È successo di nuovo. Un altro caso di ‘tempesta emotiva' indigna le coscienze. Dopo il caso di Michele Castaldo, un altro uomo si è visto più che dimezzare la pena il virtù dello stato emotivo alterato in cui si trovava quando ha ucciso la moglie, secondo i giudici, proprio ‘per colpa' di quest'ultima. È accaduto a Genova, dove i magistrati del Tribunale ligure hanno ritenuto di decurtare di 16 anni la pena di 30 comminata a Javier Napoleon Pareja Gamboa, l'operaio ecuadoriano di 52 anni che quasi un anno fa uccise a coltellate la moglie Angela Coello, nel loro appartamento. A far scattare il maxi-sconto è stata la considerazione che Gamboa, come legge nella sentenza, avrebbe agito in prenda a "uno stato d'animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile" ovvero "un misto di rabbia e disperazione, profonda delusione e risentimento".

"L'uomo – si legge ancora – non ha agito sotto la spinta della gelosia, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l'ha illuso e disilluso allo stesso tempo". Ad Angela – la vittima, per essere chiari – si imputa di avere indotto il marito in questo stato emotivo con i suoi comportamenti, ‘illudendolo', dopo averlo tradito, di aver chiuso la storia clandestina che invece sarebbe andata avanti.  "Il contesto in cui il suo gesto si colloca – ha precisato il giudice – vale a connotare l'azione, in un'ipotetica scala di gravità, su un gradino più basso rispetto ad altre".

A Javier non è stata riconosciuta la premeditazione, perché, come ha dichiarato in aula, avrebbe "perso la testa".  Ecco il suo racconto:

(dai verbali di interrogatorio)

Abbiamo cenato, poi abbiamo visto un film. E abbiamo discusso della sua relazione extraconiugale. Non era la prima volta che aveva una relazione con altri. La discussione è degenerata e l'ho uccisa. Ma io l'amavo, l'ho sempre amata nonostante tutto.

Per i giudici non era lucido, anche se a dirla tutta, l'imputato ha avuto, per sua stessa ammissione, la prontezza di liberarsi dell'arma del delitto nell'immediatezza dell'evento:

Poi sono scappato… ho buttato il coltello da un ponte, ma non ricordo dove. E ho vagato per due giorni, non mi ricordo nulla di dove sono andato, come ci sono arrivato"

Facciamo un po' di calcoli. Javier Pareja Gamboa sarebbe stato condannato all'ergastolo se solo non forse occorso lo sconto di un terzo di pena applicato per la scelta del processo con rito abbreviato. Il fine pena mai (che di solito in Italia dà accesso alla libertà condizionale dopo 26 anni) è diventato condanna a 30 anni e i 30, con l'applicazione delle attenuanti generiche, sono diventati 16. Stessa trafila di Michele Castaldo, l'assassino della compagna Olga Matei, che si è visto dimezzare la pena dalla Corte di Appello di Bologna per il riconoscimento di attenuanti legate al suo stato psicologico alterato.

La decisione dei giudici, come comprensibile, ha suscitato la reazione indignata della famiglia di Angela e di suo figlio. Il ragazzo, 21 anni, fu il primo ad accorrere sul luogo del delitto l'8 aprile del 2018, quando sua madre fu trovata in un lago di sangue. Il ragazzo fu colto da malore e allontanato dalla scena mentre gli inquirenti procedevano negli accertamenti sulla scena della mattanza. Il legale di parte civile ha fatto istanza alla procura per impugnare la sentenza ma il pm ha respinto "senza fornire motivazione". Ormai – dice l'avvocato Giuseppe Maria Gallo – assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico, gli omicidi a sfondo passionale sono inseriti in un circuito di tempesta emotiva". "Non ho parole, non c'è delusione e gelosia che possa giustificare un omicidio. Chi ammazza in questo modo deve marcire in galera", ha commentato invece il commento del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.