che sensazione si prova, a vedersi smentiti dalla sofferenza che si nega?

Ho visto i sacchi a pelo, in terra. I calzini appesi a un guard rail rialzato, sperando nell'abbandono degli odori semplicemente lasciando i calzini così, su un ferro grigio con le scritte fatte con un pennarello nero, all'interno di una galleria. Le scarpe in fila a prendere aria, anche se prendere aria in galleria è come provare ad acciuffare il sole in cantina.

Poi la jungle, che in inglese suona bene come i Beatles, ma la traduzione non lascia scampo: giungla. Senza Baloo e Baghera, però, con tanti Mowgli, anche se lei dice che non ci sono, io li ho visti. E' venuta anche l'ambulanza, e ha preso quello più malato. Poi se ne è andata con il lampeggiante acceso, spero facciano presto.

Caro sindaco, io sono ancora in treno. Ho un uomo che parla accanto a me, urla un po' e guarda spesso lo schermo del mio computer. Chissà se leggerà pure questo. Davanti a me un ragazzo che scrive sul cellulare, ho visto dei cuoricini sul suo schermo, sbirciando fra i sedili. E' passata poco fa una signora. Poi il controllore. Poi ho sentito uno in fondo al vagone che diceva ad alta voce: "E' occupato il bagno?"
Insomma, vita. Ognuno la sua, con qualche incrocio ogni tanto.

Le faccio questa domanda signor sindaco: cosa ho, io, di migliore rispetto a quegli uomini che secondo lei non esistono, ma che i miei colleghi Sacha Biazzo e Giampaolo Mannu le hanno mostrato? Perché io, o il controllore, o il signore del bagno, oppure lei, signor sindaco, perché lei pensa che la sua ricerca della felicità debba passare da un canale privilegiato?

Ha così tanta importanza un timbro sul passaporto, reso obbligatorio da chi non ha mai avuto problemi ad avere timbri sul passaporto?

Io penso che si nasca Uomini, signor sindaco, tutti. Solo che in qualche persona si riconosce di più, e in qualche altra, signor sindaco, scorgere l'umano è un lavoro da orefice.